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Ragionare ed entusiasmarsi per la persona di Gesù

La preziosità dell'opera di Benedetto XVI “Gesù di Nazaret”

Ho sentito parlare per la prima volta del libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI su Gesù alla fine del 2004. Ero andato in visita dal cardinale al Sant'Uffizio. Parlando di progetti editoriali, egli mi confidò che, dopo il ritiro, che vedeva vicino, pensava di portare a termine il libro su Gesù. Poi, a dicembre del 2006, una telefonata dal Vaticano mi annunciava che il Papa aveva concluso la prima parte del suo libro e desiderava che io collaborassi all'edizione italiana. Ricordo l'impressione profonda alla prima lettura dell'opera. Gesù di Nazaret è un testo ricco e impegnativo, l'opera di una vita scritta con tenacia e con passione.

Cerco di accennare ai temi più significativi. Innanzitutto il rapporto ebrei-cristiani. Benedetto XVI riconosce un profondo legame tra ebrei e cristiani. Gesù, il nuovo Mosè promesso dal Deuteronomio (18,5), non viene per abolire la legge, ma per portarla a compimento. Il pensiero diventa più chiaro con un'applicazione della parabola del Padre misericordioso e dei due figli. La parabola, commenta il pontefice, esalta la generosità del padre che accoglie il figlio ritornato a casa. Nella stessa logica, quel genitore misericordioso consola e abbraccia anche il fratello maggiore. Gesù, dunque, è venuto per estendere l'alleanza a tutti i popoli, non certo per eliminare la legge del Sinai. Antico e Nuovo Testamento sono uniti come le due ante di un'unica grande tavola ideata e realizzata da Dio.

Secondo tema: le vite di Gesù. Il Papa parte da un ricordo personale. Nella sua infanzia diverse vite di Gesù riuscivano a trasmettere un vero entusiasmo per il Maestro di Nazaret. A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso la situazione cambiò. I progressi del metodo storico-critico portarono a differenziazioni sempre più raffinate tra i diversi strati delle tradizioni. È divenuto, dunque, sempre più difficile tracciare un quadro unitario della persona di Gesù. Come risultato d'insieme si è diffusa l'impress ione che noi sappiamo molto poco su di Lui e che la fede nella sua divinità è un'aggiunta posteriore. Una tale situazione, secondo Benedetto, è drammatica: l'intima amicizia con Gesù su cui tutto si basa sembra cadere nel vuoto. Ad evitare equivoci, il Papa precisa che i progressi dell'esegesi sono stati preziosi. Come chiarisce nel dialogo con Schnackenburg, eletto a rappresentante dell'esegesi scientifica, bisogna avere il coraggio di andare oltre lo studio storico-critico per incontrare nuovamente la persona di Gesù. Egli non è chiuso nel passato. Attraverso la Chiesa, i cristiani e quanti lo desiderano possono incontrarlo ogni giorno nella parola e nei sacramenti.

Infine, la confessione cristiana. In tutti e tre i Vangeli sinottici la richiesta di Gesù: cosa pensa la gente e cosa pensate voi che io sia, rappresenta una svolta significativa. A nome dei dodici risponde Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». La confessione di Pietro è seguita dall'annuncio della passione, della morte e dalla trasfigurazione. Per il Papa è il segno che chi vuole stare più vicino a Gesù è chiamato a condividere il mistero pasquale, a diventare seme che, solo dopo l'immersione nella terra, porterà nuovo frutto.

Concludo con un'applicazione patristica della parabole del buon samaritano che il Papa fa sua. Il ferito derubato e abbandonato lungo la strada è l'uomo, il figlio di Adamo. Il buon samaritano che si ferma a soccorrerlo è Gesù. Egli presta al ferito le prime cure, poi lo porta alla taverna, la Chiesa, incaricata di proseguire l'opera del Maestro.

Il volume presenta la prima parte della vita di Gesù. L'augurio, per il Papa e per noi, è che egli possa portare a termine un'opera preziosa.
Elio Guerriero
Avvenire  14 Aprile 2007
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