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La forza di una democrazia dipende dai valori a cui s'ispira. È una verità basilare, eppure spesso offuscata dalla pretesa di dare tutto per scontato, o per possibile. Ma nessun popolo, nessuna società, può dare per acquisito una volta per sempre il proprio patrimonio di civiltà. Ed è estremamente rischioso oltre che profondamente sbagliato, sviluppare progettualità tendenti - in modo più o meno larvato - a negare la validità e l'esistenza stessa di un'etica comune giungendo, per questa via, a propagandare l'illusione che ogni opzione (politica o economica, scientifica o relazionale) sia legittimabile. È questo che Benedetto XVI ha ricordato ai delegati del Partito popolare europeo convenuti a Roma, indicando - ancora una volta da uomo di fede e di pensiero, e deliberatamente senza accenti confessionali - tre questioni cardine nelle quali sono in ballo valori «non negoziabili»: la tutela della vita umana dal concepimento alla morte naturale, il concreto rispetto della famiglia basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, il riconoscimento del diritto dei genitori a educare i figli. Questioni e preoccupazioni che risultano di lancinante attualità in tutto il Vecchio Continente, Italia compresa. Papa Ratzinger, ponendosi nel solco della permanente attenzione dei suoi predecessori nei confronti del Ppe, grande formazione politica di tradizione democratico cristiana, è insomma andato al cuore dei problemi in una fase storica segnata da sfide di impressionante portata al modello civile e sociale europeo. Sfide che si delineano con incalzante intensità in parallelo con un pervasivo battage contro il «ruolo pubblico del cristianesimo» e che si coniugano con la possente spinta a «relegare alla sfera privata e soggettiva la manifestazione delle proprie convinzioni religiose». L'improduttivo dibattito sull'inserimento di un richiamo esplicito alle radici cristiane d'Europa nel nuovo Trattato della Ue è la ruvida prova di come certo dilagante e mortificante pregiudizio possa portare a negare ciò che non si vuole riconoscere e a tentare di occultare ciò che non si può negare. Ed è un altro clamoroso effetto di quella stessa miopia politica che induce a ingaggiare battaglie di stampo ideologico per, appunto, privatizzare la fede religiosa e i convincimenti morali dei cittadini e al tempo stesso per pubblicizzare libertà nuove e senza limite di alcune caste o categorie.

M. TARQUINIO
Avvenire  31 marzo 2006
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