ARCHIVIO
APPROFONDIMENTI
GLI ISTINTI

“Se hai vinto i tuoi istinti e i tuoi istinti non hanno vinto te, hai motivo di essere felice”.

 

Sono cinque grossi tomi in latino e in tedesco, pubblicati tra il 1963 e il 1967 a Göttingen da H. Walther e raccolgono in ordine alfabetico migliaia di detti e aforismi della tradizione latino-medievale. Al n. 31.745 si ha, infatti, il motto sopra citato che in latino suona così: Tu si animum vicisti, potius quam animus te, est quod gaudeas.

In realtà si tratta di un monito che già affiorava nella Bibbia quando si affermava che «chi domina se stesso vale più di chi conquista una città» (Proverbi 16, 32). E si ripeteva che «una città smantellata o senza mura, tale è l’uomo che non sa dominare l’istinto» (25, 28).

Si è spesso sostenuto, con argomentazioni di facile psicologia, che non si deve reprimere l’istintività, che non si deve frustrare il bambino, che non si deve erigere una barriera di proibizioni morali, pena l’insorgere di complessi e di sensi di colpa. Certo, in questo c’è qualcosa di vero e un’educazione eccessivamente moralistica e puritana crea alla fine o vittime o ribelli. Tuttavia l’ingenuità di chi si illude che la creatura sia in sé perfetta, che la sua libertà sia sovrana e che ogni formazione debba essere senza freni dà origine a persone prepotenti, prevaricatrici, oppure incapaci di collocarsi nel contesto della società, insoddisfatte e pronte allo scoraggiamento. «Vincere il proprio intimo - si dice in un’altra massima raccolta in quel libro - è più importante che vincere il mondo». Questa sapienza popolare, adatta anche ai giorni quaresimali, dovrebbe ritornare ad essere una guida morale nell’odierna superficialità corriva.

G.F. RAVASI
Avvenire  22 marzo 2006
torna indietro  versione stampabile