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“LA CARITÀ DEL PAPA”: MANO TESA AL MONDO

Non solo una felice coincidenza ma un’occasione speciale per risco­prire le radici apostoliche di un ge­sto che da secoli tiene ben saldo il legame tra la comunità cristiana e le necessità del mondo. Domenica, infatti, è la Giornata della carità del Papa, dedicata all’«Obolo di San Pietro», che quest’anno cade in coin­cidenza con la solennità dei santi Pietro e Paolo. Seguendo nei loro gesti i due apo­stoli, allora, tutta la Chiesa sarà chiamata a riscoprire le motivazioni autentiche di un’attenzione che non si esaurisce nel « mettere mano al portafogli » , ma che e­sprime una partecipazione attiva all’ope­ra di chi si adopera per rendere visibile il «Regno di Dio», facendosi vicino agli ulti­mi. I poveri e le vittime di catastrofi di ogni genere, i bisognosi e i dimenticati, infatti, sono spesso solo immagini evanescenti che passano per qualche secondo sui nostri schermi televisivi. Molte volte il loro dolo­re non lambisce neppure le tavole imban­dite dalle quali gettiamo occhiate distrat­te alla tv. Altre volte ci sentiamo semplice­mente impotenti davanti a tanta sofferen­za. Ciò che i mass media non mostrano, però, è il modo, silenzioso ma incisivo, con il quale il Successore di Pietro si fa vicino ai sofferenti, arrivando spesso proprio dove la sofferenza è dimenticata. Partecipa­re all’Obolo di San Pietro significa allora arrivare in questi stessi luoghi assieme al­la mano del Pontefice. «La 'specificità' dell’Obolo rispetto a tan­te altre forme di solidarietà nei confronti dell’attività caritativa della Chiesa sta nel fatto di non essere vincolato ad alcuna etichetta o destinazione specifica: è il Papa stesso, in­fatti, che ne dispone liberamente, tenendo presenti le necessità del mondo che si ma­nifestano di situazione in situazione, o le emergenze che straordinariamente biso­gna fronteggiare. Al 'cuore' dell’Obolo sta il 'respiro mondiale' che appartiene alla figura del Pontefice co­me pastore della Chiesa universale: la co­munione e la corresponsabilità risiedono proprio nel condividere le sollecitudini del successore di Pietro per le frontiere della sua comunità, in tutta la sua ampiezza». Ma come si concretizza questa attenzione particolare del Papa? Nel 2007 e in questi primi mesi del 2008 gli interventi resi pos­sibili dalla carità del Papa hanno raggiun­to le vittime delle guerre e dei disastri na­turali, come gli alluvionati in Birmania e i terremotati in Cina. Una parte dell’obolo, poi, arriva alle diocesi in via di costituzio­ne, ai centri di educazione cattolica (con re­lative borse di studio), ai villaggi di bambi­ni orfani a causa di genocidi, guerre o ma­lattie. Realtà cui di recente si è aggiunto il sostegno allo sviluppo della comunità ec­clesiale in Amazzonia. Ma la partecipazione, che in questi anni ha visto un aumento sensibile delle offerte, si realizza in molti Paesi attraverso i « pro­motori » della raccolta a favore dell’Obolo. Molte Chiese locali, infatti, hanno visto na­scere di recente la figura dei «delegati na­zionali » .[…]

Gettando uno sguardo ai dati degli anni scorsi si scopre che tra i Paesi donatori in testa ci sono gli Usa, l’Italia e la Germania. Ma si fanno notare anche i Paesi dell’Est, che «dopo il crollo del Muro di Berlino han­no adottato con entusiasmo e senso di cor­responsabilità la prospettiva della parteci­pazione alla vita della Chiesa universale». Per quanto riguarda l’Italia, in particolare, le offerte sono cresciute di più del 20% tra il 2006 e il 2007. 

MATTEO LIUT
Avvenire  27 giugno 2008
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