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TORNARE AD ESSERE PADRI
Figli orfani di padre vivo. Orfani perché troppe volte in famiglia la presenza del padre è trasparente, impalpabile. Orfani perché, anche quando è animato dalle migliori intenzioni, il padre è spesso in difficoltà nel rapporto educativo. Quanti padri oggi appaiono in equilibrio precario tra i fantasmi del passato e un’esigenza di attualizzazione del proprio ruolo che si scontra con la difficoltà di individuare modelli in grado di attraversare con coerenza il labirinto delle relazioni.
La conseguenza di questa penosa fluttuazione della figura paterna produce così sempre più spesso, nella vita dei figli, quelle conseguenze che il Papa ha indicato nell’udienza di ieri: «Lacune e ferite che possono essere anche molto gravi». E poi talvolta, soprattutto nell’adolescenza, devianze e altre sofferenze psicologiche che, secondo gli esperti, sarebbero proprio da attribuire alla difficoltà di trovare nella figura paterna riferimenti autorevoli.
Insomma l’evanescenza del padre in famiglia, già auspicata da certa ideologia femminista nei decenni scorsi e tuttora da marginalizzare secondo alcune teorie del gender che vorrebbero un appiattimento delle specificità proprie del maschile e del femminile in ossequio alla devastante utopia della indifferenziazione globale dei ruoli, finisce per produrre effetti gravissimi sia nella catena delle generazioni, sia nei riferimenti valoriali. Nel cuore di tanti giovani, quel vuoto ideale diventa un boomerang di portata ancora maggiore anche al momento della definizione dei progetti di vita. Nella complessità delle motivazioni alla base dell’incertezza per quanto riguarda la decisione di costruire una famiglia, non sarebbe estranea la difficoltà di cogliere nell’esempio offerto da un padre troppo spesso latitante, una traccia meritevole di essere ripercorsa. Se il padre non c’è, non c’è stato, o non è stato messo nelle condizioni di svolgere il proprio mestiere – pensiamo a tanti separati allontanati dai propri figli per ordine del giudice – è facile che anche alcune virtù sociali, come l’esercizio della responsabilità, risultino meno praticabili.
Come uscirne? Non servirà tornare a fare la voce grossa e neppure, come ha ribadito papa Francesco, indulgere verso atteggiamenti meno da padre e più da amico o da compagno dei propri figli. Per permettere ai padri di tornare ad essere tali, senza aggettivi e senza pericolose variazioni sul tema, servono allora madri che per prime siano capaci di rivalutare e di mettere in luce il ruolo autentico del proprio partner agli occhi dei figli. Perché solo in una dinamica di reciprocità condivisa e valorizzata tra uomo e donna potrà essere restituito al padre quel ruolo irrinunciabile e prezioso non solo per sé e per la propria famiglia, ma per l’intero equilibrio sociale.
LUCIANO MOIA
Avvenire  29 gennaio 2015
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