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Le critiche

“Negli affari di grande rilievo e importanza è impossibile riuscire a piacere a tutti”.

Un sacerdote mi sta raccontando una serie di vicende che gli amareggiano la vita: esse sostanzialmente prendono spunto da una sua scelta pastorale, che per altro anch'io condividerei come coerente, la quale però ha creato in alcuni reazioni severe e attacchi aspri. Mi viene, così, spontaneo ricordare a lui, a me, e ora un po' a tutti una frase di Solone, il famoso legislatore ateniese del VI sec. a.C., considerato uno dei "sette sapienti" dell'antica Grecia. Essa dice una verità ovvia e ininterrottamente sperimentata: se si dovesse badare a tutte le critiche possibili, non si farebbe mai nulla nella vita. E molti, timorosi di esporsi, alla fine si rinchiudono in se stessi, in un'inerzia improduttiva. Certo, bisogna tener conto sia dei giudizi altrui, talora più oggettivi della nostra visione personale, sia dei consigli di chi ha più sapienza e acutezza. Ma poi bisogna decidere, anche in caso di conflitto di opinioni e persino col rischio di essere sottoposti a censure e a biasimi. Nel Medioevo girava un detto latino che affermava scherzosamente che «neanche Giove è gradito a tutti». Alcuni ricorderanno la favola di La Fontaine in cui un mugnaio e suo figlio vengono sempre criticati qualsiasi atteggiamento prendano nei confronti del loro asinello macilento (salendovi sopra ora il padre, ora il figlio, ora entrambi, oppure paradossalmente portandolo loro sulle spalle!). Ma, sia pure con ogni precisazione necessaria, vale sempre il monito di Cristo: «Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi! Facevano così anche coi falsi profeti» (Luca 6, 26).

GIANFRANCO RAVASI
Avvenire  6 Settembre 2007
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