STRUMENTI
PER L'APPROFONDIMENTO E LA PREGHIERA
Strumenti per l'approfondimento e la preghiera - Vol. 3

Riflessioni sulla Via Crucis

 

Premesse:

 

 

1)      Sono tanti anni che sono prete: da seminarista, più volte sono stato nella Chiesa provvisoria di Don Maggi; un giorno don Maggi mi vide consultare un libro di Padre Vagaggini (Il senso teologico della liturgia): ricordo che mi disse: “Fortunato tu che puoi leggere questo libro”….Poi io ebbi Padre Vagaggini anche come maestro all’Università e capii la fortuna che mi era capitata….Ma, sapete, le fortune si possono, ahimè, anche scialare. Qualcosa però mi è rimasto: al centro di tutta la liturgia, nei suoi aspetti anche apparentemente più periferici, sta Cristo. Ogni celebrazione è celebrazione del Signore, ogni preghiera, ogni devozione o pio esercizio trova o dovrebbe trovare in Cristo Signore la sua sorgente e motivazione; tutto, del resto, è pregato, chiesto, celebrato “per Cristo nostro Signore”: Nulla si dovrebbe anteporre a Cristo!

 

Ma è pur vero che ancora adesso capita a tutti di ricorrere…con grande velocità a padre Pio, saltando a piè pari il Signore, dimenticandolo; eppure sai bene che solo Lui è l’Unico Sacerdote e mediatore, Colui che sempre vive per intercedere per noi. Ricordo alcuni nostri Missionari in Messico: in una tribù della montagna fecero l’esposizione del Santissimo Sacramento per l’adorazione: appena i Padri Missionari si assentarono per un momento, l’ostensorio scomparve….Panico! Ma la gente era tranquilla: a loro bastava prostrarsi davanti a un mucchio di abiti…i missionari non capivano. Capirono quando, allontanata la gente e ritrovato il Sacramento in un cassetto della Sacrestia, sotto gli abiti trovarono anche un piccolo San Rocco che la gente usava rivestire con un abito dopo aver ricevuto la grazia….il risultato, dopo anni, era un mucchio di abiti…la gente non sapeva più bene che cosa stesse là sotto…ma che importa…l’importante è la Grazia Ricevuta; il fatto invece che tu possa vivere del Signore, del Pane disceso dal Cielo, tanto che ”per me vivere è  Cristo e morire un guadagno”e ancora “Chi mangia di me, vivrà per me” era semplicemente ignorato.

Ma non andiamo tanto lontano: se nella mia parrocchia (settimo paese più ricco d’Italia, anche se come seconda chiesa ho una baracca) annuncio una serata di preghiera con il Gruppo Padre Pio…la chiesa è stracolma, se dovessi convocare la Santa Assemblea per un’ora di adorazione del Signore nell’Eucaristia…non ci sarebbe un risultato così brillante…

Ricordiamo: al centro, sempre, il Signore!…anche nella Via Crucis, naturalmente! Essa non si celebra per provare commozione, per piangere…ma per contemplare Colui che è stato trafitto…per vedere e credere, come il Centurione: “Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio”…come Giovanni al Sepolcro: vide e credette.

 

2)      Altra premessa: vi voglio ricordare che io non mai ho esercitato il ministero in Città: sono un parroco di campagna, non conosco la finezza del dire e dunque, sono abituato a…parlare rozzo, ma ribadisco…faccio così solo perché non conosco le parole adatte: non per cattiveria. Se certe espressioni vi sembreranno dure…sappiate che non l’ho fatto apposta: non vi voglio ferire…oggi, di me si direbbe che non so usare le parole in un modo politicamente corretto.

 

3)      Non sono neanche un esperto d’arte: io sono semplicemente un burocrate, un passacarte per gli obblighi presi dalla Chiesa Italiana con lo Stato nel 1996 in vista di una maggior tutela dei beni artistici e storici.

 

4)      Che facciamo qui, questa sera?

 

5)      Qui si tratta di una Via Crucis che verrà posta nella vostra bella chiesa, un’opera  di alto pregio di Mario Rudelli; quindi sono almeno due le cose da programmare: Prima: Contempliamo Colui che è stato Crocifisso, perché? Perché siamo convinti, cioè crediamo, che nel supremo gesto d’amore di Gesù si adempiono le Parole scritte nei Salmi: Mi indicherai, Signore, il sentiero della vita; questo è il nostro desiderio: sapere perché viviamo, perché ci è capitata questa avventura. Ora il Signore ha detto: Io sono la via. E la segnaletica che ci ha dato è quella della Croce: Guarderanno a Colui che è stato trafitto. San Pietro dice: Signore, Tu solo hai parole di vita eterna…Sappiamo pure che la via del Signore è stretta e che il Signore, quando ci vede volonterosi discepoli, si volta e dice: Hai fatto bene i tuoi conti? Guarda che se sarai discepolo mio, il tuo amico alzerà contro di te il suo calcagno; guarda che sarai venduto per trenta denari, guarda che devi prendere ogni giorno la tua croce...E poi qui si tratta, continua il Signore, non di ricevere favori e grazie, ma di diventare sale, cioè di dare sapore a questo mondo e di conservarlo per il Padre...si tratta dunque di diventare una grazia, un servizio per la vita del mondo, perché – Gesù dice – il Padre mio Celeste non vuole che alcuno vada perduto. Si tratta di farsi carico dell’umanità, si tratta di amare “fino alla fine”

 

6)      Che cosa avrai in cambio? Questa è la seconda cosa che ci aspettiamo guardando la croce: La vita eterna: il compimento di una parola difficilissima di Gesù: chi perderà la propria vita la ritroverà! Nella via della Croce si cammina non solo verso la Morte, non solo verso il Martirio, ma verso la Luce: ogni via Crucis, celebrata come memoriale del Signore e anche come memoria della Storia che il Signore fa con noi…ha senso solo nella grande Liturgia del Cielo dove diremo: Amen. Benedizione e gloria all’Agnello, ove porteremo la veste bianca perché siamo la sua sposa bella lavata con il suo sangue.

 

7)      Scrive un teologo moderno Ortodosso, Christos Yannaras: “Vi dico la verità che io appartengo alla Chiesa perché ho un problema con la morte: voglio trovare una risposta al problema della morte; e con ciò credo anche di poter trovare una risposta al problema della vita”: nella morte di Gesù per noi, si trova il senso della vita: la nostra è una vita talmente amata da Dio, che Dio è venuto di persona a rialzarla a porla in quella verità che è l’Amore.

 

8)      Certo Gesù…quando parla “ci scalda il cuore”: il suo dire è dolcissimo come il favo di miele; nello stesso tempo però è come una spada, come un martello.

 

9)      Permettete che faccia subito vedere la mia rozzezza: adesso, nella Chiesa si usano unilateralmente solo parole dolci, i preti ti accarezzano le orecchie perché la gente, plebs sancta (popolo santo)ahimè…più che la Parola di Dio “ha prurito di udire”: nessuno veste come il Battista, un vestito di peli di cammello; son tutti pieni di pizzi, di morbide vesti; la profezia non è praticata perché il mondo ci vuole sorridenti; vuole un linguaggio, come dicevo prima politicamente corretto….e noi abbiamo imparato ad avere paura del giudizio del mondo; abbiamo paura che ci dica che siamo fondamentalisti e lo accontentiamo; censuriamo la Croce…Seguendo la ventata di New Age trasformiamo tutti in angeli (basta sentire la TV). È interessante questo: Dio si è abbassato, si è fatto uomo, ha voluto avere una mamma come noi…e noi che siamo già dove Dio ha desiderato arrivare…noi fuggiamo dalla nostra realtà, vogliamo essere angeli, non crediamo che la nostra vita di uomini sia qualcosa di grande, amabile, di apprezzabile...come se Dio non avesse fatto bene ogni cosa. C’è da meravigliarsi se nelle nostre case non trovi più il crocifisso…ma una caterva di angioletti, mezzo amorini, del Raffaello (estrapolati per altro da un contesto stupendo e serio)?

 

10)   Certo: il Signore ha anche ordinato: Consolate il mio popolo…ma consolare non è blandire; c’è un tempo per dare abbracci, dice la Bibbia ma anche di negarli: la vera consolazione è poter dare una seria prospettiva di vita. Altrimenti il Signore, nell’Ottava stazione della Via Crucis non avrebbe detto alle donne. Non piangete su di me….Io non sono un poverino….Voi se continuate a vivere così, con i vostri figli, senza decisione d’amore…voi siete da compiangere…perché chi cerca la propria vita la perde

 

11)   Vi faccio un esempio: Ricordo, una ragazza che vedevo camminare per qualche tempo davanti al cancello di casa mia; esco, la chiamo….non la conosco; siede nel mio studio e piange tutte le lacrime che ha; la lascio parlare…in quello stesso giorno è morto, in un incidente stradale il suo ragazzo. “Convivevo, mi dice…ma non era una cosa seria”. Dopo un po’ sbotta: “Lei mi deve dire se Lui ora è felice….perché, se fosse così, io gli metto una pietra sopra (…ha detto proprio così); sabato ritorno in discoteca e ne prendo un altro”.

Per chi mi ha preso, questo ragazza? Per un medium? Qual’è l’unica cosa che come prete so? Perché voi avete rischiato questa sera a venirmi ad ascoltare…sapendo - o si voi lo sapete – che l’unica cosa che io so, che sa il vostro don Egidio è solo questa: Io non voglio sapere altro in mezzo a voi se non Cristo e questi Crocifisso. Per questo ogni giorno, o come dice il profeta, mattina dopo mattina, io prego il Signore perché risvegli il mio orecchio e  Lo possa ascoltare come un discepolo. Io so che Lui mi ha amato e ha dato la sua vita per me. So che per me è andato al Getsemani, che vuol dire torchio: per me si è fatto torchiare perché io sapessi della sua alleanza nel suo sangue…cioè che Lui ha deciso di amarmi fino al sangue. Questo io so: e quanto al morire di quel ragazzo?

So due cose che Gesù ha detto: Nessuno vi strapperà dalla mia mano; ma so anche che ha rispettato sempre la nostra libertà (sempre Gesù dice: Se vuoi…) e dunque nessuno sarà costretto ad andare in Paradiso; se butti nella macina il grano esce farina; se butti sassi esce sabbia. San Paolo dice che la nostra vita sarà provata e purificata come l’oro si purifica dalle scorie con il fuoco e solo l’oro resterà. Solo la Carità, l’amore somigliante a quello di Cristo…resterà.

So ancora che troverà approvazione solo colui che ha amato (Matteo 25): Cara ragazza che camminavi davanti al mio cancello e mi facevi domande degne di un indovino….cosa sia accaduto al tuo boy friend…non lo so….io non devo giudicare. Ma so una cosa: se io ti dico che Dio si è chinato su di Lui e l’ha raccolto dall’asfalto e gli ha ridato vita nella sua casa, tu ascolta chi è Dio… È l’unico che sa orientare e portare la nostra vita alla gioia piena: perché hai già fatto il proposito di tornare solo sui tuoi passi…in discoteca?….Se Dio è colui che rialza…perché non incominci a vivere da Dio, ad amare sul serio, a chinarti sulle piaghe dell’umanità - si magari come Madre Teresa – perché in ogni uomo c’è l’eikon tou theou, c’è Lui, il Signore magari sofferente come quello che contempli nella Via Crucis? E in questo esercizio di carità, di abbassamento sulle piaghe del mondo avrai dal Signore, nel profondo del tuo cuore, una risposta seria circa la “fine” del tuo ex-ragazzo.

 

12) Ma torniamo alla Via Crucis anche se già, tra una parola e l’altra abbiamo affermato che Dio è Colui che rialza chi è caduto…come questo ragazzo, come Gesù…

Un anno fa, nella novena di Padre Pio, mi trovavo con un Gruppo di Preghiera a San Giovanni Rotondo: era di sera e la chiesa che Padre Pio chiamava “scatola di fiammiferi”, era piena; c’era in corso un concerto ma la gente non badava ai pur bravi cantori…la gente premeva perché voleva scendere alla tomba del Padre. I frati, non riuscendo a ottenere disciplina si…alterarono un po’…la gente incominciò a borbottare, poi urlare e infine a insultare i frati; una cosa pazzesca…alla fine: tutti fuori; quella sera la tomba del Padre non fu avvicinabile;

La chiesa viene chiusa e, in piazza rimangono due gruppi: da una parte, un po’ defilato (per chi è pratico…là dove si attende di incontrare Fra Modestino) io recito il rosario; al centro della piazza rimane un gruppo di anziani che fanno cerchio attorno ad una grande Croce e si mettono a cantare:

Agios o Theos

Agios ischyros

Aghios athanatos

Eleison imas .

 

È un canto bellissimo e struggente, in greco, che si ripete tutte le volte che vuoi; lo conosco anch’io perchè l’ho imparato da bambino.

Smetto il rosario, dico al mio gruppo di ascoltare e guardare.

Come è possibile che all’inizio del 21 secolo ci sia gente che si pone di fronte al Crocifisso e con il cuore (questo canto non si può fare solo con la bocca!) canti:

Guardate…agios o Theos…cerchi Dio?, il Santo, il totalmente separato da noi? È qui. Il Dio Forte quello che ha il braccio invincibile, che divide il Mare? È qui: è così forte che si è lasciato inchiodare sulla Croce. Tu dici. vedo solo un morto, un crocifisso: guarda bene, qui c’è il vincitore della morte; lui può dire: O morte io sarò la tua morte! Questi è colui che ha deciso di aver pietà di noi. Invochiamolo: Eleison imas: abbi pietà di noi.

Ma come…uno potrebbe dire…ma sulla croce non è possibile che ci sia Dio, il Santo: Santo vuol dire “diverso, separato da noi”; come è possibile che Dio sia invece così dentro nel nostro dramma di sconfitta, di umiliazione? Dov’è la sua forza? Come potrà salvarci questo Dio che sceglie per sé e per i discepoli la croce? E poi: non dice la Bibbia che chi pende dal legno è maledetto?

Perché, amici, a San Giovanni Rotondo, ho visto ancora gente che canta di fronte alla Croce di Gesù invece di ripetere, come spesso si sente…togliete la Croce, via quel cadaverino…non è opportuno che rimanga: la sua vista ci disturba l’esistenza…ci  rovina la vita e ci impedisce di far festa (come a Gerusalemme c’era una grande festa…).

Ma quale festa fratelli è possibile se noi….viviamo nell’ombra della morte? Quale festa puoi fare se, come dice Sartre sei come una mosca, o come dice Heidegger…Sei uno che muore?

Questa gente fa festa di fronte alla Croce, la innalza, la esalta perché sa che lì, come dice la Bibbia, il laccio si è spezzato e noi siamo scampati: ha capito che la morte è vinta. Sa che sulla Croce Dio ha svelato il suo cuore, l’amore che ha per noi. Ricordate che cosa scrive San Giovanni nel suo vangelo? Lui, l’unico discepolo che è arrivato sotto la Croce dice: Io ho visto e vi rendo testimonianza…e vi dico il vero perché voi crediate! Cosa crediamo noi? Che Gesù ha vinto la morte e Lui è il primo di una moltitudine di fratelli. A questo punto è logico cantare: i cristiani, da sempre sono il popolo che canta.

Perché: se Dio è per noi chi sarà contro di noi?! Se Dio è arrivato fino a questo punto allora la Croce è l’unica speranza, sorgente di vita e di pace: allora qualsiasi sia la tua situazione, anche se sei precipitato nel baratro più profondo…sappi che Egli ti ha amato e ha dato la sua vita per Te. Qui ci si trova di fronte ad un capovolgimento della Religione. Di solito la religione antica era: io do qualcosa a te e tu dai una cosa a me (un religare: doppio legame, un impegno, una tassa da pagare per avere qualcosa); ora non sei più tu che cerchi e dai qualcosa a Dio; è Lui che cerca te (quaerens me…sedisti lassus, redemisti crucem passus), per te allarga le braccia e ti attira: non siamo noi, scrive ancora San Giovanni ad amare Dio…è Lui che ci ama per primo. La Croce è l’ikona (fa presente) dell’Amore. È il letto dove Il Signore ama la sua sposa. Guarda bene, dice un Padre: tu vedi il Signore inchiodato…ma lui sta danzando d’amore per te.

 

13) Ma perché il Signore, per amarci, ha scelto una via così estrema? Non poteva lui che ha salvato gli altri salvare se stesso? Fare grandi miracoli, moltiplicare il pane per tutti; farci volare; metterci tutti nella condizione di vivere felici e contenti…alle isole Seicelle…perché percorre la via crucis, una via così tragica…Non è che ha esagerato?

Non ha esagerato:

il Signore si è messo nella nostra situazione concreta: eschenosen en emin (Vangelo di San Giovanni 1,14) ha posto davvero la sua tenda in mezzo a noi. Non ha fatto finta; sarx egheneto (ibid): si è fatto carne: e la situazione della nostra vita è che non riusciamo più ad amare, a passare da noi all’altro; la nostra situazione concreta è che se viene l’amore tra noi, noi non lo riconosciamo, diciamo che è nemico dell’umanità e lo mettiamo fuori “dalla porta”, non siamo in grado di riconoscerlo; se ad es. Gesù è amico…ha amore per Lazzaro, lo piange quando muore e poi lo risuscita, noi facciamo subito una commissione...pastorale, come i sommi sacerdoti Anna e Caifa, per “toglierlo di mezzo” perché…squassa i nostri equilibri! Ricordate “La leggenda del grande inquisitore” ne’ I Fratelli Karamazof di  Fiodor Dostojewskij: “Che sei venuto a fare…- dice a Gesù il grande inquisitore - noi avevamo già sistemato tutto!?…).

Il vero problema è che noi siamo morti dentro…e se anche venisse un Messia che ci donasse di vivere tutti alle Seicelle ci darebbe solo…una bella tomba: fuori bella, dice il Signore, e dentro il marciume.

La situazione dell’uomo è molto seria.

Chesterton ci direbbe: Procurati un’anima nuova, perché quella che hai non è buona neanche per un cane. La Bibbia scrive (Levitico): Dio ci vede e ci conosce e sa che viviamo in modo miserabile:

Del resto qualche domenica fa abbiamo sentito Gesù dire che dal nostro cuore esce ciò che “contamina” l’uomo. Siamo pericolosi…Tanto che – dice la Scrittura -…maledetto l’uomo che confida nell’uomo.

Ma, siamo sinceri, se anche queste cose non ce le dicesse la Bibbia…le sapremmo da noi stessi; lo sappiamo da noi di essere in difficoltà di fronte agli uomini: (Sartre: l’inferno è la gente) e di fronte a noi stessi: Non c’è bisogno di dimostrarlo…Non sappiamo più amare…non sappiamo dare una parola…siamo piatti, costretti continuamente a fingere, a metterci delle maschere…per ottenere un po’ di amore e di comprensione o per difenderci. Abbiamo paura di tutto e di tutti: quando sono diventato parroco in Dresano, ove ci sono tante ville, ho chiesto loro se si chiamassero tutti “Attenti al Cane” perché questa era l’unica scritta oltre il numero sul cancelletto delle loro megaville: Nessuno metteva il proprio nome…ora la situazione è un po’ migliorata.

Si, siamo come Pietro che nonostante abbia visto i più grandi miracoli di Gesù…di fronte a una serva…ha rinnegato il Signore: non lo conosco.

Una volta ho tentato di comperare un quadro di un grande artista, Trento Longaretti : era intitolato: Preghiera del Venerdì santo; l’artista si era raffigurato in ginocchio davanti al crocifisso…ma tra lui e il crocifisso aveva messo un grande gallo. Ecco in casa dovremmo tenere tutti un quadro così…e ogni giorno sostare: perché siamo, dice San Paolo, figli d’ira; Pietro almeno flevit amare (pianse amaramente)Noi invece diciamo si…nella vita c’è qualche tradimento, qualcuno ci lascia la pelle…ma non esageriamo! Gesù…è esagerato; e la croce? Beh se la moda la lancia serve…si che serve… per mettere in risalto il nostro decolleté , vero?

Quanto siamo lontani dal piangere su noi stessi come suggerisce Gesù proprio nella via Crucis. Siamo ancora convinti che l’importante è trovarci una sistemazione (un superenalotto…che cambia la vita) e soprattutto abbiamo imparato la parola più corta che ci sia forse perché non vogliamo sprecarci: sappiamo solo dire “io”; e le vicende degli altri che magari abbiamo contribuito a far deragliare dal binario della vita…beh, non esageriamo, fatti loro…

 

Fortunatamente per noi, è il Signore che ha vera conoscenza della nostra vita (ricordate l’episodio del cieco nato? C’è un cieco dalla nascita che all’angolo della via: chiede la carità e Gesù sputa per terra, fa del fango e glielo spalma sugli occhi, quasi a dire: altro che darti l’elemosina…o le Seicelle: tu sei in una condizione così umiliata che guarda ti si può sputare in faccia e non sai neanche bene che cosa succeda…hai bisogno di rinascere, di incontrare il Messia, di vedere, cioè credere all’Amore che Dio ha per te! Ricordate? Gesù dice: va’ a lavarti a Siloe, cioè nel dono che porta il Messia.

È dunque Gesù che svela la nostra vera situazione: un mio insegnante diceva che anche il nostro peccato è così profondo che va svelato – Dio ce lo deve rivelare Lui -, perché noi non ci rendiamo neanche conto della perdizione in cui siamo.

Gesù lo svela e ci fa capire che non riconosciamo più l’amore e poi dice: sono venuto perché nessuno vada perduto e…tu, incontrato Gesù dovresti…cantare: Felice colpa che mi ha dato un così grande redentore…

Lavarci, rinnovarci, riscattarci, rinascere…ossia avere in noi la Vita Eterna: e che cos’è la vita eterna? Il Paradiso? È la vita di Dio in noi già, oggi, qui:

tu ribatti: ma dov’è il Paradiso qui?…Con tutti i guai che ho!

Ricordati che la Croce, che la via della croce non è solo una via di Gerusalemme che dal pretorio porta al Golgota, “è anche una via del Paradiso”; fratello, la vita eterna è…che non sei più tu che vivi, ma Cristo che vive in te per permettere al mondo di sperare.

 

14)   Ma qui bisogna che facciamo un ulteriore passo…se posso approfittare della vostra pazienza. Abbiamo detto che la situazione dell’uomo è grave: che qui, ci vuole qualcuno non solo che ci aggiusti, ma ci faccia rinascere, ricordate l’episodio di Nicodemo che va da Gesù di notte…Dice: “Come faccio a rinascere che sono vecchio”?

 

15)   Ho detto che la nostra situazione è così grave che al Signore, all’amore in persona abbiamo riservato la morte in croce…Attenti però: quando tu vedi Gesù sulla Via della Croce, che per te si lascia giudicare dai pagani, tradire dagli amici, che per noi si fa debole, cade, infine si fa crocifiggere e muore perdonando, guarda che il Signore non fa questo perché – intendetemi bene - è costretto dalla necessità, dalla nostra disastrosa situazione; insomma…visto che don Pino che vi parla è un malvagio…Dio sarebbe costretto ad andare a prenderlo tra i rovi come il pastore la pecorella smarrita: anzi, altro che rovi…per don Pino deve affrontare la Croce. Non è così. Non è solo così. Gesù nel mistero della Croce (permettete che usi una parola greca) ci svela qual è il tropos di Dio, ossia la sua “vitae ratio”, la sua ragione di vita, la sua indole, tropos si traduce anche “institutum”cioè il suo modo di essere, di esistere:anche dopo che don Pino è stato riportato con fatica nell’ovile, Dio non smette di essere Colui che ci convoca per servirci, che ci chiama all’ecclesìa, a convergere nella sua vita santa: insomma che farà Dio tutto il giorno anche dopo che avrà radunato tutte le sue pecorelle al sicuro nell’ovile del Paradiso, nella Gerusalemme del Cielo?

 

16)   È importante dare una risposta anche perché Gesù vuole irrompere nella vita dei suoi discepoli, vuole vivere in loro (al punto che il famoso filosofo nordico Kierkegaard diceva: Egli vuole esserci contemporaneo)

 

17)   La risposta è, lo dice San Paolo, nella lettera ai Filippesi, capitolo secondo: Lui è il primo?…Ebbene si fa ultimo e il servo di tutti: Il suo stile di vita è l’abbassamento, la Kenosis; il nostro Dio, in sé, nel suo stile di vita, nel suo modo di esistere è totalmente diverso da quello degli dei pagani: questi, in cielo si facevano i fatti loro e giocavano con la vita de terrestri. Il nostro Dio è creatore e padre: e allora? Allora viene a passeggiare con noi nel Giardino alla brezza della sera (Genesi) oppure viene a stendere le sue braccia per noi nel sacrificio della sera, quando si fa buio su tutta la terra; Egli non è in competizione con noi, Egli non ti può dimenticare. Ti conosce prima che il mondo fosse; forse tua madre ti dimenticherà ma Lui, dice il profeta Isaia: MAI! La sua indole. il suo modo di esistere (il suo tropos) Lo fa essere così.

 

 

Ricordate la preghiera di Sant’Agostino?

La Tua Scrittura

“Dammi Signore, un cuore che ti pensi, un’anima che ti ami, una mente che ti contempli, un intelletto che ti intenda, una ragione che sempre e fortemente aderisca a te che sei dolcissimo….Sii a me vicino nell’anima, vicino nel cuore, vicino alla bocca, vicino con il tuo aiuto perché sono malato d’amore, perché senza di te muoio, perché pensando a te mi rianimo….Le tue mani Signore, mi hanno fatto, mi hanno plasmato, quelle mani trapassate di chiodi per me. Tu hai scritto me con quelle tue mani: leggi dunque, la tua scrittura e salvami!”

 

Questa è una preghiera scritta da Sant’Agostino. Si trova nel “Liber soliloquiorum animae ad Deum”. Oggi è la sua festa e recitando questa preghiera mi pare di aver conosciuto questo santo…da sempre (28 agosto 2003).

 

18)   È un Dio che si fa vicino alla sua creature: siamo la sua scrittura, opera delle sue mani non solo perché non ci dimentica: ma poiché  il tuo male è la mancanza di Amore, il Signore ti vuole far partecipe del suo “tropos”, ti comunica il suo modo di vivere.

 

19)   Vedete che i Santi, Santa Cabrini, Madre Teresa (voi di Santa Cabrini dovreste cercare nella vita di Madre Teresa i tantissimi riferimenti che la santa fa alla Cabrini) …i Santi….si abbassano, si chinano; vedete che la santità è farsi tutto a tutti, è dare la vita (hanno il tropos, il modo di vivere di Gesù).

 

20)   Allora il tropos dell’uomo cristiano, il suo stile di vita, il suo modo di essere, una volta raggiunto da Cristo è quello di uno che ha fatto l’esperienza di essere stato raccolto, radunato, convocato, sposato, amato; l’esperienza cioè di Chiesa, di essere diventato Corpo di Cristo, un corpo dunque che si spezza per fratelli.

 

21)   Insomma il finale della via Crucis, non è che tutti insieme diciamo solo: Sono stati i miei peccati, Gesù mio perdòn pietà; certo anche questo; ma “Santa Madre de’ voi fate che le piaghe del Signore siamo impresse nel mio cuore”. Che io non abbia più un cuore che contamina, ma dal mio cuore, come da quello di Cristo esca Sangue e Acqua per risanare il mondo e convocarlo nella famiglia di Dio. Vergine Maria fa che io abbia parte di quel Corpo che tu hai generato per Gesù…

 

22)   Se la tua vita è stata attirata da Cristo, se sei stato conosciuto da un Dio-Sposo, tu ora vivi da sposa: non dirai più io, ma noi, sei diventato una cosa sola con il Signore: niente ti potrà separare dall’amore di Cristo, neanche la spada!

 

23)   In altri termini, come si può dire tutto questo? Che io, che voi, siamo stati creati da Dio per formare la Chiesa che è la sposa bella del Signore: e Lui se la vuole comparire davanti

tutta bella, senza macchia e senza ruga, né alcunché di    simile, ma santa e immacolata.

 

24)   La Via della Croce ci porta a specchiarci in Gesù, a ritrovarci in Lui; allora sei disposto, come San Paolo a dire: portando sempre nel nostro corpo il morire di Gesù affinché sia manifesta la sua risurrezione, cioè che la morte è vinta: ai nostri fratelli Santi…che la morte sia vinta, che si possa vivere di vita eterna…glielo leggi in faccia).

Tutto bello. Certo. Dio ha fatto bene ogni cosa: O kalòs, bello e anche buono. Ma a noi questo fa paura. Davanti alla Croce o anche solo alla sua prospettiva…relicto eo fugierunt! ( e abbandonatolo, fuggirono) O ci si chiude nel cenacolo, per paura.

Ma se dall’alto della Croce Gesù “emisit spiritum”, ha soffiato in tutti noi la sua vita perché  vuole radunare i figli di Dio che sono dispersi, se questo Spirito Santo ci raggiunge…tu, a tua volta sarai grazia, dono per i fratelli; sarai uno che si china per loro; vorrai compiere nel tuo corpo ciò che manca alla Passione di Cristo:

Se Gesù ha dato tutto se stesso per te, allora è possibile che tu, che ti dici di appartenere a Lui e che canti davanti alla Croce aghios o Theos…a tua volta offra la tua vita, come Santo Stefano, come Paolo, come Pietro…perché dice Tertulliano è il sangue, è un amore totale che è in grado di convocare la gente nella Chiesa, cioè nel tropos di Dio, nel vivere come vive il Signore!

Se la va Crucis per te è diventata la via lucis non vuoi tu splendere come astro nel cielo a vantaggio dei tuoi fratelli?

Lui ti ha liberato dal laccio della morte e tu lasci i tuoi fratelli nella morte?

Sapete che i primi cristiani trovarono più di una difficoltà ad annunciare la Croce come via di Dio per la salvezza dell’uomo.

È ben vero che i Vangeli furono scritti a partire dai racconti della Passione…

ma è altrettanto vero che “quelli del crocifisso” (si dice in ebraico: caròv) era l’insulto che gli ebrei davano ai credenti e a Cristo stesso.

A Elefantina, in Egitto le tombe cristiane, invece della Croce, proponevano il segno ankh, la Crux ansata (che per gli egiziani…voleva dire chiave, il segno, della vita).

A Pompei: su di una croce c’è disegnato un asino con la scritta: Alessandro adora il suo Dio.

Sapete che la parola cretino deriva da cristiano

Sapete che…quasi subito è entrato nella chiesa il discorso sapiente, la gnosi…e la Croce comincia ad essere censurata…perché non era un discorso piacevole, politicamente corretto.

Sapete anche la grande reazione di San Paolo nella lettera ai Corinzi (dove non mancavano i sapienti): Gli Ebrei vogliono i miracoli, i Greci cercano la Sapienza, noi annunciamo Cristo e questi Crocifisso: ma lo stesso San Paolo come ha “patito” quando, ad Atene, dopo il famoso discorso all’Aeropago, fu preso in giro: Ti sentiremo un’altra volta! Tanto che, sceso a Corinto, non voleva predicare più: il Signore allora, gli venne in sogno e gli disse che in quella città Egli aveva un popolo, bastava predicare per radunarlo…allora Paolo riprese.

Non è davvero facile il discorso della Croce che mette in evidenza il modo di vivere di Dio che si abbassa, che si fa ultimo e servo di tutti…sempre.

La stessa parola “salvezza” che si usa sovente nella Chiesa, come si presta ad equivoco. Uno scrittore del Medio Evo si sentì in dovere di chiarire: sei salvo quando hai l’attitudine a servire i tuoi fratelli!

 

Come ha fatto la Santa Chiesa di Dio a portare il vangelo?

Non solo predicando la bella notizia della Croce.

Quando nasce l’ecclesìa….nel mondo non appare un’idea, una filosofia, un’istituzione efficace, un’organizzazione..

Appare una “comunione” di persone: i pagani vedono che ci sono persone che hanno un modo concreto di vivere (tropos) che sorprende: fra loro saltano tutte le barriere:

quello di censo, di razza. San Paolo descrive: Non c’è più né giudeo, né greco, né schiavo, né libero, né uomo né donna: tutti mangiano lo stesso pane e siamo una cosa sola in Cristo Gesù. C’è dunque un altro punto focale per determinare la dignità di una persona: il fatto che sia in Cristo Gesù, che sia amato da Dio! (ricorda l’episodio da Paolo e Sila, incarcerati, liberati per il terremoto…che hanno a cuore la vita del loro nemico carceriere…che vedendo questo “amore” si converte).Cristo dalla Croce ci ha radunati con il suo amore: quando sarò innalzato da terra vi attirerò tutti a me.

Il cristiano ossia uno che oggi percorre la via della Croce (prendi ogni giorno la tua croce: kai arato ton stauron autou kath’emeran, Luca 9.23), non può portare  solo catechesi, prediche, libri, teorie: deve essere uno che ha dei “fratelli”, costi quello che costi (sempre sulla via della Croce siamo!).

Per finire vi farò un esempio, vi dirò una cosa che è capitata a me 20 anni fa o forse più.

Un giorno mi si presenta una giovane mamma (due bimbi), si siede nel mio studio e mi dice: Fino a che punto devo seguire mio marito, devo accettarlo, amarlo?

In casa mia, allora, come adesso, non mancano crocifissi. Stendo la mano sulla mia scrivania, indico la croce e dico…Fino a lì!

Mi rispose: fin lì sono già arrivata: ho accettato (il suo marito era un importante costruttori di ponti) che tornasse dopo tanti mesi portando in casa una donna sudamericana con una figlioletta appena nata: li ho accolti, tutti e tre, curati aiutati; ho detto ai miei bambini che erano lontani parenti. Non ho fatto scene.

È allora, io replicai, dove sta il problema?

Ora Lui è entrato in una setta americana e vuole che io lasci Cristo Gesù…per andare dai suoi guru! Devo proprio farlo?

(Le dissi che se avesse lasciato Cristo….non avrebbe avuto più un punto d’appoggio, una roccia, per amare un uomo così! Se lasci Cristo, Le dissi, tieni almeno la trave della croce per dargliela in testa….perché umanamente parlando…che devi fare ad un uomo così che ti umilia di fronte a tutto il paese e…vuole essere seguito?).

Tra l’altro, tutti in quel paese la conoscevamo come cristiana convinta e tutti la stavano guardando per vedere che cosa avrebbe fatto.

La storia è finita…che lui non ha insistito più di tanto dopo che sua moglie gli disse quale fosse il suo sostegno…la Croce di Gesù, appunto.

 

Attenti amici: voglio dire che se il Signore ci dà la grazia di essere cristiani, significa che si compie in noi quella preghiera di Gesù, che nell’Ultima Cena disse:

Padre voglio che quelli che mi hai dato siano con me, dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che Tu mi hai dato.

Ma la GLORIA non sono che so io…tutti che applaudono Gesù, circonfuso di raggi e di stelle: È ben altro.

Sulle labbra di Gesù, gloria significa l’opera grande d’amore che Lui ha compiuto (tutto è compiuto) sulla Croce. Li il Signore si sentiva innalzato, esaltato perché lì manifestava la misericordia del Padre.

Tra due giorni sarà la festa della esaltazione della croce.

La Croce è l’opera grande di Dio…e chi la guarda, chi la contempla intuisce che  essa dà gloria a Dio.(quando andate a Roma andate a vedere la chiesa più bella che c’è…San Clemente, vicino al Colosseo: il mosaico dell’abside, la croce “gloriosa”…)

Quando voi potrete vedere la Via Crucis di Rudelli (un grande artista, discepolo, pupillo di Manfrini) voi direte: davvero bravo questo scultore. L’opera da onore a chi l’ha creata:

La Croce è l’opera di Dio che dà gloria a Dio.

Allora quando nella vostra vita concreta ci sarà una croce, quando sarete chiamati ad amare, a perdere la propria vita…ricordate…siete nell’athelier di Dio, siete nel torchio, nel Getsemani: Dio vi sta rivestendo di Gesù Cristo, vi sta proponendo di condividere il calice di Cristo: quando farete l’inaugurazione della via Crucis…vi consiglio di alzare tutti insieme un calice di vino per benedire il Signore che vi sta introducendo nella terra promessa (ricordate Giosuè e Caleb che cosa riportano dalla terra promessa dopo la prima esplorazione? Un grande grappolo d’uva! Portano Cristo: Lui è il frutto dolce della vite che cresce nella terra di Dio):

Se credete, se guardate al Signore in Croce il vostro volto non arrossirà: i vostri peccati Lui se li è gettati alle spalle; lui ha rotto il chirografo della nostra condanna; ma fa di più: voi stessi siete chiamati a diventar una “stazione della via Crucis” un posto davanti al quale ci si ferma per guardare, riflettere e scoprire che ci sono ancora sulla terra i figli di Dio. Magari si fermerà davanti a voi uno come il Centurione Cornelio, guarderà e dopo qualche anno aprirà la sua casa ai fratelli…

Ricordate: Dice il Vangelo che quando Gesù è morto, il velo del tempio si è rotto, Dio non sta più là ad esercitare la sua misericordia, ma ha scelto ciascuno di voi, non importa dice san Paolo, se siete piccoli…o magari un po’ stolti, ma attraverso la carità che farà brillare in voi, manifesterà la sua Misericordia all’uomo d’oggi.

 

 

Don Pino Cipelli



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