STRUMENTI
PER L'APPROFONDIMENTO E LA PREGHIERA
VOL.12 - ESAME DI COSCIENZA - LE BEATITUDINI

Le beatitudini

 

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono

a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

7Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi

ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così

infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.»

 

 

Salire sulla montagna

Confessarsi seguendo la traccia del “Discorso della montagna” significa semplicemente voler misurare la propria esistenza su una delle pagine fondamentali del Vangelo. Da sempre, essa è considerata essenziale per la

definizione dell’identità cristiana e può dunque servire perfettamente a verificare la nostra vita spirituale nel momento in cui tentiamo la delicata e importante esperienza della riconciliazione.

Quando inizia il suo racconto, Matteo non sta a precisare il nome del luogo; si limita a dire che il Signore “salì sulla montagna”: evidentemente, del posto gli interessa soltanto il valore teologico. Nella Bibbia, infatti, il monte è sede sacra dell’incontro fra l’uomo e Dio.

La confessione è momento privilegiato di dialogo con Dio: perciò possiamo affrontarla salendo anche noi simbolicamente sul monte, creando silenzio nel nostro cuore e ascoltando ciò che dal monte il Signore vuole dirci. In fondo, il peccato è sempre un modo sbagliato di cercare la felicità, mentre le otto beatitudini pronunciate da Gesù sono proprio altrettante dichiarazioni di autentica felicità. Utilizziamole dunque come prezioso termine di confronto; specchiamo in quell’identikit del cristiano davvero “beato” i nostri volti di uomini e di donne che probabilmente se ne sono allontanati convinti di potere raggiungere a modo loro una loro falsa “beatitudine”, e otterremo un duplice effetto: il nostro esame di coscienza sarà profondo poiché condotto su un passo centrale del Vangelo, e insieme verrà rischiarato dalla luce di una prospettiva di bene. Il Dio di Gesù Cristo, infatti, mentre ascolta i motivi della nostra amarezza già ci indica come essere “beati”, felici, risolti.

 

“Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli”

 

La prima beatitudine, Gesù la riserva a chi, davanti a Dio, ha spirito di povero, sa sentirsi povero, manchevole. É l’atteggiamento dell’umiltà, della semplicità, l’atteggiamento dei piccoli. Esso è raccomandabile nei rapporti col prossimo, nella vita quotidiana, ma diventa condizione addirittura indispensabile in chi si avvicina al sacramento della riconciliazione. Dio ci incontra: non rivolgiamoci a lui sentendoci autosufficienti, forti, astuti, né irrimediabilmente malvagi, inconsolabilmente perduti. Accostiamolo semplicemente consapevoli della nostra fragilità di peccatori. Siamo qui con i soliti peccati, dovremo ammettere le colpe consuete, le omissioni di sempre. Questa è la nostra “povertà di spirito”: nascondercela e nasconderla al Padre non servirebbe a nulla, così come sarebbe inutile farne motivo di eccessivo sconforto. In entrambi i casi, cercheremmo di sostituirci a Dio giudice e pastore; con serena semplicità diciamogli invece quanto siamo limitati, e lasciamolo fare. Secondo quanto dice Gesù, se agiremo così il regno dei cieli sarà nostro, cioè Dio potrà regnare in noi, essere il re del nostro cuore. Ecco allora la prima felicità grande promessa nel discorso della montagna: evitando superbie ed eccessi di fronte al Signore, compiamo un passo decisivo per fargli posto, gli consentiamo di esercitare in noi la pienezza della sua

regalità.

 

·       Prego quotidianamente?

·       Nella mia preghiera e quando mi confesso, mi dispongo di fronte a Dio con cuore umile, senza considerarmi forte e non bisognoso di lui?

·       Evito anche la tentazione opposta, di chiudermi avvertendo in eccesso la gravità del mio peccato?

·       Lascio che Dio sia re della mia vita, orientandola secondo la sua santa legge?

·       Anche nei miei rapporti con gli altri, cerco di essere “povero di spirito”, senza volermi imporre con presunzione, arroganza, superficialità?

 

“Beati gli afflitti

perché saranno consolati”

 

La seconda beatitudine sembra aprirsi con una contraddizione: “beati gli afflitti”! È il paradosso cristiano. Ma basta andare oltre l’apparenza per comprenderne il senso profondo. Gli afflitti sono quanti soffrono per motivi diversi: lutto, dolore, ingiustizia, delusione, peccato; l’afflizione, però, presuppone sempre una partecipazione intensa e autentica alla vita; soffre chi non si sottrae, chi non calcola, chi non fugge davanti alle prove dell’esistenza, dell’amore, della condivisione. Gesù sembra dire: vivete, amate, soffrite, siate pienamente uomini, e insieme confidate nel Padre vostro, perché egli saprà consolarvi, condurre il vostro cammino alla gioia, trasformare le vostre lacrime in esultanza. Ma la condizione necessaria è, appunto, che noi prima accettiamo il rischio di poter cadere nell’afflizione, evitando la tiepidezza di chi si nasconde e rinuncia a veri legami affettivi, a grandi progetti esistenziali, alla costruzione del mondo e del regno.

 

·       Nella mia esistenza, metto in gioco tutto me stesso per il bene?

·       Mi spendo generosamente negli affetti, nella vita familiare, sul posto di lavoro?

·       Partecipo secondo le mie attitudini e potenzialità alla vita pubblica, da cittadino attento che desidera cooperare al bene comune?

·       Evito la freddezza calcolatrice di chi non sfrutta a pieno i propri talenti per paura di soffrire delusioni e incomprensioni?

·       Vado coraggiosamente incontro a ciò che la mia vocazione mi chiede?

·       Ho fede nel fatto che Dio saprà comunque dare un senso agli eventuali dolori che una vera adesione alla vita e alle sorti del mio prossimo potrà causarmi?

 

“Beati i miti,

perché erediteranno la terra”

 

Chi sono i miti? Che cos’è la mitezza? Virtù oggi poco citata, essa nel Vangelo appartiene anzitutto a Gesù, “mite e umile di cuore”; nel cristiano, dovrebbe caratterizzare i rapporti con i fratelli e tradursi in pazienza, in capacità di correggere chi ha sbagliato senza né aggredirlo né tagliare i ponti con lui, in disposizione alla benevolenza e al dominio di sé. Il mite non è vigliacco, non è timoroso; è, semmai, sapiente, perché ha compreso che l’irritata indignazione, l’aggressività e i sentimenti di rivalsa non generano possessi stabili, ma anzi minano la tranquillità del cuore. Mitezza nei rapporti domestici, sul posto di lavoro, nel coltivare pur legittime ambizioni di carriera; mitezza, perché no?, alla guida di auto e moto, nelle assemblee di condominio, nell’uso della parola e del gesto: tutto ciò dovrebbe contraddistinguere il cristiano nella concretezza della vita vissuta, non per farne un rinunciatario, ma un giusto. Gesù, in cambio, promette senza giri di parole che i miti “erediteranno la terra”, cioè avranno un’esistenza piena, sicura, proprio perché non basata sulla forza e sui suoi soprusi. Se non sarà la violenza il vostro metodo, sembra dire, Dio vi farà giungere al pieno dominio sulle cose del mondo.

 

·       C’è nei tuoi atteggiamenti una serena mitezza, ispirata dalla convinzione che non può essere la forza a regolare i rapporti umani?

·       Sei mite nella vita di coppia, cerchi di comprendere le ragioni dell’altro o tenti di importi costantemente?

·       Sul lavoro coltivi una competizione senza esclusione di colpi o sai riconoscere anche le doti, i meriti e i diritti di chi ti sta accanto?

·       Quando guidi rifletti che sei responsabile della vita degli altri e che dalla tua prudenza dipende anche il loro destino?

·       Quando parli, eviti la tentazione della maldicenza, dell’offesa, della volgarità gratuita, utilizzando con mite attenzione l’arma potentissima del linguaggio?

·       Hai fiducia nel fatto che l’imitazione di Gesù “mite e umile di cuore” e non i tuoi tentativi di sopraffazione possono garantirti una serenità piena?

 

“Beati coloro che hanno sete e fame della giustizia,

perché saranno saziati”

 

Avere fame e sete della giustizia: Gesù usa un’immagine fisica, concreta, forte.

La fame e la sete segnalano bisogni primari, che abitano dentro l’uomo e possono giungere a divorarlo. Così dobbiamo desiderare, volere la giustizia: come cerchiamo il pane e l’acqua. E la giustizia tutta, non solo quella legislativa, o legale. Gesù ci invita a lavorare per l’equità sociale, per il vantaggio comune, non c’è dubbio; ma va oltre: il giusto che dobbiamo perseguire è anche il giusto del nostro cuore, è l’opzione per il bene che ogni nostra personale decisione sottende o rifiuta, è l’attuazione della Parola di Dio in ogni nostro rapporto con gli uomini e con le cose.

In cambio, saremo saziati: il Padre non mancherà certo di garantire la realizzazione della giustizia per chi ne avrà avuto fame e sete. Ma nella promessa di Gesù c’è anche altro: quel “saranno saziati” può avere valore assoluto, e indicare la pienezza di vita, raggiungibile preoccupandosi della sola giustizia e senza affannarsi per i bisogni materiali. Poco dopo, Cristo stesso dirà: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”.

 

·       Sei sempre animato da un profondo desiderio di giustizia, anche quando ciò andrebbe a tuo momentaneo svantaggio?

·       Nella vita pubblica, ti schieri a difesa della giustizia contro le tentazioni egoistiche, corporative, ideologiche?

·       Nella tua vita personale, cerchi di essere giusto, rinunciando a vantaggi e piccoli o grandi successi che potresti ottenere derogando al principio del rispetto degli altri e dei loro diritti?

·       Credi davvero che Dio sappia compensare chi è disposto a orientare fino in fondo la propria esistenza alla ricerca e alla realizzazione della giustizia?

·       Le necessità materiali ti preoccupano e ti angustiano fino a condizionare le tue scelte e far sì che talvolta taciti la tua coscienza, o sai mettere avanti a loro la fedeltà a Dio, nella certezza che sarai da lui saziato in ogni aspetto del vivere?

 

“Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia”

 

Per Gesù, non si può essere felici se non si usa misericordia. Questo è un nodo fondamentale della visione cristiana della vita: il cristiano non serba rancore e non cerca vendetta; il cristiano perdona. Quante volte nella vita ci riteniamo in diritto di non rappacificarci con qualcuno! Quante volte, tuttalpiù, rinunciamo a far valere le nostre ragioni, ma serbiamo sentimenti di avversione e rifiuto. Ebbene: il Vangelo ci suggerisce che simili soluzioni possono darci una gioia parziale, non piena, non autentica. Perdonare significa sgombrare il cuore da ogni ombra e rimettere l’altro nelle condizioni migliori, e secondo Gesù, solo questa scelta, di grande libertà e di grande generosità, può garantirci beatitudine. Del resto, che il perdono sia essenziale per i cristiani, appare anche da un altro dettaglio: in Matteo, dopo aver insegnato la preghiera del Padre Nostro, il Signore ne commenta solamente le parole “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Certo non è un caso, né è un caso che lì come qui il perdono di Dio sia commisurato sulla nostra capacità di perdonare i fratelli: troveremo misericordia se saremo stati misericordiosi.

 

·       Nei confronti del prossimo ho un atteggiamento di pazienza e benevolenza?

·       Dopo piccoli o grandi dissapori, so chiedere nella preghiera l’umiltà di cercare l’altro, di favorire il chiarimento, di non sottrarmi al dialogo?

·       Quando mi sforzo di perdonare, lo faccio fino a rimettere l’altro in condizioni di normalità di rapporto con me?

·       Credo che la vera gioia interiore e l’autentica pace spirituale non sono possibili finché si coltiva anche solo un’ombra di rancore contro qualcuno?

·       Quando fatico a perdonare, ho ben presente che io stesso sono debitore presso Dio eppure confido nella sua bontà?

·       Ho piena consapevolezza del fatto che quanto più perdonerò generosamente, tanto più troverò misericordia presso Dio?

 

“Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio”

 

Gesù tocca il problema della purezza, ma lo fa nel suo stile, andando subito all’essenziale. Non gli importa la purezza esteriore, magari ritualistica: gli importa quella del cuore, quella interiore. Da fuori, mille insidie attentano alla nostra purezza: la mentalità, le immagini, i discorsi, la diffusione di un lassismo morale crescente.

Gesù ci insegna dove davvero possiamo salvarci: nel cuore. Solo erigendo lì le nostre difese, solo pregando assiduamente e orientando i nostri pensieri con prudente sapienza, ci manterremo integri e non cadremo nella mediocrità volgare. Perché farlo? Non per banale perfezionismo, ma perché, così, vedremo Dio. Interessante il richiamo evangelico al “vedere”: sottintende che la purezza del cuore è purezza dell’occhio, offre uno sguardo pulito sul mondo e, appunto, consente di elevarsi fino al Padre, in una privilegiata intensità di rapporto con Lui.

·             

·       Avverti come importante nella vita spirituale lo sforzo di mantenere il cuore sgombro da pericolose suggestioni?

·       Fai un uso prudente di stampa, televisione, cinema e computer?

·       Nei rapporti affettivi misuri con sincera intelligenza le tue scelte e i tuoi gesti, facendone reale espressione dei sentimenti che provi e senza lasciare che manchino della necessaria limpidezza o che siano fine a se stessi?

·       Consideri il valore della castità, lasciandoti guidare e giudicare non da una morale personale, ma dalla morale del Vangelo proposta dalla Chiesa?

·       Credi che la tua purezza interiore può mutare il tuo modo di guardare il mondo e di rapportarti a Dio?

 

“Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio”

 

L’espressione “operatori di pace” contiene ancora una volta un forte richiamo alla concretezza. A Gesù non basta che vogliamo la pace, vuole che la attuiamo, che la “facciamo”. E nella nostra quotidianità, l’idea di “pace” andrà tradotta come complessiva “armonia di rapporti”: con Dio, con gli altri uomini, con le cose. Di fronte a Dio, operare la pace sarà pregare, incontrarlo nei sacramenti e seguirne la volontà; di fronte al prossimo, sarà rispettare, comprendere, perdonare; di fronte alle cose sarà non danneggiarle, usarle per il bene e possedendole senza esserne

posseduti, conservando la propria libertà. Il discepolo di Cristo si riconoscerà come figlio di Dio, dunque, non per semplice adesione verbale a una fede, ma per uno stile di vita inconfondibile, per un suo modo nuovo, pacifico, sereno di coltivare la vita spirituale e l’incontro con la realtà effettiva.

 

·       Ti preoccupi di essere in pace con Dio attraverso la preghiera, i sacramenti, l’impegno nella vita spirituale?

·       In famiglia e in tutti i contesti sociali cerchi di essere strumento di pace, rinunciando ad alimentare polemiche, scontri e contrasti?

·       Nell’uso delle cose sei equilibrato, senza far dipendere la qualità della tua esistenza da ciò che possiedi?

·       Sei in pace con l’ambiente, lo rispetti, ti adoperi per lasciare un mondo non più inquinato di come lo hai trovato?

·       Senza ostentazioni, ma con uno stile di vita improntato all’armonia e alla ricerca della pace, rendi concreta testimonianza del tuo essere cristiano?

 

“Beati i perseguitati per causa della giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli”

 

Quest’ultima beatitudine sembra portare a compimento le altre, almeno sotto il profilo dell’assoluta coerenza che richiede al cristiano in vista della felicità. Ancora una volta, essa propone una sorta di paradosso, proclamando beati i perseguitati.

Di fatto, Gesù invita al coraggio, alla radicalità della scelta, alla fedeltà nell’impegno. Tutto ciò, può comportare uno scontro con l’ambiente e la mentalità circostante.

Ma proprio lì troveremo la gioia. Aver deciso di difendere la giustizia, cioè il bene, e andare fino in fondo, anche a prezzo di incomprensioni, esclusioni, calunnie, offese, non ci costerà un’infelicità definitiva, ma momentanea amarezza, perché avremo Dio (e gli altri giusti) dalla nostra parte, al nostro fianco. L’ultima immagine scelta da Gesù ci conforta proprio nel momento in cui - attraverso la confessione – ancora una volta cerchiamo di seguirlo e di ispirare al suo esempio e alla sua parola la nostra vita: una sincera e profonda adesione al cristianesimo, più di qualsiasi altra opzione, farà di noi persone felici, pienamente realizzate, autenticamente umane.

 

 

·       Credi che la tua fede in Cristo possa giungere a farti scontrare con la mentalità corrente e sei disposto ad accettarne le conseguenze?

·       Il tuo essere cristiano ti pone mai in contrasto con il contesto in cui agisci, parli, rendi testimonianza?

·       Quando ti capita di patire isolamento per le tue scelte ispirate al Vangelo, sai trovare conforto nella preghiera e hai la forza di non adeguarti alle pressioni che ricevi?

·       Sei intimamente convinto che nulla potrà darti gioia profonda quanto una vera adesione alla parola del Dio della vita?

·       Sai ogni giorno confermarti nella scelta cristiana, chiedendo aiuto per questo nella preghiera e cercando di renderne concreta testimonianza attraverso il tuo agire?



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