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LA GENERAZIONE DEI “CUORI NUOVI”

Stessa storia, stessa piazza, stesso grido:  "Non abbiamo paura"». Ai giovani del Terzo Millennio - la generazione degli "slang" e dei "messaggini" - non servono tante parole per far parlare il cuore. In questa scritta, che campeggiava su uno striscione esposto giovedì sera in Piazza San Pietro durante l'incontro del Papa con i ragazzi e le ragazze di Roma e del Lazio, c'è insieme il senso della memoria e della speranza, della fedeltà e della novità, della nostalgia e del futuro. Poche, semplici parole per dire:  "grazie". Per dire:  "eccoci". Sono i giovani del "grazie" e dell'"eccoci". I giovani della riconoscenza e del coraggio. Sono quelli che da ventun'anni - passandosi di mano in mano il testimone - condividono la "stessa storia" di fede. Quelli che ogni volta si ritrovano puntualmente intorno al Successore di Pietro nella "stessa piazza" per trasformarla in un gioioso crocevia di futuro. Quelli che uniscono le loro voci in uno "stesso grido" di fierezza:  "Non abbiamo paura".

In questa mesta e convulsa stagione della storia, si avverte il bisogno prepotente di ritrovare le ragioni della speranza. Di non rassegnarsi ad un'umanità "inquinata dal peccato e dagli errori dell'uomo", come ha ricordato Benedetto XVI nel paterno colloquio intessuto con cinque giovani durante l'incontro di giovedì sera. Di non arrendersi ad una cultura che "vuole ridurre Dio al privato, ad un sentimento". Ad una società lacerata e disperata in cui "ognuno si forma il suo progetto  e  alla  fine  ognuno  si  ritrova  contro l'altro".

Per questo occorre una generazione della riconoscenza e del coraggio. Occorrono "cuori nuovi" - è il vibrante appello lanciato ai giovani da Benedetto XVI - capaci di attingere dal passato l'arditezza del volare alto, del guardare lontano. Cuori capaci di sacrificio e di rinuncia, di condivisione e di libertà. Cuori in grado di rendere visibile nella società il volto di Dio, che ha i tratti dell'uomo vero, felice, pienamente realizzato. Occorre una generazione di "cuori nuovi" che cambi il ritmo del pulsare del mondo. Che dirotti il  corso  della  storia  verso  approdi  di  vita  e di pace.
Nella Domenica delle Palme c'è l'icona di questa generazione. Nella lunga, festante processione con i ramoscelli di ulivo c'è il senso di una testimonianza intrepida, disarmata, appassionante. Forti della "stessa storia", i giovani di questa primavera 2006 camminano sui passi di Benedetto XVI nella "stessa piazza", levando verso l'alto quell'eloquente segno di pace, per far sentire al mondo lo stesso, incontenibile "grido" di speranza:  "Non abbiamo paura".


L’OSSERVATORE ROMANO  10 aprile 2006
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