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APPROFONDIMENTI
LA VIA MAESTRA DELLA CIVILTÀ
IL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2011

Libertà religiosa, via per la pace. Alla fine di un anno che, come sottolinea Benedetto XVI, è stato segnato da «persecuzione, discriminazione e terribili atti di violenza e di in­tolleranza », la strada erta e faticosa per recuperare in tante realtà la convivenza umana e civile non può che passare dal primo dei diritti fondamentali. Le libertà di coscienza, pen­siero e religione, coartate con la violenza fisica o con l’emar­ginazione sociale e culturale, rappresentano infatti il patri­monio più prezioso che dovrebbero custodire gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti.La lucida analisi e l’accorato richiamo del Papa non si rivol­gono infatti solo a chi ha fede nella verità della rivelazione cri­stiana, ma hanno come interlocutori tutti coloro che con e­sercizio di razionalità e onestà intellettuale si dispongano al tema. Nel suo messaggio per la Giornata della Pace, il Ponte­fice esorta «gli Stati e le varie comunità umane» a non di­menticare mai «che la libertà religiosa è condizione per la ri­cerca della verità e la verità non si impone con la violenza, ma con la 'forza della verità stessa'. In questo senso, la religione è una forza positiva e propulsiva per la costruzione della so­cietà civile e politica».
Qual è la minaccia portata dai cristiani iracheni allo Stato de­mocratico che faticosamente cerca di emergere dalle macerie della guerra e della dittatura? Qual è l’insidia che i vescovi legati alla Santa Sede costituiscono per la Cina rampante sul fronte economico? Qual è la sfida che la presenza cattolica rappresenta nell’India diventata indipendente con l’azione pacifica del Mahatma Gandhi? Ma qual è anche il pericolo che possono rappresentare minoranze di altri credi in Paesi dove la maggioranza appartiene a fedi diverse?

Le persecuzioni cui sono sottoposti farebbero pensare a ne­mici della società, mentre sono, nella loro coraggiosa e ostinata determinazione a non abiurare alle proprie convinzio­ni, l’ultima e più preziosa fiammella della libertà. 'Dissiden­ti' pacifici che alzano la bandiera della tolleranza e segnala­no con la loro sola presenza e, a volte, con il loro martirio, il volto oppressivo e intollerante delle nazioni in cui vivono. So­no le icone di un pluralismo che non è relativismo, di una dignità della persona che non può essere calpestata.

Nel 2010, la libertà di religione va per questo difesa con con­vinzione e determinazione. Anche nel mondo occidentale, do­ve certo laicismo aggressivo – che prende di mira soprattutto una caricatura del cristianesimo – ambisce a screditare la re­ligione in quanto tale, negandone il ruolo umanizzante e il «contributo che le comunità religiose apportano alla società», come ricorda il Papa. L’apporto etico della religione, seppure in alcuni casi possa risultare in contrasto con morali laiche, è alla radice stessa della società e della cultura europea, mal­grado il rifiuto del pubblico riconoscimento delle loro origini cristiane. Lo stesso dispiegarsi del liberalismo e della scienza moderna, che pure in passato sono entrati in urto con alcune espressioni storiche della religione, è debitore della dignità della persona e del valore della libera ricerca della verità che sono oggi invocate da Benedetto XVI, e senza le quali sarem­mo privati non solo di uno strumento ma di un fine che tante donne e tanti uomini vogliono continuare a perseguire.

Difendere un’autentica libertà religiosa, dunque, equivale a difendere i presupposti stessi della nostra civiltà.

ANDREA LAVAZZA
Avvenire  17 dicembre 2010
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