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L’indignazione

“Oggi manca la capacità di indignazione. Spesso si dice che l'opinione pubblica è indignata. E magari è anche vero: al mattino. Alla sera siamo tutti a guardare la partita! “.


È morto da cinque anni, ma di lui conservo ancora un ricordo molto intenso, soprattutto per gli incontri avuti con lui nell'ultima fase della sua vita, incontri segnati dal dialogo e dalla simpatia. Parlo di Indro Montanelli che ho oggi evocato attraverso questa sua citazione che delinea, con lo stile incisivo da tutti riconosciuto, uno dei suoi tratti tipici. Spesso ho avuto occasione di dire che, se l'ira rabbiosa è uno dei vizi capitali, lo sdegno etico è una virtù, attestata dai profeti e dallo stesso Gesù (si provi a leggere il cap. 23 di Matteo).

Ciò che, invece, si registra di fronte alle palesi ingiustizie della società, alle menzogne pubbliche e alle ipocrisie è, sì, il fuoco di paglia di una protesta solitamente sguaiata. Ma subito dopo si passa o all'acquiescenza o persino all'effettiva connivenza. Il principio dei panem et circenses non valeva solo per gli antichi Romani: ancor oggi basta che uno prometta un'elargizione o l'annullamento di oboli e riesca a narcotizzare la massa con qualche sport popolare, che si ha facilmente la caduta di ogni indignazione morale. Il vantaggio personale, a scapito di quello generale, il corporativismo, la superficialità nei giudizi riescono agevolmente a far dimenticare il bene comune, il senso dello Stato, gli obblighi civici. È per questo che lo sdegno autentico, come fremito della coscienza, è una virtù.

G.F. RAVASI
Avvenire  3 Ottobre 2006
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