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IL CENTUPLO QUAGGIÙ, GIÀ QUI, GIÀ ORA

Agli occhi di chi crede nel successo a ogni costo il cristiano è un represso, un frustrato, in definitiva un infelice, perché rinuncia alle migliori e più intense gratificazioni della vita, rinchiudendosi in una gabbia di divieti. Può sembrare dunque una clamorosa falsità quanto ha detto il Papa al Regina Coeli di domenica scorsa: «Chi si affida a Gesù sperimenta già in questa vita la pace e la gioia del cuore, che il mondo non può dare, e non può nemmeno togliere una volta che Dio ce le ha donate». In effetti, Benedetto XVI ha insistito su questo tema molte volte e lo aveva rimarcato già nella messa di inizio del pontificato: «Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo, e troverete la vera vita». Già allora il neo pontefice sottolineava la promessa evangelica, fatta a chi segue fedelmente Cristo, non solo di ricevere la vita eterna ma anche, «già ora, in questo tempo, cento volte tanto» (Mc 10, 30), pur insieme ad alcune sofferenze e nonostante, talvolta, le persecuzioni. Che il cristiano possa sperimentare sentimenti di felicità, o comunque di contentezza durevole, «intender [fino in fondo] non lo può chi non lo prova», come direbbe Dante; ma possiamo, sebbene solo in parte, provare a motivarlo. In realtà, molto dipende da come si vive il proprio esser cristiani. C’è un modo legalista e frustrante di vivere il cristianesimo, quello di chi trascorre le sue giornate temendo di trasgredire doveri e curando di osservare norme; e c’è quello liberante di chi osserva – come è giusto – le norme, ma non le considera il fine della sua vita, perché quest’ultimo è piuttosto l’esercizio dell’amore a Dio e al prossimo. Ora, se si agisce per amore, ogni cosa diventa più lieve e, talvolta, diventa persino causa di felicità: lavorare per mero senso del dovere o solo per guadagnarmi da vivere può essere estremamente pesante, mentre farlo per amore di mia moglie e dei miei figli, e per amore di Dio se coltivo una vita interiore, è estremamente diverso.  È questo il vero senso della sentenza, tanto spesso travisata, di S. Agostino: «Ama e fa’ ciò che vuoi».[…]

G. SAMEK LODOVICI
Avvenire  27 Maggio 2010
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