EVENTI E RICORDI
DELLA COMUNITA' PARROCCHIALE

A LOURDES,

LA PREGHIERA PER IL NUOVO ANNO PASTORALE E PER LE FAMIGLIE

 

Nei giorni 29-31 agosto si è svolto il pellegrinaggio parrocchiale a Lourdes. Alcune riflessioni

di chi ha partecipato ci permettono di ritornare a quella esperienza e di condividerla.

 

Il miracolo di Lourdes

 

Il richiamo di un viaggio a Lourdes cela nel cuore l’attesa di un miracolo. Un miracolo che conceda una grazia speciale al corpo malato o all’animo titubante, sconfortato, in attesa di risposte. Ma, nel mio piccolo, ciò che di veramente miracoloso ho trovato a Lourdes è la moltitudine di pellegrini di ogni età e nazione, che accorre ogni giorno alla Grotta di Maria.

 

Tutti lì per Lei! Ad affidarLe una preghiera, una supplica, un grazie; a condividere il fardello portato da casa, con la fiducia che la Beata Vergine lì ci ascolterà più che altrove! A Lourdes l’“Ave Maria” si alza instancabilmente, incessantemente, al cielo con preghiere, canti, e migliaia di fiammelle accese giorno e notte per prolungare la lode alla Madonna che intercede per noi presso Gesù, perché davvero è la Regina dell’Universo, la Madre di tutti.

 

A.M.

 

 

Molte sono le cose straordinarie che avevo sentito raccontare di Lourdes e che mi sembravano così fuori dalla mia portata, fuori dalla mia vita, fuori dal mio mondo.

 

Lo erano perché non le capivo, perché forse nella fede non ero abituata a contemplare, ma solo a ragionare. Poi una sera d’agosto sono arrivata lì ed ho trovato ad aspettarmi una grotta con una statua della Madonna, una sorgente d’acqua inarrestabile, centinaia di candele accese, una moltitudine di persone - ammalati, sofferenti, persone alla ricerca di sé.. – che baciavano e toccavano la grotta e poi si fermavano immobili con lo sguardo fisso su di Lei. Tutto ciò esulava da ogni mia categoria e così d’un tratto mi son fatta vuota e mi son lasciata pervadere da una indescrivibile pienezza di emozioni.

 

E quando mi son ritrovata nel mezzo dell’imponente processione a lume di candele, che ogni sera, preceduta dalle carrozzine e dai lettini delle centinaia di ammalati spinti a mano dai volontari, si snoda pregando e cantando odi alla Madonna, lungo i viali del santuario, squarciando il buio della notte, con gli occhi che non trattenevano le lacrime ho sentito che Lourdes non era un fatto/un luogo, ma era molto di più.

 

E quando, dopo la processione, è tornato il silenzio mi sono recata dall’altro lato del Gave a contemplare la Grotta e ho sentito vivere la luce della mia lanterna dentro di me.

 

E quando tra la gente di ogni nazione ho bevuto l’acqua di quella sorgente mi sono sentita scavare dentro centimetri di angoscia, di affanno e poi d’un tratto lo stupore, la meraviglia prendere il sopravvento.

 

Ogni cosa che ti accade lì ti smuove e ti trascina in un groviglio di sensazioni che pulsa dentro e che non ti lascia il tempo di tradurlo in parole.. e così impari che il senso vero non ce l’ha ciò su cui puoi ragionare, ma ciò che senti pervaderti dentro e che meno capisci...

 

É così che la B.V. di Lourdes ha lasciato un Segno indelebile sulla mia pelle, sui miei occhi, sul mio cuore, un Segno che non potrò dimenticare e che custodirò gelosamente.

 

Silvia




VALGRISENCHE 2011 - PRIMO TURNO RAGAZZI

 L’IMPORTANZA DI METTERSI IN GIOCO PER GLI ALTRI

 

Durante l’adolescenza si prova il desiderio costante di mettersi alla prova, si prendono tutti gli ostacoli che si incontrano di petto, si accetta ogni sfida con il desiderio e la convinzione di potere e dovere uscire vincenti da ognuna di esse…

Questo è lo spirito che ci ha portati ad accettare la proposta che ci è stata offerta da Don Edmondo, passare una settimana nel piccolo paesino di Valgrisenche con il compito di animatori, ma soprattutto “Educatori”, di bambini di quarta, quinta elementare e prima media.

 

La nostra avventura ha avuto inizio il 2 luglio, ci aspettava una settimana intensa!

Due passeggiate difficili che hanno messo alla prova la nostra resistenza, sei serate da organizzare e tre attività catechistiche. Il messaggio che volevamo trasmettere quest’anno è la presenza costante di Dio al nostro fianco e la testimonianza del Suo amore nei nostri confronti. L’inaspettata visita del nostro vescovo Giuseppe, che ci ha gratificati con la sua presenza, ci ha permesso di comprendere al meglio questo messaggio e di far si che rimanesse ben impresso in ognuno di noi.

 

Ogni ora tolta al nostro sonno, ogni goccia di sudore versata, tutta la nostra stanchezza o la nostra rabbia però veniva ripagata nel momento in cui vedevamo i bambini sorridere e divertirsi insieme a noi. Siamo usciti vincenti da questa sfida e questo è merito di 53 splendidi bambini che sono stati in grado di insegnarci il giusto modo per rapportarci con loro, ci hanno portato rispetto e ci hanno dimostrato tutto il loro affetto. Nulla però sarebbe stato possibile senza l’aiuto di alcuni adulti che hanno deciso di mettersi in gioco come noi. Un grazie particolare va a quelle signore che con il loro affetto materno si sono prese cura di noi coccolandoci e a tratti viziandoci un po’: Grazie, Elvira! Grazie Germana! Grazie Paola!

 

Un grazie anche a Silvia e a suor Rosanna che hanno insegnato a noi animatori l’importanza del nostro ruolo e che sono state vicino ai bambini nei loro momenti di difficoltà. Un grazie infine a Don Edmondo e Don Egidio per la splendida opportunità che ci hanno offerto ma soprattutto per aver riposto fiducia in noi.

 

Noi animatori (Robi, Kikka, Otti, Mauro, Gaga, Loca, Ale, Tia e il buon Fabio) ci reputiamo cresciuti e maturati, questo caposcuola ci ha ricordato quanto sia bello ogni tanto guardare il mondo con gli occhi di un bambino, imparando a non dare nulla per scontato e a stupirci e gioire anche del più piccolo dono di Dio.

 

Ci vediamo l’anno prossimo. Grazie bimbi!!!

 

Roberta

 

 

VALGRISENCHE 2011 - SECONDO TURNO

 UNA GRANDE FAMIGLIA

 

Indimenticabile. Quando don Edmondo mi ha chiesto di scrivere un articolo sul  secondo turno la prima parola che mi è venuta in mente è stata “indimenticabile”. Forse non ci sono altre parole per descriverlo, nemmeno il più grande dei superlativi riuscirebbe a mostrare a pieno quello che il campo ha significato per me quest’anno, ma per comprenderlo meglio, bisognerebbe proiettare un filmato di tutte le lacrime versate dalla maggior parte di noi alla partenza del pullman da Valgrisenche per il ritorno a Lodi.

 

Ma andiamo per ordine.. La partenza era sempre la stessa: alle otto in punto 49 ragazzi fra la seconda e la terza media si sono ritrovati coi loro 11 animatori davanti alla chiesa, nella confusione fra valigie, baci di mamme e raccomandazioni di papà. Pronti via, siamo partiti per una nuova avventura, verso un paesino sperduto tra i monti con davanti otto giorni da trascorrere con nuovi amici e con quelli di sempre. Il gruppo era nuovo, perché i 97 e i 98 non avevano mai vissuto un’esperienza formativa insieme, inoltre anche tra gli animatori c’erano delle new entry, infatti per tutte le animatrici era la prima esperienza di campo scuola.

 

La parola “campo scuola” è da sempre sinonimo di vacanza con gli amici, di passeggiate, serate organizzate, notti in bianco, e perché no, anche un’occasione per pregare, ma quest’anno c’è stato qualcosa in più: l’atmosfera che si è creata era speciale. A questo hanno contribuito tutti in modo diverso: fra di noi c’erano ragazzi che cantavano a squarciagola per scacciare la fatica in passeggiata, ragazze che si riunivano in una sola camera per condividere momenti belli e momenti più difficili, altri ancora, persino animatori, che si prendevano cura di un piccolo uccellino un po’ malridotto che non sapeva volare!

 

Giorno dopo giorno si è creato il clima ideale per vivere una vacanza insieme, come una grande famiglia, in cui nessuno si sentisse escluso e tutti sono diventati i protagonisti del campo.

Non mi resta che dire: grazie di tutto ragazzi, alla prossima!

 

Francesca Devecchi

 

 

VALGRISENCHE 2011 - TERZO TURNO ADOLESCENTI

 UN’ESPERIENZA COSTRUTTIVA

 

Ad oramai dieci giorni dalla fine del camposcuola mi ritrovo a ripensare all’esperienza vissuta. Don Edmondo, probabilmente per il fatto che sono stato l’ultimo arrivato, ha chiesto proprio a me di provare a raccontarla.

 

Più che una cronaca del campo questo racconto vuole essere un pensiero che va oltre il semplice “cosa si è fatto”.

Per prima cosa va detto che in realtà, io ho già partecipato per molti anni al camposcuola, però sempre da animato; questa è stata la prima volta in cui vi ho preso parte da animatore. Certamente i compiti, le responsabilità e i pensieri che hai in testa cambiano quasi completamente; al contrario, ciò che non cambia per nulla è quello che si vive durante questa esperienza ma soprattutto il modo in cui lo si vive.

 

Se devo essere sincero sono stato seriamente combattuto sul fatto di andarci o meno, non ero certo di divertirmi e di essere a mio agio con ragazzi più giovani di cui conoscevo appena il nome, ma, la certa e già constatata buona compagnia degli animatori, miei cari amici, e il ricordo dei bei tempi passati a Valgrisenche quando ero più giovane mi hanno convinto.

 

Mi sono preso anche qualche sorrisino ironico dagli amici prima di partire, come a dire: “che babbo! Vai al camposcuola”. Adesso che sono tornato posso tranquillamente dire che è proprio vero che se al camposcuola non ci vai non hai proprio idea di cosa esso sia.

 

L’adrenalina della partenza, la gioia all’arrivo, la fatica di svegliarsi al mattina sapendo che ti attende una scampagnata di quattro ore, il rapporto che è nato con tutti i ragazzi, la complicità che si viene a creare durante le serate, specialmente l’ultima sera che è stata bellissima!, la caccia al tesoro in paese, lo stare sveglio fino a tardi a parlare e a mangiare schifezze (mentre Ste e Taglio si dilettano con la chitarra. Faranno strada i ragazzi!), e altre mille cose ancora, compresa la tristezza purtroppo, o per fortuna, la tristezza che coinvolge tutti, ragazzi e animatori, il giorno del rientro all’efa. Tutte queste piccole situazioni, sommate tra loro creano una bellissima atmosfera di tranquillità e di amicizia, senza neppure un minuto di tensione, che poche altre cose sanno regalare.

Per concludere questo pensiero non posso fare altro che ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questo camposcuola, i ragazzi, gli animatori, Don Edmondo, Mariemma (che Simo non credeva che in realtà si chiama Mariagrazia), e tutti gli altri, è chiaro che non posso elencarli tutti. Grazie di cuore a chi si è impegnato per la buona riuscita di questo campo. Lasciatemelo dire, ce l’avete fatta alla grande!

 

Infine a conferma di tutto ciò che di buono e bello ho vissuto, ho già prenotato un posticino per l’anno prossimo, senza nessun dubbio e certo del fatto che sarà un’altra esperienza fantastica e costruttiva, per me e per tutti.

 

Marco Galbo




LA FESTA DI SANTA CABRINI CON MONS. RINO FISICHELLA

Un modo speciale per celebrare la santa alla quale la parrocchia è dedicata. Domenica 14 novembre abbiamo ricordato la patrona dei migranti con la celebrazione dell’eucaristia presieduta dall’arcivescovo mons. Rino Fisichella, recentemente nominato dal Papa Benedetto XVI, primo Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione. Iniziando la celebrazione don Egidio, ha salutato e ringraziato mons. Fisichella per la sua presenza a Lodi in questa occasione sottolineando il fatto che anche santa Cabrini ha cercato, nel suo tempo, nuove vie per l’evangelizzazione.

Nel corso dell’omelia, mons. Fisichella ha voluto ricordare il gesto significativo compiuto il giorno prima, a Milano, con la cerimonia di dedicazione della stazione Centrale alla Santa patrona dei migranti. Cerimonia di fronte alle più alte cariche religiose e civili del territorio ed alla presenza dello stesso Fisichella e del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano. Successivamente mons. Fisichella ha detto che Santa Cabrini è “Santa per i cattolici ma è anche una grande donna per chi non crede”. Da qui l’interrogativo sulla santità ed in particolare “se oggi per i cristiani la santità abbia un senso e che cosa indichi con il suo esempio, con la sua opera, Santa Francesca Cabrini”. Quella della santità è sfida per i nostri giorni – ha aggiunto mons. Fisichella “e santa Cabrini insegna che la via della santità è attuale e non riguarda soltanto gli uomini e le donne di altri tempi, ma riguarda noi”.

Rivolto ai numerosi presenti, monsignor Fisichella ha inoltre parlato di Santa Cabrini come di colei che propone un insegnamento per noi cattolici “perché possiamo essere capaci di riscoprire ancora una volta la nostra identità. Su chi siamo. La santa patrona dei migranti parla soprattutto agli uomini, alle donne, ai giovani di questa terra lodigiana – ha proseguito mons. Fisichella - ma poi insegna tanto a quanti sono in ricerca di Dio e a quanti ancora non credono perché ci porta dei valori quali la solidarietà e i segni concreti della carità che non conoscono confine alcuno”. Ed è sulla condizione dell’uomo oggi, sui problemi che lo affliggono, che ne minano l’esistenza quotidiana che il Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione si è soffermato nella seconda parte della sua omelia. “Quello odierno – ha detto – è un tempo pieno di discriminazione, di paura, dove scarseggiano i rapporti interpersonali e per questo diventa indispensabile riscoprire un orizzonte di fraternità”. Ed anche in questo la santa lodigiana rappresenta un punto di riferimento sicuro e preciso. Francesca Cabrini è identificabile come una icona per tutti quanti noi. Lo è perché ha aperto il suo cuore alla volontà di Dio. Si è donata a Dio,  incondizionatamente.

 

A.C.

 

 

La nostra Patrona … ci scrive

 

Dall’epistolario di santa Cabrini, una lettera inviata in occasione del Natale 1913

 

“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini

di buona volontà”!

Riposino sempre le vostre anime in mezzo alle vicissitudini

della vita, nella pace e nel gaudio dello Spirito Santo che Gesù

è venuto a portare sulla terra.

È certo che quando un’anima è disposta a ricevere in sé lo

Spirito divino, apportatore sempre di speciali doni e frutti, incomincia a godere

dentro di sé questa beata pace e tranquillità. Come sapete, san Paolo chiama nostro

Signore il Dio della pace senza della quale nessuno lo vedrà. Ecco perché, gli Angeli

annunziano essi pure la pace nella venuta di Gesù Bambino. […].

Ma come avere questa pace? L’avremo arrivando a prendere tutte le cose che

succedono, tanto grandi che piccole, come doni di Dio e ponendo tutta la nostra

gioia nel fare piacere a Dio. Questa piena conformità al suo volere, questo abbandonarci

tutti nel seno della sua bontà, rendono l’anima partecipe di due attributi propri

solo di Dio, cioè dell’impeccabilità e dell’infallibilità. Infatti, come liquefacendo

due ceri l’uno con l’altro talmente si mescolano da sembrare uno solo, così l’anima

per mezzo della perfetta conformità al volere di Dio diventa una cosa sola con Lui.

[…].

Vi consoli dunque il buon Gesù nelle Sante Feste e nel Nuovo Anno e dia a tutti

la grazia di consolare il suo Divin Cuore per attirare su di noi ogni più bella grazia.

 

Vostra aff. sempre in SS. Corde Jesu.

Madre Francesca Saverio Cabrini

New York- Columbus Hospital

12 dicembre 1913.




CAMPO SCUOLA 2009

PRIMO TURNO

 

Riflessioni di un animatore in erba

 

La mia prima avventura di animatore del campo si è rivelata una delle esperienze più belle e costruttive che abbia mai fatto. Arrivato a Valgrisanche due ore prima, per sistemare la casa e scaricare i viveri, mi sono trovato immerso in un ambiente affascinante e silenzioso, tanto diverso dalla città che avevo appena lasciato. All’arrivo dei bambini il piccolo paese si è subito animato, riempito di voci, per l’avvio di un’avventura, per molti di loro, nuova. Inizialmente come animatore ho trovato delle difficoltà nel gestire i ragazzi, ma con l’aiuto di don Edmondo e di suor Floriana siamo riusciti a creare il giusto clima. Di questo campo ho solo ricordi belli e speciali, come le gite al lago di S. Grato e al rifugio Lepè, con un forte temporale che ci ha sorpresi nel tratto finale (quei quattro che erano con me ne sanno qualcosa). E ancora, come dimenticare le interminabili partite di calcio o le fantastiche serate dove un semplice salone si trasformava in discoteca e dove tutti i bambini, anche quelli più timidi, si scioglievano nei balli più assurdi? Vorrei pertanto ringraziare, anche a nome di tutti gli altri animatori, le persone che hanno reso possibile questa esperienza: parlo di suor Floriana, delle mamme, delle cuoche, di Giacinto, e soprattutto di don Eddy sempre disposto ad aiutarci e a non farci mai dimenticare la presenza di Dio nelle meraviglie che ci circondano. Vorrei concludere questa riflessione dicendo che l’esperienza del camposcuola da anima tore mi ha arricchito sotto molti punti di vista, soprattutto perché mi sono sentito utile verso altre persone. E poi, cosa c’è di più bello del vedere il sorriso dei bambini che ti cercano contenti?

 

Davide De Santis

 

 

SECONDO TURNO

 

Tra le nuvole e i sassi passano i sogni di tutti...

 

Come ogni anno, arriva l’atteso momento di partire per il camposcuola: dal volto dei ragazzi si percepiva la felicità e l’entusiasmo per la partenza, ma per noi giovani animatori l’avventura che stavamo per affrontare ci rendeva, allo stesso tempo, curiosi e titubanti.

Nonostante la nostra esperienza passata, ci assaliva comunque la paura di non essere all’altezza dell’incarico e di non riuscire a rendere piacevole e divertente questo camposcuola. Dopo anni da “animati” ci sentivamo in dovere di rendere questo campo bello come noi da piccoli lo avevamo sognato; per questo motivo abbiamo puntato sull’organizzazione di serate e attività che potessero coinvolgere tutti, senza mettere in difficoltà nessuno. Come risposta abbiamo ottenuto un vivace consenso da tutto il gruppo, che ha dimostrato di sapersi mettere in gioco divertendosi e facendo divertire. Un forte legame si creava soprattutto durante le gite, sempre ritenute difficili e faticose, ma facendoci forza l’un l’altro si è sempre riusciti ad arrivare tutti alla meta, con grande soddisfazione. Ciò che più ci ha resi felici è stato vedere che tra i ragazzi si sono create nuove amicizie e simpatie; la nostra speranza è che queste vengano coltivate anche al di fuori di questa settimana vissuta insieme. Per noi è stata un’ esperienza costruttiva, che ci ha fatto crescere sotto molti punti di vista e ha contribuito all’unione tra noi animatori. E ora ci verrebbe da dire.... “Tra le nuvole e i sassi passano i sogni di tutti.... il prossimo campo è già qui”. Grazie ragazzi!

 

Cozzi Jessy Lara Ila Anna Sam Lusso Grazio Milo

 

 

TERZO TURNO

 

L’importanza... dei numeri!

 

Quando, nei primi giorni del mese di giugno, l’attività scolastica comincia ad essere agli sgoccioli, ecco che il termine “camposcuola” assume un significato più preciso.

Sì, perchè in qualunque mese si facciano preiscrizioni ed iscrizioni, ogni anno la decisione definitiva sulla partecipazione dei ragazzi al campo spetta a quella che tutti comunemente chiamiamo ancora pagella. Soprattutto per il terzo turno, quello dei ragazzi delle superiori, il meccanismo dei debiti da recuperare risulta determinante: infatti corsi di recupero, da svolgersi nel mese di luglio, assottiglia da un paio d’anni a questa parte il numero dei partecipanti. Preparare il campo per i nostri adolescenti diventa quindi una questione di numeri: partendo da quelli che gli insegnanti daranno loro come valutazione, si arriva al numero esatto dei partecipanti, da suddividere poi successivamente in camerate, squadre, gruppi per le attività, posti a tavola...ed altre questioni matematiche. Affinchè tutto ciò avvenga nel modo più efficace e gradito ai ragazzi che parteciperanno alla vacanza, ci vengono in aiuto due fattori: prima di tutto un po’ di esperienza ma, cosa molto più importante, la conoscenza ed il rapporto di amicizia che lega i ragazzi non solo tra di loro ma anche al sacerdote, agli educatori ed agli animatori che hanno il compito di organizzare le diverse attività. Legami, più o meno forti, che si sono creati con la frequentazione abituale alla vita della Comunità e dell’oratorio, fatta di partecipazione alle Celebrazioni religiose, alla catechesi, alle attività sportive e ricreative, ai grest ed ai campi degli anni scorsi (abbiamo scoperto che la maggior parte di loro non ha mai saltato un campo da quando ha avuto l’età per parteciparvi!). I 46 partecipanti al terzo turno sono una parte dei “nostri” adolescenti, quelli che il nostro Vescovo chiama “dono e avventura della Chiesa”, quelli che oggi richiedono il nostro impegno a la nostra attenzione per crescere e diventare gli uomini e le donne di domani. Non siamo degli illusi, sappiamo bene quanto questo lavoro sia difficile, altalenante quanto a risultati, a volte ingrato: gli adolescenti attraversano l’età del cambiamento, dell’incostanza, della ribellione a volte... Lo sanno meglio di noi i genitori, che spesso faticano a star dietro all’esuberanza dei loro figli che stanno crescendo. Se dovessimo

trovare un senso ed un significato a questi giorni di vacanza, potremmo dire che, nel fresco della Valgrisenche, si realizzano per alcuni giorni desideri degli adolescenti: lontananza dai genitori (ai quali nemmeno telefonano!) presenza costante del gruppo di amici, giorno e notte, senso di libertà pur nel rispetto di poche regole uguali per tutti. E fra gite, partite a calcetto e serate musicali, rimane anche qualche momento per guardarsi dentro, per discutere delle proprie convinzioni, per ascoltare fra le tante voci la Parola di Dio e per chiedere perdono al Signore.

A fine campo, i ragazzi tornano a casa sempre felici: nemmeno il pensiero del caldo di Lodi li preoccupa! Per noi più grandi il bilancio si complica: dobbiamo mettere in conto, certo, la soddisfazione per la buona riuscita, ma anche la fatica ed il rimpianto per tutto ciò che avremmo potuto fare e non siamo stati capaci o non abbiamo avuto il coraggio di fare, sicuri che, dall’alto, Qualcuno arriverà là dove noi non siamo stati in grado di arrivare.

 

Gli educatori del terzo turno

 




TRE MAGICI GIORNI A ROMA CON I MINISTRANTI

1-3 Settembre 2008

 

Ebbi la fortuna, 4 anni fa, di partecipare allo stesso tipo di viaggio: pellegrinaggio di tre giorni a Roma con i ministranti. Senza esagerare, fu una piacevolissima sorpresa, direi indimenticabile. Camminare in gruppo in una grande città, in mezzo a migliaia di persone provenienti da ogni angolo della terra, rafforza il senso di appartenenza ad una Comunità più piccola come la nostra; questa situazione accentua e valorizza nuove e vecchie amicizie. E anche questa volta Roma ha saputo offrire grandi emozioni e nuove sorprese.

Questo periodo, e fino al 29 Giugno 2009, è stato prescelto per commemorare la nascita di S.Paolo che, secondo approfonditi studi storici, dovrebbe essere avvenuta l’8 d.C., duemila anni fa. È questo l’Anno Paolino, in onore “dell’Apostolo delle Genti”, non è un caso dunque che la meta del pellegrinaggio sia stata proprio Roma. E infatti la prima parte del pellegrinaggio si è svolta nei luoghi più classici di devozione al Santo: San Paolo Fuori Le Mura, Basilica delle Tre Fontane e San Giovanni in Laterano. Apro una piccola parentesi: buona l’iniziativa della guida turistica che ci ha accompagnato per gran parte degli itinerari visitati. Molto preparata sotto il profilo storico-artistico, ha saputo trattare vari argomenti riuscendo però a mantenere viva l’attenzione dei partecipanti; brava nell’infilare qua e là qualche aneddoto divertente, qualche curiosità, ci ha trasmesso tutta la sua passione per la sterminata arte romana e per la sua metropoli.

 

L’udienza generale del mercoledì

Ma è soprattutto al termine della tre giorni che il viaggio ha avuto degno compimento grazie all’udienza generale del Santo Padre in Aula Paolo VI (la cosiddetta sala Nervi). Argomento: la conversione di San Paolo. Più azzeccato di così! Vero momento centrale di tutto, aspettato con ansia, questo istante è stato effettivamente un concentrato di sensazioni forti. Prima di partire mi ero imposto di evitare ogni raffronto con l’udienza di Giovanni Paolo II di quattro anni prima: tra tutte le sensazioni di allora, preponderante rimane ancora oggi la commozione che provai davanti alla sua figura piegata dalla malattia eppure ancora autorevole, davvero un gigante. Non credo sia disdicevole ammettere che la stessa forte commozione mi è letteralmente cascata addosso mentre transitavo davanti alla sua tomba (foto a destra) nelle grotte di San Pietro; chi mai avrebbe pensato che in mezzo a decine e decine di fedeli itineranti, tra i brusii e l’inevitabile confusione, la sola immagine della lastra di marmo della sua tomba e il suo nome inciso mi colpissero così nettamente e in modo inatteso, quasi a tradimento (mio figlio è testimone: mi ha guardato in viso anch’egli sorpreso del mio stato d’animo improvvisamente mutato e ha preferito non farmi più domande fino all’uscita dalle grotte). Ora, dopo un simile evento accaduto il giorno precedente, unito alla levataccia mattutina, unito all’attesa snervante davanti ai check-point, unito all’impiccio del metal-detector che strilla inutilmente per il telefonino, unito alla corsa per raggiungere una buona posizione in sala, e unito a poco cristiani episodi di prevaricazione e furbizia (ritenevo che spinte e parole grosse fossero un’esclusiva delle curve degli stadi calcistici), dopo tutto ciò dicevo, voi capite che non è che fossi proprio bendisposto, eufemisticamente parlando.

Ma la puntuale e poco eclatante entrata in sala del Santo Padre ha cambiato tutto. Principalmente ha mutato lo stato d’animo, placando e scacciando ogni cupo pensiero: direi che Benedetto XVI trasmette subito serenità nello spirito. Da quel momento in poi non ho più provato risentimenti o nervosismi verso persone, cose o fatti.

 

La catechesi su san Paolo

L’udienza si è svolta in due momenti distinti: una prima parte dedicata alla catechesi del Papa ed una seconda parte rivolta ai saluti in varie lingue a tutti i gruppi intervenuti. Ebbene, il Papa-catechista ha davvero incantato e catalizzato l’attenzione dell’uditorio; un evento così importante nella vita di S.Paolo e in definitiva fondamentale per tutta la Chiesa fino ai nostri giorni, indagato da chissà quanti studiosi in voluminosi tomi, è stato spiegato e analizzato dal Santo Padre in modo estremamente chiaro: la sintesi è davvero virtù non comune e preziosa. Rare sono state le volte che ha abbassato lo sguardo per leggere gli appunti preparati in precedenza, il più delle volte il Papa ha parlato di getto, senza leggere, come se stesse dialogando amichevolmente con il pubblico.

 

Quando poi nella seconda parte son cominciati i saluti, ha avuto inizio un diverso spettacolo: ad ogni saluto del Papa rispondevano i rispettivi gruppi con urla, richiami e cori. Ad un certo punto ho avuto la netta sensazione che Benedetto XVI fosse diventato un direttore d’orchestra perché da tutte le parti della sala giungevano incitamenti e richiami e lui alzava di slancio un braccio, una mano in segno di saluto per ogni singolo gruppo. Il Papa da attore principale impegnato in un monologo, si è unito in coro all’intera comunità riunita per celebrare quel meraviglioso miracolo che è una gioiosa assemblea che vive in armonia (Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. Mt 18, 19-20). Chissà se dal cielo si notava la vitalità della sala che pareva dilatarsi ad ogni applauso, come un respiro calmo e profondo.

 

…Ala prossima!

Vorrei concludere questi miei pensieri, ringraziando in primis i nostri Sacerdoti che si sono impegnati nell’allestimento di questo viaggio che prima di tutto vuole essere un pellegrinaggio, un momento di aggregazione e di riflessione, non solamente una piacevole gita turistica. Io mi auguro che Ministranti e genitori al seguito traggano profitto da esperienze come questa: che tutto quanto abbiamo visto e provato in cuor nostro arricchisca la naturale vivacità dei ragazzi e aiuti gli adulti a non far mai cadere nel vuoto quel dialogo famigliare indispensabile per una crescita armoniosa e felice. Facciamo nostre le parole del Papa: “Dobbiamo imparare da S.Paolo, imparare la Fede, imparare il Cristo, imparare infine la strada della retta via” (Udienza Generale del 3 Settembre 2008).

 

Paolo S.




IL PELLEGRINAGGIO DEI GIOVANI A LOURDES

Era l’anno 1858. Per diciotto volte la Vergine Maria apparve nella grotta di Massabielle, poco distante dalla cittadina di  Lourdes, alla quattordicenne Bernadette Soubirous, in un arco di tempo che va dall’11 febbraio fino alla sera del 16 luglio. Da allora Lourdes è divenuto luogo di preghiera e di speranza per tanti ammalati nel corpo o nello spirito. Quest’anno, pertanto, ricorre il 150° anniversario dell’apparizione, celebrato solennemente da tutta la Chiesa. In attesa di vivere come parrocchia un pellegrinaggio a Lourdes nel prossimo anno, alcuni giovani ci hanno preceduto in una esperienza di servizio agli ammalati.

 

 

“ERO PARTITO PER DARE E NON HO FATTO ALTRO CHE RICEVERE”

 

Dal 30 luglio al 4 agosto undici giovani della nostra parrocchia hanno partecipato con me ad un pellegrinaggio a Lourdes. Aggregati al pellegrinaggio della Diocesi di Tortona, abbiamo prestato sevizio come barellieri e dame con l’associazione piemontese O.F.T.A.L. (Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes). Durante il viaggio di ritorno ho chiesto a ciascuno di loro di descrivere brevemente l’esperienza appena vissuta. Ecco le loro riflessioni:

 

“Vieni a Lourdes ad accompagnare i malati?” “Perché no?”

Ecco come è iniziata questa esperienza, senza alcuna aspettativa e con il sentore nel cuore di una chiamata. Parto carica di entusiasmo ma con il timore di non riuscire a dare quanto basta e con l’ansia di non aver nulla da condividere con quei ragazzi molto più giovani di me… Ed invece ecco che assaporo la gioia dell’incontro più autentico e più puro, fatto di un sorriso, del sostegno nella fatica, di uno sguardo, di una carezza che rivela un’intima intesa. Un incontro di esperienze di vita, di malattia, di sofferenza raccolti tutti nel sicuro abbraccio della Vergine nel calore della grotta. Grazie a voi tutti e a Te Maria per la grazia ricevuta. Lourdes è un eterno miracolo, mano nella mano con lo sguardo a Te ed i nostri cuori all’unisono che urlano il nostro grazie.

L.

 

Partivo per questo viaggio con una serie infinita di dubbi riguardo a ciò che avrei potuto dare e a ciò che avrei potuto ricevere da questa esperienza. Invece, sin dal primo giorno, mi sono convinto della bontà della scelta compiuta perché ho iniziato a vivere e ad assaporare l’atmosfera di Lourdes. Nonostante le fatiche compiute e le ore di sonno arretrato, che di giorno in giorno aumentavano, posso dire che è stata un’esperienza “forte” dal punto di vista spirituale, ma soprattutto dal punto di vista umano. Infatti oltre ai dovuti ringraziamenti all’O.F.T.A.L., a don Edmondo, alla nostra squadra di barellieri, e a tutti i volontari, il mio più sentito grazie va senz’altro ai malati perché la loro presenza mi ha aiutato a vivere in modo completo questo bellissimo pellegrinaggio. Conoscendoli e rapportandomi con loro ho imparato anche a conoscermi meglio e a capire qualcosa in più della mia fede.

M.

 

Non è facile da spiegare, forse nemmeno possibile: accompagnare i malati, pregare, camminare, correre, sudare…Detto così sembra solo una faticaccia, e in effetti questa esperienza la si può comprendere solo vivendola: il groppo in gola in tutti i momenti forti, i rapporti umani con chi non ha la fortuna di vivere una vita come la nostra, senza dimenticare le relazioni tra noi volontari. In tutto questo si spera di aver dato, ma si scopre di aver ricevuto molto di più. Probabilmente tutto ciò è il miracolo di Lourdes, senza doverlo cercare in chissà quali gesti clamorosi. Solo facendosi coinvolgere in un pellegrinaggio del genere si scoprono le piccole cose, quelle che contano veramente.

F.

 

Fatica, sudore, sonno, stanchezza: queste le principali sensazioni fisiche che si sono avvertite nei giorni del pellegrinaggio a Lourdes. Ma grazie all’energia dataci dai sorrisi e dalla contentezza dei malati e al sostegno della Madonna sono riuscito a sopportare tutto. E poi l’incredibile focolare acceso in me durante la preghiera personale, nella notte, davanti alla grotta mi dava la spinta per ricominciare il giorno successivo.

F.

 

Sono partito con tanti dubbi e timori. Il primo giorno, dopo il lungo viaggio, la stanchezza era la sensazione dominante, ma giorno dopo giorno il contatto con i malati, il servizio di barelliere e soprattutto i passaggi davanti alla grotta hanno lasciato in me nuove sensazioni: la stanchezza c’era sempre, ma si sentiva di meno, sostituita dalla gioia che solo il mettersi al servizio degli altri può dare. È stata un’esperienza molto arricchente, sia dal punto di vista umano che spirituale. Un esperienza non dimenticabile: un grazie a don Edmondo.

D.

 

Ho visto Gesù sofferente sul volto di un ammalato, e l’ho abbracciato come si fa per proteggere un bambino; ho visto la bellezza nel sorriso di una giovane donna disabile, e anche il mio viso si è illuminato di gioia; ho sentito l’Amore che mi riempiva il cuore tanto da farmi sciogliere in lacrime ogni volta che un anziano mi ringraziava…A Lourdes la stanchezza non si sente. Ero partita per dare e non ho fatto altro che ricevere: grazie Madonna mia dolcissima, sei la “speranza dell’anima mia”!

R.

 

Lourdes è luogo di grazia, non solo di miracoli. È difficile essere testimoni diretti del miracolo di una guarigione, più comune è percepire la spinta naturale al bene, la luce della grazia appunto. Solo grazie ad essa tutto acquista più significato. Il servizio e la preghiera che a casa svolgerei con tanta fatica a Lourdes vengono così spontanei che non si possono imputare alla volontà di mantenere l’impegno preso o alla forza dell’atmosfera sacra che si respira, è innegabile in tutto questo l’intervento di una scintilla di divino. Sono straordinarie le emozioni che ciò riesce a suscitare. Il piacere del servizio e la gioia della gratuità ricambiano in pieno la fatica provata: gli anziani e i malati sanno darti molto di più di quel poco che ricevono da noi. Spero di avere la forza di portare ciò che ho appreso dal punto di vista umano e spirituale nella vita di tutti i giorni. Indubbiamente il ricordo di questi giorni dove abbiamo vissuto pienamente la comunione con l’altro sofferente mi rimarrà nel cuore e sarà in grado di rafforzarmi nella fede, suscitando ogni volta in me quella lieve aura di grazia.

M.

 

La grotta: roccia, solo roccia, cosa potrebbe esserci di più semplice? Eppure giorno dopo giorno il cuore si apre, si riempie di emozioni e di gioia. Tutto sembra più vero. Le amicizie si trasformano, condividendo pensieri e sensazioni intime e spirituali, nuovi legami si creano, forti di un momento che non si dimenticherà. Il servizio unisce, la stanchezza unisce e la gioia e la preghiera rendono tutto speciale. Ottimi compagni di viaggio, simpatici e affettuosissimi malati, preghiera vera e intensa hanno trasformato il mio “viaggio” a Lourdes in un “incontro” a Lourdes.

V.

 

Questa è la prima volta che vado a Lourdes. Ero molto teso, e iniziando questa esperienza a servizio dei malati mi son detto: ”Oddio, adesso cosa faccio? E se non sono in grado di compiere il mio lavoro?” . Il primo giorno ero molto agitato e il tempo sembrava non passare mai. Quando siamo stati chiamati per raggiungere il punto di ritrovo dei barellieri per ricevere i primi ordini il mio cuore ha cominciato a battere forte. A quel punto però mi son detto: “Ma perché essere teso, di cosa avere paura? In fondo avevo sempre desiderato di rendermi in qualche modo utile verso i più bisognosi”.

Man mano che prendevo confidenza con i malati e capivo meglio il compito affidatomi la mia tensione calava. Quando mi sentivo in difficoltà recitavo un’ Ave Maria. Così, giorno dopo giorno, tutto mi è sembrato più semplice avvertendo la vicinanza della Madonna; del resto proprio lì, in quella terra, centocinquanta anni fa Ella ha voluto manifestarsi all’umile Bernadette.

M.

 

Questi giorni mi han fatto capire una cosa a mio parere importantissima: i luoghi sacri e le varie celebrazioni mi hanno aiutato ad avvicinarmi a Dio attraverso la preghiera, ma con mio stupore, la manifestazione più piena e più vera di Dio l’ho percepita nella solidarietà, nell’amore e nell’amicizia che si è creata fra le persone, dando vita al vero “miracolo” di Lourdes. Purtroppo descrivere le emozioni provate è impossibile perché solo vivendo questa esperienza si può capire in profondità il senso di un pellegrinaggio di questo tipo.

F.

 

Sono uscito da questa esperienza “senza parole”. È stata un’esperienza bellissima, ma essendo sulla strada del ritorno non sono ancora riuscito ad assimilare e a mettere a fuoco tutto. Le sensazioni sono ancora confuse ed opacizzate dalla stanchezza. L’aspetto spirituale è stato magnifico, intenso, sincero e quello umano altrettanto. In particolare vorrei sottolineare la bella esperienza di condivisione avuta con i giovani della comunità Casa del Giovane di Pavia, che prestavano con noi il servizio di barellieri. Posso assicurare che sono tra le persone più sensibili, gentili, leali e volenterose che abbia mai conosciuto. Mi hanno dato tanto, e spero di aver lasciato loro qualcosa, anche la più piccola.

L’ultimo pensiero ovviamente è per la Vergine, che ha vegliato su di noi e ci ha accompagnato in questa avventura stupenda e indimenticabile.

M.

 

Difficile aggiungere altro a quanto i giovani hanno esaustivamente espresso, se non la mia personale soddisfazione per la buona riuscita dell’iniziativa. Il servizio prestato ai malati e agli anziani, i sacrifici compiuti, la condivisione della fatica e del lavoro con tutti i volontari, la straordinaria amicizia creatasi con i ragazzi della comunità “Casa del Giovane” e soprattutto la preghiera, quella comunitaria delle grandi celebrazioni liturgiche e quella personale davanti alla Grotta delle apparizioni, specialmente quella notturna, hanno fatto di questo pellegrinaggio una vera esperienza di fede e di carità.

 

Don Edmondo




CAMPI SCUOLA 2008

1° TURNO

Quando in pieno inverno è arrivata la proposta di Don Edmondo di fare le educatrici al camposcuola, abbiamo da subito capito che non potevamo dire “no”. Forse il ricordo dei capiscuola vissuti da adolescenti e la voglia di rivivere certe emozioni con i nostri figli e i loro amici, hanno fatto sì che il 21 Giugno superati alcuni ostacoli organizzativi (restante famiglia a casa!) ci trovassimo su un pullman diretto a Valgrisenche. Quando arrivi, dopo aver ammirato la bellezza della valle, ti ritrovi subito proiettato in un’organizzazione efficiente e consolidata, frutto di un lavoro che è iniziato a Lodi e che lì prosegue: niente si improvvisa! A quel punto l’ingranaggio è in funzione e niente e nessuno si ferma più.

Tutti hanno un compito da svolgere, ogni ruolo è fondamentale per il buon svolgimento del campo-scuola e nei momenti liberi si parla, si scherza, si fa amicizia. L’armonia e la serenità hanno permeato questo campo-scuola insieme all’impegno e alla serietà dei momenti di preghiera al mattino e alla sera, le attività nei gruppi e la S. Messa ogni giorno. Questo gruppo di ragazzi ha partecipato a tutte le attività proposte con interesse ed entusiasmo pur con le difficoltà che la vita in comune presenta: stare gomito a gomito con settanta persone ogni giorno non èfacile! Così i giorni sono volati e sotto il sole di Valgrisenche ci siamo conosciuti meglio, ci siamo aiutati, abbiamo condiviso momenti, spazi e cose, abbiamo trovato nuovi amici, abbiamo giocato, abbiamo trascorso le giornate innanzitutto nell’incontro con Dio e con Lui, il giorno prima del ritorno a Lodi, ci siamo tutti Riconciliati. E poi si torna a casa…e scopri che sei partito per andare a dare un contributo e invece torni e il tuo zaino è colmo di tutto ciò che gli altri ti hanno donato: la loro presenza, un sorriso, una parola, un esempio, una nuova amicizia, un pregiudizio superato. L’ultima sera abbiamo pregato così:

 

”Grazie Signore, perché anche oggi

hai voluto farmi sperimentare che è bello essere tuo amico.

Le persone che ho incontrato,

le esperienze che ho vissuto mi hanno parlato di Te,

insegnami ad andare sempre incontro agli altri

con gioia, generosità ed entusiasmo.

Fammi ogni giorno segno

della tua accoglienza

e del tuo amore per tutti. Amen.”

 

...e grazie Don Edmondo!

 

Antonia e Marina

 

 

2° TURNO

Ciao lodigiani! Non vi immaginate nemmeno che clima c’è in montagna: un paradiso! Una settimana di sole limpido e aria fresca…(solo alla sera un po’ di pioggerellina). Là è meraviglioso! L’acqua è gelata, l’erba è verde e robusta come in primavera, i fiori sbocciano in ogni prato…è stata una vacanza di movimento e rigenerazione! Rigenerazione sia fisica che spirituale: il camposcuola ha un clima a sé, come quello della montagna. Ha il cima dell’amicizia, c’è un’atmosfera di incanto, tutto si ferma a respirare, a prendere aria fresca.

Ha anche il clima della preghiera, come un punto di ritrovo che regola la giornata, che le da ritmo e purezza, che ci accompagna in ogni momento. Quest’anno sono stata animatrice per la prima volta e ho avuto la sensazione che nulla si è sprecato, nulla si è perduto in quei giorni, anche l’ultima sera piovosa e nervosa, si è tramutata in una nottata di musica e balli intramontabili.. Abbiamo ballato davvero tanto al secondo turno, vero ragazzi?! Ancora adesso incontrandoci per la strada o in pizzeria abbiamo freschi nella mente quei ritornelli.

Noi animatori siamo stati fortunatissimi perché loro sono fantastici, ci hanno ripagati più di quello che noi abbiamo dato loro… Per questo motivo piangevo con loro sul pullman, perché sono la cosa più bella che ho mai visto… Il loro sorriso è il sorriso della vita…e dedico questi pensieri a loro…i veri re e le vere regine del camposcuola. Voglio ricordare gli animatrici e gli animatori: Marta (Martolina), Nicol (Niky), Silvia (Sissi), Giulia (Giuly),Chiara (Milly), Samuele (Sam), Andrea (Buby), Fabio (Fus), Stefano (Tagliuz), Stefano ( Bara), Francesco (Milo).

Un grazie di cuore alle cuoche Elvira, Andreuccia e Mariarosa, a Giacinto e un abbraccio da parte di tutti a suor Floriana, Mariemma e a Don Edmondo! A presto!

 

Irene

 

 

3° TURNO

Tutti lo cercano, tutti lo vogliono… è proprio il caso di dirlo? Beh, guardando il numero dei partecipanti al terzo turno di quest’anno non sembrerebbe che i ragazzi dell’ “Efa” impazziscono per il campo. Ma si sa a volte l’apparenza inganna. Chiedete a chi è rimasto su per qualche giorno ed è dovuto tornare all’afa della nostra pianura lodigiana. Avrebbe fatto carte false per rimanere in Valgrisenche. Eh si... perché come ogni anno al campo non tutti ci vogliono andare perché non ci va l’amico o perché altri motivi lo “impediscono”. Sicuramente tutti validi, non lo metto in dubbio. Quando però tornata l’armata di ragazzi che quei dieci giorni li ha vissuti ecco che un qualche dubbio sorge e fa pentire di non essersi iscritti.

Qualcuno pensa che io stia esagerando; non credo. La testimonianza di quanto il “campo Efa” è un’esperienza coinvolgente lo si vede nel sorriso dei ragazzi durante i giochi, il canto durante le messe, nei volti segnati dalla sofferenza nelle gite, dalle grida e lo scatenarsi in pista l’ultima sera, dagli abbracci e le strette di mano, dai silenzi e le lacrime sul pullman di ritorno a Lodi. Potrei stare qui a citare mille e più momenti perché il campo ogni anno è una sorpresa. Non solo per chi è nuovo, ma anche per i “veterani” che ormai di campo ne masticano. Ed è così che le giornate passano tra le gite, il massimo per Don Eddy (un po’ meno per i ragazzi), le attività sul tema del campo che i ragazzi snobbano tanto, ma che alla fine offrono sempre spunti di riflessione e miglioramento. Come non dimenticare poi le interminabili sfide a calcio che per ciò che riguarda i ragazzi si potrebbero sostituire tranquillamente alle messe. Alla sera ecco i giochi preparati da noi assistenti. È proprio qui che si scatenano le ugole; non per cantare, ma per gridare e far strippare l’animatore. Ma si sa: come i saggi dicono “l’animatore ha sempre ragione”; alla sera a letto belli caldi dopo un bel “partorellino”, alla mattina una bella sveglia con l’acqua come i vecchi insegnano.

A questo punto c’è chi starà pensando che i poveri pargoli siano stanchi, poverini! In effetti sveglia alle sette e mezza, poi gita, ecc; non è una giornata leggera. I ragazzi, però, sono una fonte inesauribile di energia ed è come per magia che nell’attimo tra la preghiera serale e il coprifuoco, le pile duracell entrano in funzione e inizia il parapiglia notturno. Gente che organizza tornei di carte, chi si guarda un film sul portatile portato da casa (male, molto male n.d.r.), altri che girano a vuoto per le stanze. Stabilito un tempo bonus noi assistenti sediamo tutto e tutti e finalmente si dorme. Forse. Si perché mentre tutti sono addormentati qualcuno passa a fare i soliti scherzetti simpatici pasticciando le facce con i pennarelli, improvvisando gavettoni con le bibite o impiastrando i letti di dentifricio. Non sempre è possibile prevenire tutto…E poi: qualche ignoto la passa liscia, qualcun alltro meno.

Si sa, alla sera leoni alla mattina… ehm… bè alla mattina tutti addormentati, ma con metodi persuasivi si riesce sempre a fare alzare i nostri “angioletti” pronti per un’altra giornata. Sembrano tutte uguali, ma la nostra voglia di stare insieme è più forte e così si gioca, si fatica, ci si diverte l’uno a contatto con l’altro, ventiquattrore su ventiquattro. È in questo modo che nascono nuove amicizie, si consolidano altre, nascono e finiscono nuovi amori o semplicemente delle simpatie che a Lodi poi vengono coltivate.

Tutti i tempi sono scanditi da messe e preghiere, (pur senza esagerare) perchè non c’è solo il divertimento o il relax, ma anche guardarsi dentro ogni tanto non fa male, anzi… E allora, tutti lo cercano, tutti lo vogliono… direi proprio di si!! Quindi cari ragazzi, per l’anno prossimo non createvi impedimenti (chi ha orecchi per intendere… n.d.r.).

Infine un’ultima speranza che è quella di vedervi tutti all’ “Efa”. Non si dice tutti i giorni, ma quando si può giù all’Efa c’è sempre qualcuno da salutare o con cui fare quattro parole, anche se non è il vostro amico preferito.

 

Milo




GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ – SYDNEY 2008

In tanti avevano progettato e sognato la partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù. Di fatto poi, sono  intervenute tante difficoltà. Ma tra le centinaia di migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo, almeno una di noi c’era...

 

Vorrei trattenere in me, il più a lungo possibile, il ricordo dei giorni trascorsi dall’altra parte del mondo in compagnia di migliaia di amici come me felici di testimoniare la nostra fede nel Cristo risorto e nel suo rappresentante. Non so come farò in un semplice articolo a raccontare tutto quello che ho vissuto, ma ci proverò!

Frastornata da emozioni contrastanti, paura del lunghissimo viaggio, ansia di aver dimenticato qualcosa nel mio bagaglio preparato con l’accuratezza di un marine (e credetemi, per una ragazza non è poi così semplice far entrare vestiti per 20 giorni in un solo zaino) ma anche con un sacco di speranze per quello che mi avrebbe aspettata, munita di paziente sopportazione delle raccomandazioni di genitori e nonni esageratamente preoccupati, mi ritrovo il 12 luglio sul piazzale del Belfagor dove altri 45 ragazzi della diocesi di Lodi si preparano a vivere giorni indimenticabili.

Poco più di 60 ore di viaggio e il 14 notte finalmente raggiungiamo la scuola che ci ospiterà per la nostra prima settimana di viaggio.

Dormiamo in 30 per terra in ogni aula, le docce sono tre, un cabinotto in compensato con una bombola a gas, tre getti d’acqua, i chiodi come appendini. In coda siamo 150 (ma diventeremo più di 200 nei giorni successivi) e accappatoio e infradito non sono l’abbigliamento più indicato per aspettare nel rigore dell’inverno australiano. Per le 3 tutto finisce. La GMG può iniziare…

Basta un giorno per rimanere storditi di entusiasmo; alla messa di inaugurazione ci accorgiamo che non c’è solo l’Italia ad accogliere Benedetto XVI: in tutta la baia di Sydney sventolano bandiere libanesi, iraniane, cinesi e di tanti altri Paesi che difficilmente sarei in grado di ritrovare su un mappamondo. Ragazzi sorridenti cantano e ballano al ritmo di musiche coinvolgenti, altri distribuiscono abbracci gratuiti a tutti con tanto di cartello a sponsorizzare l’iniziativa.

Ma la GMG è fede e festa nel medesimo istante, riflessione e gioco, gioia urlante e silenzio raccolto in un’unica nota. Così trascorriamo le giornate in attesa dell’arrivo del Santo Padre tra celebrazioni eucaristiche, confessioni, catechesi collettive ma anche festival, concerti e shopping sfrenato per le vie del centro.

Momento culminante e conclusivo, dopo aver partecipato il venerdì ad una via Crucis dal sapore magico, con tanto di attori professionisti, è la veglia del 19.

Mai mi sarei aspettata di emozionarmi tanto. Tema della GMG di quest’anno era: “Avrete forza dallo Spirito e mi sarete testimoni”. Si sente così tanto parlare di Spirito Santo ma non penso che tutti abbiano un’idea chiara di Chi si stia parlando. Ma quella notte, dall’altra parte del mondo, lontana dai miei cari, insieme a persone che in pochi giorni ho imparato a conoscere, che sono entrate a forza nella mia vita ho capito che solo lo Spirito Santo poteva unire in’unica preghiera centinaia di migliaia di ragazzi provenienti da più di 50 di Paesi del mondo e con storie tanto diverse una dall’altra.

E ora che fare? Ce lo ha detto il Papa richiamando le parole di Sant’Agostino: far sì che l’amore unificante sia la nostra misura, l’amore durevole la nostra sfida,  l’amore che si dona la nostra missione.

 

Paola O.




CAMPI SCUOLA 2006

Ripensando ai campiscuola…

 

22 luglio, mattina: l’ultima valigia è stata caricata, il pullman è pronto a partire per il rientro a Lodi. Saluto frettolosamente i ragazzi, assonnati dopo l’interminabile ed estenuante ultima nottata, sapendo di rivederli presto in oratorio, auguro loro il buon viaggio, osservo il pullman che pian piano lascia Valgrisenche e tiro un sospiro di sollievo. È il sospiro di chi ha portato a termine un.impresa faticosa durata venti giorni, ma soprattutto di chi rende grazie a Dio per l’esperienza felicemente conclusa e per l’anno trascorso. E sì, perché con la fine dei campi - scuola si conclude anche un anno pastorale. Il camposcuola, come del resto il Grest, può essere infatti considerato come il traguardo e il risultato più significativo degli sforzi profusi a favore delle nuove generazioni da parte della comunità parrocchiale, e in particolare dell’oratorio, in un intero anno pastorale. Al camposcuola si possono raccogliere i frutti di quanto si è seminato durante l’anno attraverso le tante iniziative educative e ricreative del nostro oratorio. Lì si può verificare la reale capacità della parrocchia di incidere realmente nel vissuto dei suoi ragazzi, lì si tocca con mano quanto di buono ci sia in loro e quanto invece debba essere purificato, migliorato.

La convivenza, non certo tutta rose e fiori, con i ragazzi delle medie e poi delle superiori ti permette di cogliere aspetti del loro modo d.essere e di fare che difficilmente comprenderesti con i soli incontri, spesso fugaci, che si hanno in oratorio, e soprattutto dà a tutti la possibilità di instaurare significativi legami di amicizia.

Credo sia proprio l’amicizia il vero cuore di ogni camposcuola e ciò per cui valga la pena spendervi tante energie. In essa, penso, si realizzi una felice coincidenza tra le attese dei ragazzi e quelle del sacerdote e degli educatori. Tutti infatti, ragazzi ed educatori, desiderano più di ogni altra cosa che il camposcuola sia l’occasione per vivere uniintensa esperienza di amicizia. E sta in questa coincidenza, non così facilmente raggiungibile in altri ambiti educativi, la grande occasione, la vera sfida educativa, cioè quella di trasformare ciò che ai più sembra una semplice vacanza in una vera proposta educativa della nostra pastorale giovanile.

A tale proposito trovo davvero appropriate le parole che Papa Benedetto ha usato nel discorso tenuto al Convegno della Diocesi di Roma sull’educazione dei giovani alla fede, nel giugno scorso:

 

“Cari fratelli e sorelle, questa certezza e questa gioia di essere amati da Dio deve essere resa in qualche modo palpabile e concreta per ciascuno di noi, e soprattutto per le giovani generazioni che stanno entrando nel mondo della fede. In altre parole: Gesù ha detto di essere la “via” che conduce al Padre, oltre che la “verità” e la “vita” (cfr Gv 14, 5-7). La domanda è dunque: come possono i nostri ragazzi e i nostri giovani trovare in Lui, praticamente ed esistenzialmente, questa via di salvezza e di gioia? È proprio questa la grande missione per la quale esiste la Chiesa, come famiglia di Dio e compagnia di amici nella quale veniamo inseriti con il Battesimo già da piccoli bambini e nella quale deve crescere la nostra fede e la gioia e la certezza di essere amati dal Signore. È indispensabile quindi - ed è il compito affidato alle famiglie cristiane, ai sacerdoti, ai catechisti, agli educatori, ai giovani stessi nei confronti dei loro coetanei, alle nostre parrocchie, associazioni e movimenti, finalmente all’intera comunità diocesana - che le nuove generazioni possano fare esperienza della Chiesa come di una compagnia di amici davvero affidabile, vicina in tutti i momenti e le circostanze della vita, siano esse liete e grati. canti oppure ardue e oscure, una compagnia che non ci abbandonerà mai nemmeno nella morte, perché porta in sé la promessa dell’eternità”.

 

Certo, non è scontato ed automatico che i ragazzi partecipando al camposcuola percepiscano questa esperienza come un.occasione per sentire la Chiesa, e in particolare la comunità parrocchiale, come la compagnia di amici davvero affidabile, così come felicemente l’ha definita il Papa, ma è comunque la grande opportunità, la sfida che ogni anno ci proponiamo di realizzare attraverso i campi – scuola.

È questo il motivo che mi spinge ad apprezzare e a credere in queste belle esperienze di gruppo e a ringraziare sempre il Signore per aver trovato nella nostra parrocchia una così consolidata tradizione.

L’amicizia che i ragazzi creano tra loro e con gli educatori penso sia quel buon terreno su cui seminare il Vangelo. Del resto la comunione e l’amicizia tra i credenti è la strada scelta da Cristo per continuare ad essere presente nel mondo (“Perché dove sono due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”). Ed è stato il metodo che Cristo stesso ha usato con gli Apostoli e i discepoli, che Egli considerava e chiamava amici, perché ad essi comunicava i segreti del Regno di Dio attraverso quella esperienza di fraterna convivenza con essi intrapresa.

Sono queste le motivazioni che mi portano a considerare il camposcuola non una pacifica e bella parentesi estiva all’interno delle molteplici attività parrocchiali, ma come occasione propizia per aiutare i nostri ragazzi a percepire la Chiesa come famiglia di Dio, compagnia di amici davvero affidabile, dove ognuno, sentendosi amato e benvoluto, è chiamato ed aiutato a crescere nell’amicizia con Gesù, traguardo e apice di ogni fede adulta e matura.

Un grazie di cuore a tutti per l’amicizia regalatami.

 

                                                                 Don Edmondo

 
Turno Medie: ...dieci giorni di condivisione

 

“Tornate a Lodi”. Era questo l’unico pensiero che ci passava per la testa quando abbiamo visto arrivare il pullman che portava i ragazzi del secondo turno. Sia chiaro: non perché questi non fossero i benvenuti, ma per il semplice motivo che il solo pensiero di lasciare i ragazzi con i quali avevamo vissuto dieci indimenticabili giorni ci rattristava …e non poco! Ogni giornata è trascorsa molto intensamente: a partire dal mattino, quando i ragazzi ancora assonnati salutavano le straordinarie cuoche già sveglie da tempo per prepararci la colazione, fino alla sera: convincerli ad andare a letto era un’impresa per tutti noi animatori. Insieme abbiamo condiviso grandi fatiche e gioie: le lunghe camminate su sentieri immersi nei boschi e nei prati dei pendii alpini, le sfide a calcio contro i ragazzi dei campeggi vicini (tutte vinte da noi!) e le partite della nazionale. Nessuno di noi avrebbe mai pensato di vedere la finale dei mondiali di calcio in un posto sperduto come Valgrisenche, ma non per questo la felicità dopo l’ultimo rigore è stata contenuta, anzi l’immagine dei volti rigati da lacrime di gioia rende ancora più speciale questo già strepitoso camposcuola. È stato molto bello e allo stesso tempo inaspettato vedere la forte partecipazione dei ragazzi durante le attività ed i momenti di preghiera e la grande emozione provata da questi nell’incontrare all’aeroporto di Aosta il Papa Benedetto XVI (nella foto i nostri ragazzi lo accolgono). Nonostante le preoccupazioni e le perplessità iniziali, essendo questa la nostra prima esperienza come animatrici, ora possiamo dire che è stata molto importante non solo per i ragazzi, ma anche per noi stesse poiché abbiamo imparato ad essere un pò più responsabili (essere un buon esempio per 60 ragazzi non è facile!) e a condividere con chi è più giovane le nostre conoscenze ed esperienze. Ringraziamo don Edmondo per averci offerto questa fantastica opportunità e tutti i ragazzi che con la loro vitalità e simpatia hanno reso indimenticabili questi momenti. Grazie di tutto!

 

                                                                 Laura e Sara

 

 

Turno adolescenti: ricordi ed emozioni

 

Dopo 4 anni passati a Valgrisenche ogni punto della casa, angolo del paese, campo da calcio o area pic-nic ha un sapore particolare. Quanti ricordi di chiacchierate sul muretto, in piazzetta, e partitone a calcio dove ancora dilaga il clima mondiale! Vivere il 2° turno da animatrici è stato spettacolare, strano e intenso. Scesi dal pullman il primo giorno ci si immerge in un mondo tutto particolare, in un’atmosfera che esiste solo lì e solo in quei 10 giorni. Dalla sveglia musicale mattutina (tranne quando è Pupo a dare il via alla giornata!) alla “buona notte” eterna della sera ci sarà sempre qualcuno accanto a te pronto a ridere, scherzare, giocare, dire o fare cose stupide che saranno ricordate per molto tempo come le “perle” del campo. Quest’anno abbiamo avuto l’onore di un grande ritorno: il “Budo” (Marco Bottini), insuperabile calciatore e grigliatore divino; scherzi a parte Grazie veramente di cuore! “…non si può restare soli certe notti qui…” “…certe notti sei sveglio o non sarai sveglio mai…”, rubiamo queste parole di Ligabue, che è stato anche la colonna sonora, amata e odiata, del campo per raccontare un momento che difficilmente dimenticheremo. Era sera, avevamo appena finito i giochi, ma, prima della consueta preghiera in cappellina, don Edmondo ci ha invitati ad uscire dalla casa. L’aria era frizzante, ma non freddissima, le luci del paese erano spente, ma, pronta ad illuminarci, c’era una stellata meravigliosa. Sono bastati la chitarra e un cielo da favola a creare dal nulla una serata magica. È impossibile riassumere in poche righe dieci giorni vissuti pienamente istante dopo istante, ma siamo sicure che ognuno di noi ha adesso nel cuore una valigia di ricordi e emozioni difficile da chiudere.

 

                                                                 Vale e Ale