L'APPROFONDIMENTO
11 FEBBRAIO: GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
Nel messaggio il Papa si sofferma sui cosiddetti “sacramenti di guarigione”. Qui riprendiamo il brano relativo al sacramento dell’unzione dei malati.
In occasione della Giornata Mondiale del Malato, che celebreremo il prossimo 11 febbraio 2012, memoria della Beata Vergine di Lourdes, desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza a tutti i malati che si trovano nei luoghi di cura o sono accuditi nelle famiglie, esprimendo a ciascuno la sollecitudine e l'affetto di tutta la Chiesa. […]
3. Dalla lettura dei Vangeli, emerge chiaramente come Gesù abbia sempre mostrato una particolare attenzione verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i suoi discepoli a curarne le ferite , ma ha anche istituito per loro un Sacramento specifico: l'Unzione degli Infermi. La Lettera di Giacomo attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr 5,14-16): con l'Unzione degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio. Tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l'ha accolta. In quell'ora di prova, Egli è il mediatore, «trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la passione del mondo, trasformandola in grido verso Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio, e così portandola realmente al momento della Redenzione». Ma «l'Orto degli Ulivi è ... anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione ... Questo duplice mistero del Monte degli Ulivi è anche sempre "attivo" nell'olio sacramentale della Chiesa ... segno della bontà di Dio che ci tocca» . Nell'Unzione degli Infermi, la materia sacramentale dell'olio ci viene offerta, per così dire, «quale medicina di Dio ... che ora ci rende certi della sua bontà, ci deve rafforzare e consolare, ma che, allo stesso tempo, al di là del momento della malattia, rimanda alla guarigione definitiva, alla risurrezione (cfr Gc 5,14)» (ibid.). Questo Sacramento merita oggi una maggiore considerazione, sia nella riflessione teologica, sia nell'azione pastorale presso i malati. Valorizzando i contenuti della preghiera liturgica che si adattano alle diverse situazioni umane legate alla malattia e non solo quando si è alla fine della vita l'Unzione degli Infermi non deve essere ritenuta quasi «un sacramento minore» rispetto agli altri. L'attenzione e la cura pastorale verso gli infermi, se da un lato è segno della tenerezza di Dio per chi è nella sofferenza, dall'altro arreca vantaggio spirituale anche ai sacerdoti e a tutta la comunità cristiana, nella consapevolezza che quanto è fatto al più piccolo, è fatto a Gesù stesso.
COMMENTI VIVENTI
“Un commento al Vangelo non si deve scrivere ma vivere. E ci sono molti più commenti viventi al Vangelo di quanto possa sembrare a prima vista”. Propongo queste parole del filosofo austriaco Ferdinand Ebner (1882-1931), prima ateo e poi ardente credente, con qualche imbarazzo, avendo alle spalle una non piccola valanga di pagine di commenti biblici. Un imbarazzo che dovrebbe colpire anche i predicatori che, a partire da stasera e per tutta la giornata domenicale di domani, intesseranno esposizioni, spiegazioni, applicazioni sui testi biblici della liturgia. Già un ateo rimasto tale come il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche accusava in questi termini i cristiani: «Se la buona novella della vostra Bibbia fosse anche scritta sul vostro volto, non avreste bisogno di insistere così ostinatamente perché si creda all'autorità di questo libro: le vostre azioni dovrebbero rendere quasi superflua la Bibbia perché voi stessi dovreste essere la stessa Bibbia». Ebner, però, apre uno squarcio a cui affacciarsi: per le strade del mondo non ci sono solo visi pallidi di indifferenza o arrossati dall'egoismo; camminano tanti «commenti viventi al Vangelo», giovani e anziani, fedeli e persone che credono di non credere ma conducono un'esistenza specchiata e generosa. Ogni giorno li incontriamo e sono quelli — come scriveva ancora Ebner — che hanno abbattuto tra loro e gli altri e Dio «la muraglia cinese del proprio io». Mi piace, allora, finire con un augurio: che sia possibile anche per noi incidere sulla nostra tomba l'epigrafe che volle per sé questo filosofo: «Qui giace il resto mortale di una vita umana nella cui grande oscurità ha brillato la luce della vita e in questa luce ha compreso che Dio è amore».
G.F. RAVASI
Avvenire  10 dicembre 2011
L’AMORE DI DIO CI RENDE FIGLI
Stamani ho conferito il Sacramento del Battesimo a sedici bambini, e per questo vorrei proporre una breve riflessione sul nostro essere figli di Dio.
Anzitutto però partiamo dal nostro essere semplicemente figli: questa è la condizione fondamentale che ci accomuna tutti. Non tutti siamo genitori, ma tutti sicuramente siamo figli. Venire al mondo non è mai una scelta, non ci viene chiesto prima se vogliamo nascere. Ma durante la vita, possiamo maturare un atteggiamento libero nei confronti della vita stessa: possiamo accoglierla come un dono e, in un certo senso, “diventare” ciò che già siamo: diventare figli. Questo passaggio segna una svolta di maturità nel nostro essere e nel rapporto con i nostri genitori, che si riempie di riconoscenza. E’ un passaggio che ci rende anche capaci di essere a nostra volta genitori – non biologicamente, ma moralmente.
Anche nei confronti di Dio siamo tutti figli. Dio è all’origine dell’esistenza di ogni creatura, ed è Padre in modo singolare di ogni essere umano: ha con lui o con lei una relazione unica, personale. Ognuno di noi è voluto, è amato da Dio. E anche in questa relazione con Dio noi possiamo, per così dire, “rinascere”, cioè diventare ciò che siamo. Questo accade mediante la fede, mediante un “sì” profondo e personale a Dio come origine e fondamento della nostra esistenza. Con questo “sì” io accolgo la vita come dono del Padre che è nei Cieli, un Genitore che non vedo ma in cui credo e che sento nel profondo del cuore essere il Padre mio e di tutti i miei fratelli in umanità, un Padre immensamente buono e fedele. Su che cosa si basa questa fede in Dio Padre? Si basa su Gesù Cristo: la sua persona e la sua storia ci rivelano il Padre, ce lo fanno conoscere, per quanto è possibile in questo mondo. Credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, consente di “rinascere dall’alto”, cioè da Dio, che è Amore (cfr Gv 3,3). E teniamo ancora una volta presente che nessuno si fa uomo: siamo nati senza il nostro proprio fare, il passivo di essere nati precede l’attivo del nostro fare. Lo stesso è anche sul livello dell’essere cristiani: nessuno può farsi cristiano solo dalla propria volontà, anche essere cristiano è un dono che precede il nostro fare: dobbiamo essere rinati in una nuova nascita. San Giovanni dice: “A quanti l’hanno accolto / ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Questo è il senso del sacramento del Battesimo, il Battesimo è questa nuova nascita, che precede il nostro fare. Con la nostra fede possiamo andare incontro a Cristo, ma solo Lui stesso può farci cristiani e dare a questa nostra volontà, a questo nostro desiderio la risposta, la dignità, il potere di diventare figli di Dio che da noi non abbiamo.
BENEDETTO XVI
all’Angelus di domenica 8 gennaio 2012
L’ALLEGRA SVENDITA DELLA PRIVACY SULLA BANCARELLA DI INTERNET
Due atteggiamenti si ripetono con frequenza tra molti iscritti a Facebook & c.: l’ignoranza e la pigrizia. Ignoranza rispetto a ciò che altri possono fare con i dati che ognuno mette online, pigrizia rispetto allo sforzo per informarsi. Col passar degli anni e per l’altrui insistenza, Facebook (Fb, per gli habitué) ha effettivamente concesso ai suoi iscritti maggior protezione e libertà di scelta nella gestione dei dati personali. A patto che ci si informi: quanti sanno che è possibile selezionare una "modalità sicura" per accedere a Fb difendendo la privacy? Quanti sono informati del fatto che in questi giorni a tutti gli utenti arriva notifica dell’attivazione (obbligatoria) della modalità "Diario", che metterà in ordine cronologico, pubblicamente, tutti gli elementi del proprio profilo? Altra inquietante novità Fb è l’annunciata "condivisione senza attrito" (frictionless sharing), opzione in virtù della quale il social network ideato da Mark Zuckerberg potrà annotare e divulgare automaticamente agli "amici" qualsiasi scelta da noi compiuta su Internet (articoli letti, canzoni ascoltate, film scaricati...).
I social network consentono di intrattenere rapporti e di ripescare vecchie conoscenze. Com’è noto, ne deriva in genere un chiacchiericcio superficiale che ha poco da vedere con l’"amicizia" compiutamente intesa, anche perché quasi tutti si compiacciono di esprimersi e pochi di ascoltare. In certi casi è divertente dibattere su questioni grandi e piccine, ma queste schermaglie verbali scompaiono rapidamente sul fondo della pagina. Quello che resta, invece, sotto il pelo dell’acqua è la memoria totale di tutte le nostre tracce nella Rete, nonché di ogni connessione anche occasionale che ci siamo concessi. La piega che molti social network stanno prendendo non va affatto verso quel contesto che tra gli esseri umani si definisce "sociale", ovvero una civiltà rispettosa dei diritti e scrupolosa nel difenderli. Se entri in un social network, sai – o dovresti sapere – che in cambio ti verranno espropriate informazioni da destinare a usi che non governerai: commerciali, per lo più. La maggior parte delle volte queste informazioni vengono "incrociate" e sfruttate in modo anonimo, è vero, ma nulla impedisce che i dati personali servano a qualcuno per compilare accurati profili di gusti, preferenze, fobie, consuetudini. Un’indagine recente svolta dal californiano Center for the Digital Future sostiene che la maggior parte degli utenti del Web non accorda particolare fiducia alla qualità e alla veridicità delle informazioni. Va nei social network per condividere parole, foto, video, e pazienza per la spazzatura. Condivisibile, entro certi limiti, la tolleranza degli "internauti": il bicchiere è pur sempre mezzo pieno, e dentro ci sono straordinarie opportunità di informarsi, nonché di allacciare rapporti sinceri. Un po’ di prudenza basterebbe però a schivare molta parte dei rischi connessi a una frequentazione in stile Vispa Teresa. Per dirne una, adesso che nei social network sono letteralmente esplosi i "giochi sociali" si dovrebbe fare attenzione a quale sia il prezzo da pagare per "giocare gratis".
Un gioco italiano recente e popolare su Fb detta, per l’accesso "gratuito", condizioni d’ingresso onerose: a chi s’iscrive viene richiesta l’autorizzazione per «accedere alle tue informazioni di base (nome, foto, sesso, Id identificativo del pc e qualsiasi informazione pubblica)», per «pubblicare su Facebook a tuo nome», compresi messaggi, note, foto e video, per «accedere ai post nella tua sezione notizie e accedere ai tuoi dati in qualsiasi momento», anche quando non si sta usando l’applicazione, e per attingere «alle tue notifiche e contrassegnarle come lette». Un’autentica invasione occulta. Sono condizioni che si possono liberamente sottoscrivere, certo, ma non alla cieca, se vogliamo che il mondo della Rete globale ospiti cittadini consapevoli piuttosto che greggi di faciloni manipolabili.
EDUCARE I GIOVANI ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE
“Non abbiate paura” di impegnarvi “per un futuro più luminoso per tutti”. Sono i giovani i protagonisti del Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace. A loro si rivolge con parole di speranza e incoraggiamento: “Non siete mai soli. La Chiesa ha fiducia in voi”, “vi segue e vi incoraggia” offrendovi la possibilità di incontrare Gesù Cristo. Il Papa è consapevole delle preoccupazioni manifestate da molti giovani “in questi ultimi tempi in varie regioni del mondo”. E’ importante, scrive, che “questi fermenti e la spinta ideale che contengono trovino la dovuta attenzione in tutte le componenti della società”. La Chiesa, ribadisce, “guarda ai giovani con speranza” e li incoraggia “a ricercare la verità” e a “difendere il bene comune”. Il Papa invita dunque i ragazzi di tutto il mondo a guardare “con maggiore speranza al futuro” e ricorda loro che “non le ideologie salvano il mondo”, ma il Dio vivente che è Amore. “Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà – è l’esortazione del Pontefice – e non abbandonatevi a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi”. Il Papa chiede ai giovani di “essere di esempio e stimolo per gli adulti” sforzandosi di “superare le ingiustizie e la corruzione”. E esorta i responsabili politici ad “offrire ai giovani un’immagine limpida della politica come vero servizio per il bene di tutti”. Il Messaggio volge poi l'attenzione alla necessità di educare alla verità e alla libertà. L’uomo, scrive il Papa, “porta nel cuore una sete di infinito”, perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. E avverte che, “solo nella relazione con Dio l’uomo comprende anche il significato della propria libertà”. Questa, tiene a precisare, “non è l’assenza di vincoli o il dominio del libero arbitrio”. E mette in guardia dall’“assolutismo dell’io”, dalla “massiccia presenza” del relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie”. Il “retto uso della libertà – soggiunge – è dunque centrale nella promozione della giustizia e della pace”. Occorre poi “educare alla giustizia” in un mondo che ricorre solo “ai criteri dell’utilità, del profitto e dell’avere”. E rileva che oggi “certe correnti della cultura moderna, sostenute da principi economici razionalistici e individualisti hanno alienato il concetto di giustizia dalle sue radici trascendenti”. La pace, scrive il Papa, “è frutto della giustizia ed effetto della carità”. E’ “dono di Dio”, ma anche “opera da costruire”. Per essere veramente operatori di pace, conclude il Messaggio, dobbiamo educarci “alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità” e ad essere vigili e attivi nella comunità per “destare le coscienze sulle questioni nazionali e internazionali”.
Benedetto XVI
Il messaggio per la Giornata della pace 2012  1° gennaio 2012
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Mattinate di spiritualità per la Quaresima





ultimo aggiornamento
04/02/2012

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