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IN GIOCO UN BENE CHE APPARTIENE A TUTTI

Esiste davvero un «nuovo corso» della famiglia, liberata da schemi «autoritari» e riscoperta come luogo di relazioni vitali e umanizzanti? Se lo chiedeva ieri la femminista Anna Bravo su Repubblica, in una riflessione dov'erano teorizzate due Chiese: una dal cipiglio «bellicoso» davanti alle «minacce» portate alla famiglia tradizionale dalle nuove unioni; la seconda dipinta come «moderata e amorevole», che non dovrebbe vedere differenza alcuna tra un tipo di convivenza e un altro, indifferente alla scelta di questo o quel modello sul libero mercato delle unioni. […] In mezzo alle due il «nuovo corso» in tutte le sue manifestazioni, nessuna delle quali deve pretendere una qualche forma di primato o di esclusiva, persino del concetto stesso di "famiglia".Non si dispiacerà Anna Bravo se facciamo notare che né l'una né l'altra comunità ecclesiale sono in questi giorni rappresentate là dove la Chiesa cattolica - quella vera - s'è data appuntamento. A Valencia, da ieri e fino a domenica, il quinto Incontro mondiale cui è atteso anche il Papa porta alla ribalta la famiglia fondata sul matrimonio come bene di tutti, e lo fa non certo con l'arroganza di chi batte i pugni sul tavolo snocciolando una raffica di divieti - secondo la corrente vulgata giornalistica - ma con la forza mite di una kermesse un po' congresso un po' fiera, con tanto di nonni e bambini. Lo fa, in più, nel Paese dove il bancone delle offerte tra le quali scegliere è stato allestito con tutta l'ufficialità di leggi ad hoc. Che la Spagna fosse destinata a far da cornice a queste giornate mondiali lo si sapeva da prima che lo zapaterismo si facesse largo con strappi e colpi di mano, ma ora un simile intreccio non può che rafforzare il significato dell'evento. Che non è una rassegna di teologia e pasto rale, perché chi ha moglie, marito e figli sa di quanta "carne" siano fatti i concetti, né è semplicemente una bella festa, visto che le sfide portate ovunque alla famiglia esigono di metterne bene a fuoco i termini, e attrezzarsi per replicare e rilanciare chiedendo consiglio a studiosi e pastori. A Valencia c'è la vita vera, e idealmente devono sentirsi presenti le famiglie che si riconoscono come destino e percorso d'un uomo e una donna ancora capaci di dirsi "per sempre", assumendosi davanti a tutti responsabilità e doveri reciproci, senza ricorrere ad artifici concettuali e giuridici. Queste famiglie sanno che la loro scelta è sempre più interpellata da una cultura che - pesantemente complici i mass media, come ricordava Benedetto XVI - sembra lavorare a convincerle che il nuovo è altrove. È la cultura che esalta la libertà individuale sino a renderla idolo che si autoalimenta senza fine, […].

A Valencia però non si stanno issando mura merlate per difendersi da chissà chi: vi si è data convegno una Chiesa che continua a vedere nell'uomo la propria via e per questo guarda alla famiglia naturale come a una «verità elementare», d'una bellezza che ancora risplende di infiniti esempi di vita vera. Ricordarlo è nell'interesse di tutti.

F. OGNIBENE
Avvenire  5 luglio 2006
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