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IDENTITÀ VIVA E PRESENZA

L’intervento del cardinal Angelo Bagnasco al X Forum del Progetto Culturale e il messaggio della Presidenza della Conferenza episcopale italiana per il ruolo svolto dalla religione nella scuola e nella formazione delle nuove generazioni hanno segnato la giornata di ieri in un filo di continuità che investe il rapporto tra religione, scuola, società italiana. La religione, ha ricordato il presidente della Cei, non è valorizzabile nella società civile solo per le attività assistenziali, ma proprio in quanto religione, per la sua apertura alla trascendenza. La fede nella trascendenza, e in una dimensione ultraterrena, struttura l’uomo, lo rende capace di interpretare ciò che lo circonda, gli dona una forza morale che la materialità non garantisce. Questa forza morale si traduce nella capacità di scegliere il bene anziché il male, come frutto di una coscienza che si affina con la crescita della persona. L’uomo non è più abbandonato a se stesso, in balia degli eventi o dell’effimero, ma si sente parte di un destino più grande, personale e comunitario, impara ad affrontare difficoltà e sofferenza, a costruire la sua vita e il rapporto con gli altri con l’amore e la solidarietà.

La religione che dona identità non agisce solo nella coscienza individuale, ma diviene grande forze sociale capace di generare civiltà, di dare anima alle comunità che hanno costruito la storia del mondo. Questa riflessione è ancora più vera per un Paese come l’Italia, che celebra il 150° della propria unità politica ma è cosciente di avere un’identità e morale più profonda, formatasi nel rapporto continuo con la fede cristiana. Si tratta di una consapevolezza che era già propria dei protagonisti del Risorgimento, nonostante le tensioni e conflitti che dovettero essere superati per realizzare il traguardo politico unitario. Basta scorrere i testi dei maggiori esponenti politici e dei pedagogisti dell’epoca per scorgere un fenomeno non conosciuto, o misconosciuto, per il quale il liberalismo italiano, fermi restando i contrasti per la fine del potere temporale dei Papi, in gran parte riteneva che l’identità della nazione, e la scuola pubblica, non potesse prescindere da quella tradizione che aveva amalgamato le popolazioni italiane nei secoli, fornendo un orizzonte etico trasmesso per generazioni, formandone l’identità.

A questo principio si ispirò il mantenimento dell’insegnamento religioso nella scuola elementare (l’unica scuola di massa dell’epoca) in tutta Italia per la Legge Coppino del 1877 e i successivi interventi del Consiglio di Stato. E ad esso si ispirarono quanti videro nel rapporto tra scuola e religione il riflesso del più generale legame tra religione e Nazione. Per Aristide Gabelli, pedagogista positivista, è necessario «educare cittadini che congiungeranno alla coltura delle mente la fermezza dell’anima», mentre «le ragioni del bene, più semplici e accessibili al maggior numero, e di gran lunga più efficaci, sono quelle dedotte dal cielo, da una giustizia divina che veglia all’osservanza della sua legge ossia della fede».

Marco Minghetti riconosce che in un Paese come l’Italia «i padri di famiglia si disvogliano dal mandare i figliuoli loro a una scuola arida» priva di quell’afflato religioso, che può deporre nel loro animo «i germi dell’onesto vivere e dei più nobili sentimenti ». Ancora Ruggero Bonghi vede nella Chiesa «una forza morale di grande efficace e potenza», difende l’insegnamento religioso e in Parlamento pone in guardia i liberali contro una scuola elementare che «si mettesse in contraddizione colla coscienza religiosa del popolo in mezzo alla quale essa vive». Il messaggio della Presidenza della Cei investe così uno dei grandi temi dell’esperienza unitaria italiana, quello dell’insegnamento religioso che ha mantenuto e rafforzato il cordone ombelicale della popolazione con i principi e i valori della tradizione cattolica. Si ricorda che oggi più del 90& dei ragazzi sceglie di seguire l’ora di religione. E questo è un dato di eccezionale rilievo, soprattutto in un contesto culturale nel quale, con la vanificazione delle ideologie del passato, rischiano di prevalere concezioni teoriche incapaci di costruire il futuro, perché lasciano tutto alla percezione e alla instabilità del momento. La presenza della religione costituisce una preziosa riserva educativa e antropologica, fonte di crescita culturale e della coscienza.

CARLO CARDIA
Avvenire  3 dicembre 2010
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