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La personalità

Non so se avete notato quante persone che considerano estremamente importante "esprimere" la loro "personalità": hanno una personalità tale che potrebbe benissimo rimanere inespressa senza danno né per loro né per il mondo.

Sono in aereo e nella tasca del sedile trovo, come al solito, la rivista della compagnia aerea. La sfoglio distrattamente e in una pagina scopro questa citazione, desunta - si dice - dal libro The Double Hat di tale Lily Brown. Anche se ignoro chi sia, ciò che vale è la considerazione ironica che è pienamente condivisibile. Mi fa venire in mente per affinità quello che diceva il nostro Leonardo Sciascia: «Tutti gli uomini che in Italia si fanno da sé è evidente che si fanno piuttosto male» (ma la rilevazione non vale solo per il nostro paese…). Mai come ai nostri giorni si dà rilievo alla "personalità", spesso attingendo alla psicologia o alle scienze dell'educazione.

Certo è che questo pur giusto e doveroso rispetto per le caratteristiche di ciascuno sconfina spesso in una condiscendenza eccessiva. Con la scusa di evitare complessi o frustrazioni ai figli, li si lascia crescere come virgulti storti e prevaricanti. Si vuole che "esprimano" le loro doti e non ci si preoccupa prima di scoprire se sono qualità o invece solo elementi caratteriali o pulsioni. La vera dignità di una persona non è solo nel saper prevalere a ogni costo con le proprie capacità, ma è quella di educare se stessa a entrare nel mondo con fermezza e dolcezza, con ragione e passione, con una presenza ma anche con riserbo, rispetto e discrezione. Quelli di una certa età come la mia ricordano che cosa significasse e quale danni producesse il cosiddetto «culto della personalità»!
GIANFRANCO RAVASI
Avvenire  16 Settembre 2007
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