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COSA C’È DIETRO LA NUOVA EMERGENZA SULLE STRADE
Quelle vite allucinate che sconvolgono la realtà
 
Le stragi sulle strade sono diventate un'emergenza: dal Nord-Est al Nord-Ovest, e dal Nord al Sud, troppi ubriachi al volante, troppi drogati, troppi inesperti. Ci sono guidatori che hanno avuto ritirata la patente già tre o quattro volte, prima dell'ultimo incidente in cui hanno ammazzato; ci sono rumeni o maghrebini o albanesi che prima di arrivare in Italia non avevano mai guidato un'auto, e qui filano a velocità tale che, quando sbattono contro un passante sulle strisce, neanche lo vedono; ci sono guidatori che investono un pedone a 150 all'ora e lo trascinano per quaranta metri, poi finalmente frenano, scendono dall'auto e si accendono una sigaretta. Gli ubriachi e i drogati che hanno causato gli ultimi incidenti (ma dovremmo dire: gli ultimi omicidi, e io sarei disposto ad aggiungere anche «volontari»), benché le giornate fossero venerdì-sabato-domenica, non li mettiamo tra gli autori delle stragi del sabato sera, perché per quelle siamo abituati a cercare requisiti precisi: guidatori giovani, ragazzi e ragazze, appena usciti dalle discoteche, storditi di musica, accecati dalle luci psichedeliche.

Non di rado questi, i ragazzi del sabato sera, si ammazzano da soli. Vanno come il vento, slittano alla prima curva, rotolano nel fossato o sbattono contro un platano. Se per gli altri applichiamo il concetto di omicidio volontario, per questi ragazzi del sabato sera dovremmo parlare di suicidio volontario. Ma questi, dicevo, li mettiamo in un'altra categoria: inizialmente pensavamo che fossero drogati, però raramente, dopo gli esami, si è trovata eroina o cocaina o ecstasi nel loro sangue. Forse si potrebbe allargare il concetto di droga. E dire che nelle discoteche i lampi allucinanti e i tuoni dirompenti, che scuotono cuori e toraci, sono una droga. Io lo credo. Chiunque di noi, non drogati, stia in un ambiente come quelli un'oretta, poi barcolla e ve de doppio.

Ma cosa cercano i giovani nelle discoteche, perché mettono cuore e nervi e cervello sotto quel bombardamento per ore, non lo sanno che dopo avranno un altro cuore e altri nervi e un altro cervello? È qui il problema: lo sanno e lo vogliono.

Il sabato sera è una cesura esistenziale: fino al venerdì hanno studiato o lavorato, usando un «corpo da lavoro», al sabato sera saltano nell'altra dimensione, vogliono godere al massimo, e per questo hanno bisogno di un altro corpo, un «corpo di godimento». Per rumeni, albanesi e maghrebini che guidano da pazzi è la stessa cosa: qui vedono un mondo che non hanno mai visto, auto dappertutto, alcol dappertutto, bevono e saltano nell'altra dimensione e filano come in delirio. Per anni i simboli del nostro mondo che scatenavano le bramosie degli immigrati erano due: le ragazze e i telefonini. Adesso sono le auto. Anni fa, un musulmano spiegava in tv che per lui e i suoi compagni passeggiare per le nostre città, con tutte quelle ragazze in minigonna, «era un continuo trauma». Allora mettevano le mani sulle ragazze italiane e sui cellulari. Gli sembravano il clou del nostro mondo. Adesso fanno il salto verso l'auto. Con questo salto tentano di scrollarsi il passato: guidare un'auto a 150 significa perdere il «corpo di fatica» (anzi, poveracci, diciamo pure il «corpo di patimento») ed entrare nel «corpo di godimento». È il salto Jekyll-Hyde. Ammazzato il passante, lo guardano sbalorditi: mai visto prima. Sono nell'altro corpo, nell'altro mondo. Ci vorrà tempo, perché tornino nel nostro.

F. CAMON
Avvenire  17 Luglio 2007
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