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I colori del mondo

“Questo è il volto che hanno le cose quando siamo felici. Il mondo è sempre così, siamo noi che lo dipingiamo del colore della nostra angoscia o della nostra infelicità… Il mondo prende i nostri colori”. E’ trascorso il 2005. Tutti i giorni che esso ha contenuto, tutte le opere compiute  e le cose viste hanno avuto colori diversi, ora cupi ora luminosi, e noi siamo convinti che siano queste realtà ad essere così, indipendentemente da noi e dalla nostra volontà. E invece, nella riflessione sopra citata, il maggior scrittore olandese vivente, Cees Nooteboom, ci ricorda che siamo noi a dipingere di colori o a immergere nel nero pece le realtà della vita e del mondo. Quante volte, anche quest’anno, una nostra insoddisfazione ha velato le albe, una nostra amarezza ha intristito la primavera, una nostra freddezza interiore ha raggelato l’estate, un nostro odio ha arrossato le nevi invernali e una nostra pigrizia ha spento il dialogo coi familiari e gli amici. Ci sta davanti il nuovo anno che vorremmo colorato e festoso. Certo, non tutto dipende da noi perché facciamo parte di un disegno più grande. Ma sta a noi dare luce a tanti spazi di questo mondo. Dobbiamo dominare il tempo, colmarlo di atti giusti, rasserenarlo e fecondarlo come un terreno da coltivare e da far fiorire. Dipingiamo, allora, il mondo col colore della speranza e non immergiamolo nel grigio della rassegnazione.

È questo il nostro augurio semplice e "colorato" per il 2006.

GIANFRANCO RAVASI
Avvenire
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