STRUMENTI
PER L'APPROFONDIMENTO E LA PREGHIERA
Strumenti per l'Approfondimento e la Preghiera - Vol.8

INTRODUZIONE GENERALE AI SALMI

 

 

1.     IL LIBRO  DEI SALMI

 

Questa prima parte di introduzione è, in parte, la copia dell'articolo di T. LORENZIN, I Salmi: quando la storia si fa preghiera, in Crede­reoggi. Dossiers di orientamento e aggiornamento teologico, I ge­neri letterari dell'Antico Testamento  15 (3/1983), Padova.

 

I salmi si presentano nella Bibbia come un libretto di pre­ghiere in forma poetica. In essi sono conservate le esperienze religiose dell'antico popolo di Israele. Si distinguono dalla profezia, nella quale Dio interpella l'uomo, e dalla storia, che è innanzitutto informazione. Il popolo d'Israele è il popolo dell'ascolto: anche quando i suoi occhi sono spettatori di fatti che sembrano contraddire le parole di Dio, esso deve continuare a fidarsi di quello che ha udito, per non essere ingannato come E­va. Nei salmi lo Spirito educa l'uomo a rispondere a Dio, a par­lare con lui, a manifestargli quello che c'è dentro il suo cuore: certezze, dubbi, angosce, speranze, gioie.

 

1. Un libro che testimonia secoli di dialogo con Dio

 

I salmi non sono preghiere fissate una volta per tutte in pas­sato, ma, visti nel loro insieme, fanno pensare ad una cattedrale edificata da artisti di più scuole e di epoche diverse, dal tempo di Davide al periodo post-esilico. Sono sempre stati preghiere incarnate nell'«oggi» dell'uomo anticotestamentario. In essi noi possiamo scoprire, a grandi linee, da una parte come l'uomo bi­blico ha compreso il progressivo compiersi della salvezza divina lungo la storia, dall'altra come egli stesso ha rinnovato lungo i secoli la sua risposta a Dio in una liturgia che andava sempre più purificandosi e spiritualizzandosi. Questo attualizzare nell'oggi dei credenti il messaggio dei tempi antichi è chiamato dagli studiosi moderni della Bibbia «rilettura»: personaggi, e­venti, parole di un'epoca precedente furono ricompresi, ripensa­ti, riespressi, quindi «riletti» in epoche posteriori.

 

a) Primo esempio di rilettura:

   uno stesso fatto rivisto con gli occhi di generazioni differenti

 

L'unico fatto storico dell'uscita miracolosa del popolo dall'Egitto (Esodo) è riportato in modo diverso dalle tradizioni storiche messe per iscritto nel secolo IX a.C. a Gerusalemme (tradizione Jahvista), nel secolo VIII a Samaria (tradizione Elo­hista), nel secolo VI in esilio (tradizione Sacerdotale), oppure dalle tradizioni Profetiche.

A mano a mano che ci si allontana dai fatti viene accentuato l'intervento di Dio nell'avvenimento, con lo scopo di suscitare nel popolo una risposta di fede e di lode al Signore, che conti­nua a guidare la storia. Nessun salmo ci tramanda solo il sempli­ce resoconto dell'attraversamento del mare, nemmeno il Salmo 114, che è la rievocazione più vicina alla storia; essi sono infatti una risposta orante alle diverse riletture dell'esodo, che si fa­cevano in periodi diversi della storia di Israele. Il Salmo 78,1, che ricorda come Dio «fermò le acque come un argine», si richiama alla tradizione sacerdotale. Il Sal 68, invece, che presenta Dio che «cammina davanti al suo popolo» (vv. 8-9) e «fa uscire dal carcere con gioia i prigionieri» egli che è il «padre degli orfa­ni e il difensore delle vedove» (v. 6), si avvicina alla rilettu­ra dell'esodo fatta dai profeti (cfr. Os 11,1; Ez 11,6s; Ger 2,2).

 

b) Secondo esempio di rilettura:

   utilizzazione posteriore di un testo già esistente

 

Il Sal 110 è sempre stato interpretato come salmo messianico. Quando fu composto si riferiva al re di Gerusalemme; ma si è con­tinuato a recitarlo ancora dopo l'esilio, quando il re non esi­steva più e dopo che erano stati composti i cantici del Servo di JHWH.

Certamente il tema del re guerriero (Sal 11,1) nel periodo po­stesilico viene reinterpretato alla luce del nuovo tema isaiano del «Servo sofferente», che non resiste al male. E' questa rein­terpretazione o rilettura che viene accolta nel NT: il Messia, Gesù Cristo, vince i nemici in un modo sorprendente: amandoli fi­no a lasciarsi uccidere per loro. Per questo il salmo 110 conti­nua ad essere pregato dalla Chiesa primitiva.

 

c) Terzo esempio di rilettura

   adattamento del testo ai nuovi bisogni

 

Non soltanto i salmi sono stati reinterpretati o riletti a ma­no a mano che Dio si manifestava più chiaramente nella storia di Israele, ma a volte il loro testo stesso è stato adattato per ri­spondere ai nuovi bisogni della comunità di Israele. Bastava ap­portare un piccolo ritocco al testo ebraico per dare un senso nuovo e attuale al salmo. Variando una sola consonante, la d con la r, molto simili nell'alfabeto ebraico, gli «arroganti» (zedim) del Sal 86,14 diventano gli «stranieri» (zarim) nel testo paral­lelo, Sal 54,5. Questa semplice modifica ortografica conferisce una tinta nazionalista, che non esisteva nel testo primitivo.

Altro esempio: nel Sal 51 (il Miserere) si nota un contrasto tra il versetto 19 e i versetti 20-21. Secondo il versetto 19 il sacrificio che piace a Dio è un «cuore contrito». I versetti 20-21, invece, promettono a Dio nuovi sacrifici secondo la legge, qualora il tempio venga ricostruito. Sembra allora che questa preghiera per la ricostruzione di Gerusalemme sia stata aggiunta a questo salmo dopo la distruzione della città, per adattarlo al­la nuova situazione.

 

d) L'attribuzione a Davide e suo significato          

 

L'attribuzione del libro a Davide, Messia del Dio di Giacobbe, soave cantore di Israele (2Sam 23,1). Come ben sappiamo dal punto di vista storico e letterario, l'attribuzione a Davide non è va­lida, anche se è necessario ricordare e riconoscere il suo ruolo essenziale alle origini della lirica religiosa e delle istituzio­ni cultuali di Gerusalemme; tuttavia essa deriva da una signifi­cativa riflessione sul soggetto della preghiera, uomo che ha per­corso la strada del potere tra fedeltà e rivalità, amicizia e tradimento, guerra civile e mercenaria, lutto e successo; uomo di azione militare e politica, al fine di affermare e difendere il diritto di Israele alla propria libertà e identità; azione mili­tare e politica sconfinata poi nella espansione e nella egemonia su altri popoli; uomo della passione per i segni visibili della presenza di Dio tra gli uomini (arca dell'alleanza e servizio li­turgico); uomo peccatore, colpevole di adulterio, assassinio, falsità e tradimento; uomo lacerato da molte tragedie e fallimen­ti familiari: fratelli che violentano sorelle, fratelli che ucci­dono fratelli per la sete di potere, figlio che si rivolta al pa­dre e scatena la guerra contro di Lui... Il soggetto della pre­ghiera, la persona che parla con Dio non è certo un uomo senza qualità ma un uomo carico di vita e di esperienza, di virtù e di colpe, di successi e di fallimenti, di gioie e di tragedie, di dedizione e di trasgressione; questo è l'uomo davanti a Dio.

Se si considerano le opere attribuite a Davide dalla tradizio­ne e dalla storia: la fondazione di uno stato e di un impero, il progetto e la preparazione del tempio, la preghiera di lode e di supplica, si vede che l'opera poetica è imponente e spettacolare, frutto della forza e del diritto è stata la prima a cadere sotto il peso del tempo e della storia; l'opera cultuale, il tempio prezioso, la liturgia solenne e l'organizzazione del clero, frut­to della passione per i segni visibili di Dio, è stata più dura­tura ma anch'essa è stata portata via dal tempio; i salmi, parola di lode per la pienezza di Dio, parola di lamento per la povertà dell'uomo sono ancora parola nelle nostre parole, storia nella nostra storia, parola amica del nostro pianto e della nostra gioia, della nostra morte e della nostra vita.

 

 

2. L'attuale struttura dei salmi

   e alcuni criteri di comprensione del testo

 

 

a) La struttura del libro dei salmi

 

Gli Ebrei dividevano la Bibbia in tre parti: la Legge (il pen­tateuco, o i primi cinque libri della Bibbia), i Profeti e gli Scritti. Il libro più importante degli Scritti è il libro dei salmi, per cui al tempo di Gesù per dire la «Bibbia» si diceva anche «Mosè, i Profeti e i Salmi» (cfr. Lc 24,44). La parola sal­mo deriva dalla traduzione greca dell'AT e riproduce l'espressio­ne ebraica mizmor, che significa «cantico accompagnato da stru­menti musicali».

 

Il libro contiene 150 salmi; ma in realtà sono 147, se si tie­ne conto di ripetizioni, divisioni di un salmo in due e, vicever­sa, del computo di due salmi in uno solo. Per questo la numera­zione dei salmi nella Bibbia ebraica è diversa da quella delle traduzioni greca e latina (Volgata), seguita in questo dalle mo­derne traduzioni liturgiche.

Il libro dei salmi è diviso in 5 libretti (Sal 1-41; Sal 42-72; Sal 73-89; Sal 90-106; Sal 107-150). Ognuno è concluso da una frase di lode (dossologia). Il salmo 150 fa da dossologia al quinto libretto e a tutto il salterio. Questo significa che la Tôra' è modello del libro dei salmi. Il libro dei Salmi si pre­senta a noi dunque come composto da raccolte minori di preghiere in origine indipendenti e alla fine diviso in cinque libri sul modello della Torah (Pentateuco): Sal 3-41; 42-72; 73-89; 90-106; 107-149. Questo fatto letterario suggerisce un principio teologi­co: la preghiera di Israele popolo di Dio è possibile solamente sul fondamento della rivelazione di Dio; la preghiera è la rispo­sta alla rivelazione di Dio accolta nella conoscenza delle grandi opere di Dio (creazione del mondo e dell'umanità, chiamata e be­nedizione dei padri, liberazione del popolo oppresso e dono della terra, della libertà e della felicità), praticata nell'obbedienza ai grandi comandamenti di Dio e nella fedeltà alla sua alleanza.

b) Alcuni criteri utili per la comprensione dei salmi

 

Si può dire che tre sono i criteri seguiti dagli esegeti per la comprensione del testo dei salmi: ricerca degli «ascendenti» che hanno dato origine al salmo; studio del salmo mediante ele­menti comuni ad altri salmi; studio del salmo servendosi di ele­menti comuni alla letteratura universale.

1. Studio dell'origine dei salmi

 

E' lo sforzo di trovare nel­la storia biblica un momento preciso, irripetibile, nel quale sia sorto il salmo. Riassumo alcuni criteri usati in questa linea nella storia dell'esegesi.

- I titoli ebraici. I salmi della Bibbia ebraica, eccetto tren­taquattro, iniziano con un titolo, che nelle nostre edizioni ita­liane viene scritto in corsivo per distinguerlo dal testo ispira­to. Nel titolo si possono trovare notizie circa l'autore, le cir­costanze in cui egli avrebbe composto il salmo, le modalità dell'esecuzione musicale. E' da tutti riconosciuto che i titoli ebraici, pur essendo antichi, accolgono tradizioni tardive, for­matesi nel corso della trasmissione e dell'uso del testo, e quin­di non attendibili. Le notizie riportate dai titoli tuttavia pos­sono servire alla comprensione del salmo, se vengono considerate come situazioni tipiche. Per esempio, il titolo ebraico del Sal 3: «Salmo di Davide quando fuggiva il figlio Assalonne», potrebbe essere espresso in questo modo: «Immaginiamoci una situazione co­me quando Davide fuggiva il figlio Assalonne».

- Confronto con testi extrabiblici, ossia con testi delle re­gioni confinanti con Israele e prima della sua venuta in Palesti­na. Per esempio, il Sal 104 presenta un'evidente somiglianza con l'inno al sole del faraone Echnaton.

- Storia dei singoli salmi: identificazione di espressioni all'interno del salmo, che potessero alludere a fatti contempora­nei all'autore. Per esempio: «Sui fiumi di Babilonia» (Sal 136); la lotta contro Edom (Sal 60)

 - Confronto interno alla Bibbia con testi databili. Si con­frontano tra loro i temi (idee), forme, frasi, parole dei salmi con altri testi della Bibbia, di cui si conosce la data di compo­sizione. Per esempio, da Isaia 6,3 si può dedurre che verso il 740 a.C. esistevano nel tempio dei cori, che cantavano secondo tecniche d'arte che si possono ritrovare nei salmi (cori alterni, riti con sacrifici, incenso...).

2. Studio della fisionomia di famiglie di salmi

 

Più che soffermarsi su una circostanza storica unica, che ha dato origine al salmo, gli esegeti moderni, a cominciare da Gunkel, si soffer­mano a considerare la parentela fisica tra i salmi. Si osservano le somiglianze esteriori del viso, della fisionomia e dell'anda­tura. Si riscontrano i linguaggi e gli accenti comuni; i pensie­ri, i sentimenti, i problemi e le tradizioni affini. Molti sup­pongono situazioni identiche o analoghe (contesto sociale). Nella determinazione del contesto sociale, che fa da sfondo ai salmi, si è scoperto sempre più l'importanza del culto nel tempio di Ge­rusalemme o nella sinagoga. Questo metodo aiuta a cogliere gli aspetti generici e i motivi comuni dei salmi, ma lascia in ombra la loro unità, unicità e validità.

3. Studio della fisionomia specifica di ogni salmo con l'aiuto di elementi comuni alla letteratura universale

 

Si pren­dono in considerazione le somiglianze e le coincidenze che si producono senza un contatto o influsso diretto. Esistono infatti forme costanti del linguaggio poetico e dello stile in tutte le culture e in tutti i tempi, che aiutano a comprendere il testo dei salmi, senza avere con essi una relazione causale rigorosa. Lo Spirito supera lo spazio e il tempo e uno stesso simbolo si può trovare in culture differenti. Oltre a esaminare la parentela tra i salmi, si prende in considerazione ogni singolo salmo in particolare: la sua unicità. Oltre a classificare gli schemi ge­nerici, che sono quasi sempre dei vestiti o troppo stretti o troppo larghi per i singoli salmi, si studia l'organizzazione in­terna specifica di ogni salmo, si tiene conto anche del contesto attuale, in cui vive colui che prega il salmo.

I salmi sono preghiere. Per comprenderli bisogna sintonizzarsi con essi. Se è difficile per un ateo comprendere testi religiosi, è ancora più difficile capire preghiere, quando uno non è capace di pregare.

I salmi sono poemi. Sono espressioni di esperienze umane. La lontananza tra noi e il salmista è superata dalla comune condi­zione umana. Se egli usa qualche simbolo elementare, può essere compreso da tutti: per esempio, chi non capisce che cos'è ri­strettezza e ampiezza, angustia e larghezza?

c.  Famiglie di salmi (generi letterari)

 

Lo sforzo principale degli studiosi dei salmi in questo secolo è stato quello di classificare e ordinare i salmi in famiglie se­condo la loro forma letteraria e di individuare l'ambiente socia­le in cui sono sorti: devozione personale e culto. Soprattutto le grandi feste annuali di pellegrinaggio nel tempio erano occasione o spunto sempre nuovo per comporre salmi. Si potrebbero proporre tre grandi famiglie di salmi: le lodi, le preghiere di domanda, i salmi di meditazione.

a) Le lodi

 

La maggior parte di queste lodi fu composta per il servizio liturgico. Sono caratterizzate da un forte senso comunitario: lo si nota dai dialoghi, cori, ritornelli, acclamazioni, risposte come Amen!, Alleluia! Il popolo rispondeva con cortei, processio­ni, danze, applausi, genuflessioni, prostrazioni. L'introduzione dà il tono al salmo: è un invito a lodare, benedire il Signore; si crea subito un'atmosfera di esultanza. Segue il corpo del sal­mo, dove si esprimono i motivi per cui si loda Dio. Il salmo ter­mina o con la ripresa dell'introduzione, o con il riassunto dei motivi della lode, o con una formula di benedizione o di augurio. L'oggetto della lode può essere Dio, Sion (Gerusalemme), il tem­pio o il re, per cui nell'ambito della grande famiglia delle lodi si distinguono: gli inni, i canti del «Regno», i cantici di Sion, i salmi regali.

Inni: sono canti nei quali il popolo di Israele celebrava la grandezza del suo Signore, creatore dell'universo e dell'uomo (Sal 8; 19; 33; 194; 148); padre e benefattore del suo popolo (Sal 100; 103; 105; 111; 117; 145-147); padrone della storia (Sal 114; 115; 149).

Canti del «Regno»: sono inni che celebrano la regalità del Si­gnore sull'universo e sono caratterizzati dall'espressione: «Il Signore è re» (Sal 47; 93; 96-99).

Salmi regali: sono salmi che accompagnano cerimonie religiose, di cui il re è il personaggio centrale (Sal 2; 20; 21; 45; 72; 89; 101; 110; 144).

Cantici di Sion: sono salmi che celebrano Sion, come luogo do­ve è costruito il tempio, residenza del Signore (Sal 76; 132; 46; 48; 76; 87).

b) Preghiere di domanda d'aiuto, di fiducia e di ringraziamento

 

Queste preghiere hanno in comune una situazione di angustia e di crisi. La domanda di aiuto o la preghiera di fiducia precedono o accompagnano la crisi, mentre la preghiera di ringraziamento viene fatta dopo che il Signore l'ha efficacemente risolta. A volte nello stesso salmo si trovano i tre motivi della domanda, della fiducia e del ringraziamento (Sal 22; 30; 31; 54; 56; 61).

Preghiere di domanda d'aiuto: questi salmi normalmente inizia­no con l'invocazione del nome divino, seguito da un grido di im­plorazione )cfr. «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», Sal 22,2); si passa quindi ad esporre la situazione di angustia (cfr. «Mi circondano tori (= nemici) numerosi», Sal 22,13; «E' arido come un coccio il mio palato, / la mia lingua si è incolla­ta alla gola, / su polvere di morte mi hai deposto», Sal 22,16; qui viene espressa l'esperienza di una malattia grave). Si conti­nua con la supplica al Signore (cfr. «Ma tu, Signore, non stare lontano», Sal 22,20) e si termina con la certezza di esaudimento (cfr. «E io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza», Sal 22,30c-31a). Possono essere preghiere di un individuo, il quale tuttavia prega sentendosi membro della comunità di Israele (Sal 5-7; 13; 17; 22; 25; 26; 28; 31; 35; 36; 38; 39; 42; 43; 51; 54-57; 59; 61; 63; 64; 69-71; 86; 88; 102; 109; 120; 130; 140-143), o preghiere fatte dall'intera comunità (Sal 12; 44; 58; 60; 74; 79; 80; 83; 85; 90; 94; 108; 123; 137).

c) Preghiere di fiducia:

 

è un piccolo gruppo di salmi che hanno come tema predominante la fiducia in Dio (Sal 3; 4; 11; 16; 23; 27; 62; 121; 131). Il salmista professa la sua fede in Dio (cfr. «Ho detto a Dio: Sei tu il mio Signore, / senza di te non ho al­cun bene», Sal 16,2). E' un Dio che gli infonde pace e gioia e gli dona sicurezza (cfr. «Di questo gioisce il mio cuore, / esul­ta la mia anima; / anche il mio corpo riposa sicuro», Sal 16,9; oppure: «Io sono tranquillo e sereno / come bimbo svezzato in braccio a sua madre, / come bimbo svezzato è l'anima mia», Sal 131,2). Alla fine il salmista invita i suoi fratelli a imitare la sua esperienza (cfr. «Speri Israele nel Signore, / ora e sempre», Sal 131,3).

d) Preghiere di ringraziamento:

 

dopo essere stato esaudito il salmista sale al tempio per sciogliere i suoi voti alla presenza di parenti e amici. Egli inizia lodando, benedicendo, celebrando il Signore per la sua fedeltà, per la sua bontà e per la sua mi­sericordia (cfr. «Alleluia! Celebrate il Signore perché è buono, / perché eterna è la sua misericordia», Sal 118,1). Narra poi al­la comunità il pericolo corso (cfr. «Tutti i popoli mi hanno cir­condato, / ma nel nome del Signore li ho sconfitti», Sal 118,10); ricorda la sua preghiera nella prova e il mutamento della situa­zione grazie all'aiuto di Dio (cfr. «Nell'angoscia ho gridato al Signore, / mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo», Sal 118,5). Termina con l'invito ai presenti ad unirsi a lui nell'azione di grazia (cfr. «Ordinate il corteo con rami frondosi / fino ai lati dell'altare», Sal 118,27b). Anche le preghiere di ringraziamento possono essere individuali (Sal 9; 10; 30; 32; 34; 40,2-12; 41; 92; 116; 138), o collettive (Sal 66; 67; 118; 124).

e)  I salmi di meditazione

 

Lo scopo principale di questa famiglia di salmi è quello di istruire. Per far questo i salmisti si servono di metodi diversi: lezioni di storia, esortazioni profetiche, monizioni liturgiche, riflessioni sapienziali su problemi di morale.

Lezioni di storia (Sal 78; 105; 106). Gli interventi del Si­gnore nella storia del suo popolo (cfr. Sal 78: piaghe d'Egitto, attraversamento del mare, nube nel deserto, acqua dalla roccia, manna, quaglie, alleanza, dono della terra, tempio, scelta di Da­vide) sono cantati come testimonianza della sua fedeltà e lealtà, della sua pazienza e misericordia.

Esortazioni profetiche (Sal 14; 50; 52; 53; 75; 81). Sono ora­coli, promesse, minacce, che denunciano la perversione e l'em­pietà e richiamano le esigenze dell'alleanza con Dio (cfr. «A­scolta, popolo mio, ti voglio ammonire; / Israele, se tu mi a­scoltassi! / Non ci sia di mezzo a te un dio straniero», Sal 81,9-10; «Se il mio popolo mi ascoltasse, / se Israele camminasse per le mie vie! / Subito piegherei i suoi nemici / e contro i suoi avversari porterei la mia mano», vv. 14-15).

Monizioni liturgiche (Sal 15; 24; 134). Prima di una cerimonia liturgica vengono ricordate le condizioni richieste per entrare nel tempio e per stare alla presenza di Dio (cfr. «Chi salirà il monte del Signore, / chi starà nel luogo santo? / Chi ha mani in­nocenti e cuore puro, / chi non pronuncia menzogna, / chi non giura a danno del suo prossimo», Sal 24,3-4).

Riflessioni sapienziali (Sal 1; 37; 49; 73; 112; 119; 127; 133). Il tema centrale di questo gruppo di salmi è la legge (cfr. «Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi, / non indu­gia nella via dei peccatori / e non siede in compagnia degli stolti; / ma si compiace della legge del Signore, / la sua legge medita giorno e notte», Sal 1,1-2). Per legge si intendono le pa­role di Dio e i suoi interventi nella storia di Israele, che si possono leggere nei primi cinque libri della Bibbia. Essa è fonte di vita per chi la medita con amore (cfr. «Sarà come albero pian­tato lungo corsi d'acqua, / che darà frutto a suo tempo / e le sue foglie non cadranno mai», Sal 1,3). I protagonisti sono il giusto che cammina secondo la legge del Signore (cfr. «Lampada per i miei passi è la tua parola / luce sul mio cammino», Sal 119,105) e l'empio, che la disprezza (cfr. «Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, / perché non custodiscono la tua parola», Sal 119,158). Si proclama la felicità del giusto e la rovina dell'empio (cfr. «Il Signore veglia sul cammino dei giusti, / ma la via degli empi andrà in rovina», Sal 1,6). La storia però spesso mostrava una situazione diversa: l'empio era felice e il giusto andava in rovina (cfr. «Per poco non inciampavano i miei piedi, / per un nulla vacillavano i miei passi, / perché ho invi­diato i prepotenti, / vedendo la prosperità dei malvagi», Sal 73,2-3). Il salmista supera la crisi purificando la propria fede: il denaro, l'intelligenza, il potere non possono nulla di fronte alla morte (cfr. «Come pecore sono avviati agli inferi, / sarà loro pastore la morte», Sal 49,15). Egli invece confida che il Signore lo potrà strappare dalla morte (cfr. «Ma Dio potrà ri­scattarmi, / mi strapperà dalla mano della morte», Sal 49,16).

 

 

2.     LE FORME ESSENZIALI DELLA PREGHIERA DEI SALMI

 

Nel libro dei Salmi la maggior parte dei testi nonostante la loro grande varietà letteraria (vedi sopra) appartiene a due grandi po­li o forme della preghiera: lode e ringraziamento, lamento e sup­plica.

 

A) LA LODE E IL RINGRAZIAMENTO

 

Che cosa è la lode e il ringraziamento? Che cosa significa lo­dare e ringraziare? Riconoscere e affermare, senza amarezza e senza invidia ma con gioia e con piacere: un bene di cui si gode e si è felici, un bene di cui non si è l'origine e il fondamento, un bene partecipato e condiviso con altri; un bene realmente pre­sente in noi, ma ricevuto gratuitamente e generosamente da un Al­tro-Dio, vissuto e goduto con gli altri-uomini.

Perciò la lode è l'espressione propria dell'identità dell'uo­mo, che si riconosce gioiosamente creatura di Dio, che accoglie il proprio essere da Dio come un bene condiviso con tutti gli al­tri uomini e donne, che vive la propria condizione di creatura finita e limitata non come una ferita o umiliazione o degradazio­ne o punizione ma come dono e bene, dignità e onore, come realtà desiderabile e lodevole.

Perciò la vera preghiera di lode è la risposta e il superamen­to delle tentazioni originarie ma sempre presenti in ogni perso­na: essere come Dio, che sa e può tutto, che non muore mai ed è per sempre, essere contro l'altro come giudice o rivale fino al rifiuto o alla aggressione (Adamo contro Eva, Caino contro Abele).

Perciò la lode-ringraziamento non è solo questione di suoni e di parole ma è autentica e vera solo se nasce da e se porta a una sincera e intima accettazione di sè e degli altri, della vita e della storia come dono e grazia di Dio.

 

Nei Salmi generalmente l'invito alla lode è formulato come un imperativo, perché tale azione-parola non è sentita come facolta­tiva e superflua ma come doverosa e necessaria, come vocazione e missione, forma di risposta al dono di Dio, di fedeltà al proprio essere creato, di responsabilità per tutte le creature dell'uni­verso che attraverso la parola personale e cosciente dell'uomo possono realizzare il loro fine, cioè la gloria di Dio creatore.

 

Che cosa implica la lode come vocazione e missione, dovere e responsabilità? E' possibile rispondere a questo imperativo così frequente nei salmi? E' possibile lodare e ringraziare Dio in un mondo così profondamente lacerato da mali e tragedie?

La risposta del popolo di Dio è stata positiva, perché la sua lode non nasceva dalla illusione o dalla evasione in un mondo di sogno o dalla ignoranza del mondo reale, ma essa nasceva da una fede coraggiosa che non negava il male ma rifiutava di lasciarsi soffocare da esso, da una fede paziente che non cessava di cerca­re i semi e i segni della vicinanza e della fedeltà di Dio nel mondo ambiguo e problematico, malvagio e doloroso degli uomini, da una fede confidente che non può rassegnarsi a pensare il mondo abbandonato da Dio e Dio esiliato dal mondo.

Perciò la lode/ringraziamento nei salmi è il frutto prezioso e salutare del coraggio di vivere e di credere, del gusto della fede e della vi­ta.

 

B) LAMENTO E SUPPLICA

 

Le preghiere di lamento e conseguenteme di supplica sono pre­ghiere collettive o individuali e sono davvero molto numerose nella colezione dei Salmi; hanno la loro occasione e origine in situazioni e esperienze minacciose e angosciose, penose e doloro­se: tragedie naturali (siccità, terremoti, epidemie...) o sociali (guerre, invasioni, deportazioni, conflitti sociali...); malat­tia, vecchiaia, calunnia, disprezzo, emarginazione, solitudine, abbandono, carcere, processo, peccato... Tutto questo diventa preghiera.

Questa è la prima cosa significativa: la volontà di vivere ta­li esperienze non senza Dio o contro di Lui ma in relazione a Lui; il popolo di Dio era pienamente cosciente della forza scon­volgente del dolore che può portare alla protesta e alla denuncia di Dio ma ha pure intuito in esso una grande provocazione per vi­vere la fedeltà al primo e fondamentale comandamento di Israele: "Non avrai altro Dio di fronte a Me" e una grande occasione per testimoniare il vero nome del suo Dio: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e fedeltà, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato" (Es 34,6-7); di qui la decisione di vivere il dolore nella relazione, tempestosa e fiduciosa, difficile e paziente, con il suo Dio; nella invocazione certa di essere ascoltata da colui che si è ri­velato Dio misterioso ma pur sempre per l'uomo e con l'uomo.

 

Oltre ad essere sfida alla fede, il dolore diventa momento della domanda e della ricerca del perché. La risposta è diversa: la causa o l'occasione del dolore può essere identificata o nella colpa della persona o della comunità che riconoscono il loro pec­cato, il fallimento della loro libertà, oppure nella disumanità e nella violenza degli altri, o ancora nel segreto di Dio. Diffe­renti cause orientano a diverse strade e forme per superare il male presente o imminente: se la causa è nella colpa personale o comunitaria è necessaria la conversione; se la radice è nella malvagità degli altri è questione di ristabilire la giustizia; se l'origine è il mistero di Dio è possibile solo l'attesa paziente e confidente dei modi e dei tempi in cui Lui di nuovo si rivelerà vicino in segni visibili e in fatti sperimentabili.

 

Nei salmi si vede un modo particolare di raccontare e rappre­sentare il malessere, dolore, infelicità, angoscia; un modo in­sieme drammatico e convenzionale.

Drammatico: la situazione della persona o della comunità che prega è piena di mali di ogni specie, segno e anticipazione della morte.

Convenzionale: la descrizione del male pratico o temuto uti­lizza espressioni e immagini comuni e tradizionali, capaci di di­re il dolore comune a tante persone e tante situazioni, che impe­discono di determinare l'esperienza dolorosa nella sua differenza e singolarità.

Questo modo di raccontare davanti a Dio il proprio male fa ri­flettere: nel dialogo con Dio il supplicante non vuole ignorare la sua situazione di soggetto sempre confrontato con la morte, realtà che non può e non deve essere censurata e esiliata dai pensieri e dalle parole degli uomini.

Nella preghiera la persona o la comunità che soffrono non met­tono tanto in risalto la qualità unica e incomparabile del pro­prio dolore quanto la coscienza di essere solidale con un dolore più grande, esteso quanto l'umanità, duraturo quanto la storia umana.

Perciò i salmi di lamento e supplica sono il luogo e il momen­to della verità decisiva: l'uomo è essere per la morte, solidale con il dolore universale, con il dono e la possibilità di invoca­re e di confidare nel Dio della giustizia e della vita.

 

 

3.     LEGGERE I SALMI IN «LECTIO CONTINUA»

 

Il Libro dei Salmi ne contiene 150 (in realtà sono 147, se si tiene conto di ripetizioni, di divisioni di un salmo in due e, viceversa, del computo di due salmi in uno solo) ed è diviso in 5 libretti o raccolte di salmi (Sal 1-41; Sal 42-72; Sal 73-89; Sal 90-106; Sal 107-150), ognuno dei quali è concluso da una frase di lode (dossologia).

Il Salmo 150 fa da dossologia al quinto libretto e a tutto il Salterio, mentre i Salmi 1-2 fungono da ingresso all’intera collezione. Questo significa che la Tôrāh, con i suoi cinque Libri, è come modello del Libro dei Salmi. Questo fatto letterario suggerisce un principio teologi­co: la preghiera di Israele, in quanto popolo di Dio, è possibile solamente sul fondamento della rivelazione di Dio; la preghiera è la risposta alla rivelazione stessa, accolta nella conoscenza delle grandi opere divine - creazione del mondo e dell’umanità, chiamata e benedizione dei padri, liberazione del popolo oppresso e dono della terra, della libertà e della felicità -, praticata nell’obbedienza ai grandi comandamenti di Dio e nella fedeltà alla sua Alleanza.

In questo modo il Salterio, con i suoi cinque libri, sembra delineare anche i diversi tempi della vita spirituale, con elementi che si ripetono in modo costante, sempre gli stessi dall’inizio alla fine, e con elementi che segnalano invece una progressione.

Il ricostruire questa progressione dipende molto dal modo e dalle domande con cui si interrogano i salmi. La proposta di A. Mello[1], che accoglie in parte anche le suggestioni  di A. Couraqui e di D. Barsotti,  è quella di stabilire una sorta di analogia tra i cinque libretti salmici e il cammino spirituale del credente.

In tal caso:

 

§    il primo libro rappresenta gli inizi dell’itinerario spirituale, con una grande alternanza di stati d’animo;

§    il secondo è la giovinezza della vita dello spirito, piena di grandi speranze e di sogni utopistici;

§    il terzo è il passaggio all’età adulta con l’inevitabile crisi, così bene esemplificata dal Salmo 73, il Salmo di apertura;

§    il quarto è l’uscita dalla crisi tramite la percezione del Regno e con i tre fattori che fanno progredire la vita spirituale: la grazia di Dio, la volontà e il tempo (cfr. Sal 90). Si conclude con la riconciliazione con la propria qualità di peccatori (103), di creature (104) e con il proprio passato (Sal 105);

§    Il quinto, che è dal punto di vista storico-critico anche il più tardivo, è quello della maturità spirituale e «più che continuare i libri precedenti li riassume»[2].

 

 I «salmi delle ascensioni» fanno parte proprio di questo quinto ed ultimo libro del Salterio, che presenta un’architettura particolarmente complessa. La sua ouverture è il Sal 107 in cui, per ben quattro volte, a chiusura di ogni medaglione degli «ex voto», si invita al ringraziamento per la grazia ottenuta: «Ringrazino il Signore per la sua misericordia, per i suoi prodigi a favore degli uomini» (107, 8.15.21.31). Le parole con cui termina sono in qualche modo indicative del clima spirituale di questa raccolta salmica conclusiva: «Chi è saggio osservi queste cose e comprenderà le grazie (hasdê) del Signore» (v. 47). Essa è la raccolta di preghiere dell’uomo che ha raggiunto finalmente la maturità spirituale e ormai sa dire grazie per tutto e nonostante tutto: «perché eterna è la sua grazia (hasdô)» (Sal 136). 

Voltandosi indietro, egli riconosce da quanti pericoli è scampato (Sal 124) e davanti allo spettacolo del male, più che ribellarsi e protestare, chiede di poter perseverare nella fede e nella preghiera anche in mezzo al dilagare della malvagità: «tra le loro malvagità continui la mia preghiera» (Sal 141,5).

Non è certo assente il combattimento spirituale e l’angoscia profonda per il male che assedia ciascuno, ma su tutto prevale una tonalità di fiducia, di sicurezza umile, provata, consapevole della presenza del Signore. Si può dire, con Erich  Fromm[3], che domina qui la modalità ‘statica’ del sentimento (senza accezione valutativa sul piano estetico!), cioè quella che evidenzia un solo e pervasivo stato d’animo, a differenza della modalità ‘dinamica’ che prevale invece nelle prime raccolte, le quali presentano molti Salmi che, con grande facilità, passano al loro interno da un sentimento all’altro, da un’emozione a quella opposta.

Ebbene, i sentimenti che occupano la scena nella quinta raccolta - ed in modo specifico nei salmi delle ascensioni - sono appunto quelli della maturità spirituale dell’uomo che ha trovato la gioia del cuore nella comunione con Dio attraverso la sua parola, la sua Tôrāh  (Sal 119). 

Scrive in proposito A. Mello: «I salmi del primo e del secondo libro, quelli più antichi, sono di sicuro più vivaci, diciamo pure esteticamente più riusciti. In altri termini, non è affatto certo che il canto della nostra maturità sia preferibile a quello della nostra giovinezza, ma è un canto più fermo, più umile e più sereno»[4].

 

 



[1] A. Mello, L’arpa a dieci corde, Edizioni Qiqajon-Comunità di Bose, Magnano (BI), 1998.

[2] D. Barsotti,  Introduzione ai Salmi, Queriniana, Brescia,  1972, p.  254.

[3] E. Fromm, Voi sarete come dèi,  Roma 1970 citato in A. Mello, op. cit, p.47.

[4] A. Mello, op. cit., p. 184. 



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